Poi uno dice i blog, e facebook…

“perché hai un blog?”
“che ci fai su facebook?”

e varianti di queste domande ogni tanto mi compaiono davanti agli occhi o alle orecchie, e sinceramente mi hanno anche un po’ stufato, anche perché spesso la fonte poi non è in grado di capire la risposta. Se lo faccio è perché mi fa piacere intrattenere relazioni con le persone che stanno dietro al monitor, e al giorno d’oggi i sistemi più semplici (per me) e diffusi (in generale) sono questi.

Poi capita che quel che scrivi resta tracciato, e che hai la possibilità di entrare in contatto con praticamente chiunque. Ad esempio un musicista che segui potrebbe leggere un tuo vecchio post in cui dici che non trovi i suoi cd da comprare, contattarti su Facebook e farti felice per un po’ 🙂

cd in regalo

Non è il regalo in sé, è come è avvenuta la cosa, la spontaneità della cosa e la constatazione, ancora una volta, che la rete avvicina e non allontana. Quando mai in passato un artista ti avrebbe telefonato per dirti “eh, un amico di un amico mi ha detto che non trovi i nostri cd…” 🙂

New Kahuna

Non è vero, in realtà è New saletta 🙂
Dopo anni di militanza ad Arenzano, ieri abbiamo definitivamente occupato una nuova saletta, insieme a poche persone di fiducia. Tutta un’altra vita, senza l’assillo dell’orario, la distanza, la paura che altri tocchino le cose che lasci lì.

Inoltre l’ambiente è carino, curato e colorato. Il volume no, quello è lo stesso di sempre… 🙂

Goodbye, cruel world

Goodbye, cruel world,
Im leaving you today.
Goodbye, goodbye, goodbye.

Goodbye all you people,
Theres nothing you can say,
To make me change my mind.
Goodbye. 🙁

Una Calatrava nell’occhio

Vi ricordate la questione del ponte di Calatrava? bene, Roberto Scano è andato avanti come una corazzata, e a lui si sono unite parecchie persone, in quella che reputo una giusta guerra tra cittadini che sanno di cosa parlano e pretendono che le cose siano fatte “a modo” e istituzioni arroganti e ignoranti che pretendono solo di avere ragione. In tutto questo internet assume il solito ruolo di voce di tutti incontrollabile e non gestibile a piacere dai soliti quattro gatti.

Lo so che al giorno d’oggi tutto è veloce e vorresti un riassunto o qualcosa di più breve; invece credo che valga la pena leggere tutto.
eccoti il link alla ricerca “calatrava” sul suo blog. i post sono in ordine cronologico, dal più nuovo al più vecchio, e quindi vanno letti a partire dall’ultima pagina (che conosco adesso, ma tra qualche giorno sarà sicuramente diversa, quindi non indico). potete navigare tra le pagine con i comodi link “Succ.” e “Prec.”

Un buon sito per batteristi: learningdrum.com

Durante Stockholm Jazz ho visitato lo stand degli sponsor tecnici e ho avuto forse l’unica conversazione decente in inglese di tutta la vacanza, perché si parlava di due campi di cui conosco i termini: sviluppo di siti web e musica!
Un tizio mi ha fermato e voleva sapere se mi interessava imparare a suonare la batteria via internet, anche se come sapete credo che sia difficile spiegarlo a voce. Però abbiamo conversato ugualmente e mi ha mostrato la sua creatura, www.learningdrum.com, che mi pare un sistema intelligente per apprendere almeno i rudimenti dello strumento.
Realizzato quasi interamente in flash, e reso gratuito grazie agli sponsor (peraltro vi figurano anche grossi nomi come Vic Firth) il sito si propone di spiegare la batteria in modo facile e veloce, partendo dalla notazione e dalle note e arrivando ai paradiddle. Il tutto tramite testi, immagini, spartiti, animazioni e filmati. Ma non solo: il sistema pensato dal nostro amico permette sia di controllare la velocità del player video sia di far apparire e sparire parti dello spartito. In questo modo potete concentrarvi, ad esempio, solo sulla grancassa. E come ulteriore bonus sono presenti anche le “diteggiature”: questa note va suonata con la mano destra, questa invece con la sinistra.
Guardatevi ad esempio la spiegazione passo-passo di come si fa un 7/4. Dopo aver visto quei quattro video non dico che ci riuscirebbe anche un bambino, ma la cosa fa già meno paura che a dirla: “Ora suonaci un sette quarti” TA-DAH! 🙂

A supporto di tutto c’è un forum in cui batteristi di tutto il mondo possono incontrarsi e scambiarsi opinioni, consigli e fare mercatino.
Il programmatore – non mi ricordo se ho parlato con Johan o con Jan – è stato veramente squisito e disponibile e mi ha fatto piacere parlare con lui; si è dimostrato in gamba e molto competente (ad esempio tutte le lezioni hanno il tasto STAMPA, e lui ha fatto il possibile affinché stessero su un foglio singolo. Una chicca da programmatore attento e da batterista che conosce i problemi che comporta il girare un foglio mentre si suona studiando 🙂 ) e mi ha lasciato un sacco di bigliettini da visita per diffondere il verbo ai miei amici. Gli ho detto che avrei fatto un post sul mio blog, che forse è pure meglio, perché secondo me se lo merita davvero.

Dopo ho anche provato una batteria elettronica Roland (credo fosse la TD-9KX). Ammetto che ero scettico e fermo a parecchi anni indietro, invece sono rimasto piacevolmente sorpreso: a parte la figata di avere 40 set di suoni sempre a portata di mano, la dinamica dei colpi è riportata alla perfezione, i rimbalzi sulle pelli sono reali, se accidentalmente di colpisce il bordo di un pad verrà prodotto rumore di bacchetta su ferro; insomma, l’esperienza non è più così scollata dalla realtà come la ricordavo un tempo. Inoltre la centralina è predisposta per il giochino che tutti i batteristi fanno quando studiano: suonare sopra alle canzoni. In più contiene dei ritmi precaricati sui quali è possibile mettere in mute la sezione di percussioni e sbizzarrirsi con la fantasia, cercando ovviamente di andare a tempo. Insomma, se dovessi scegliere una nuova batteria per una sala, o se avessi in casa lo spazio (e i soldi), non è detto che non opterei per una batteria elettronica, cosa impensabile fino a 15 giorni fa 🙂

MA LO VOGLIO!

La lista nozze l’abbiamo fatta in agenzia di viaggio, ma se voleste fare una pazzia potete regalarmi il Musical Rumba Table, è spettacolare. (e ovviamente deve essere un regalo, perché la signora non mi permetterebbe mai di comprarlo e di farle una testa così tutto il giorno 😀 )

[e grazie a Botty per la segnalazione]

Goodbye, and thanks for all the rock

Questa mattina mi sveglia la signora, guardo l’ora proiettata sul soffitto (benedetta Oregon Scientific) e sono esattamente le 7:00. “tanto ora suona la sveglia” dico io e cerco di guadagnare qualche secondo extra di cuscino; “sta già suonando, l’hai lasciata su rockfm ma ormai è muta”.

Ecco, questo è il tipico risveglio di una brutta giornata, peggiore di quando scoprii che avrebbe chiuso. Vedere la radio accesa sugli 87.5 e non udire nemmeno un ronzio mi ha lasciato perplesso e amareggiato. Ciao RockFM, spero di rincontrarti in qualche altra incarnazione, e grazie a tutti coloro che in questi anni hanno reso possibile l’esistenza di un canale rock dentro all’etere pieno di “amore-cuore” che permea l’Italia: Claudia, Garavelli, Gaucho, Fabio Treves, Edo, Roccia, Ariel e tutti quelli di cui ora non ricordo il nome.

No Doubt – Tragic Kingdom

copertina dell'album Tempo fa vi ho parlato di “Live in the U.K.” degli Helloween, definendolo il più bel live di sempre. In questi giorni sto nuovamente consumando il CD Tragic Kingdom dei No Doubt, e direi che è sicuramente uno dei 10 dischi più belli che conosca, uno di quelli da portare con te sulla classica isola (il prestigioso mensile Rolling Stone, nel 2003, l’ha però piazzato solo al 441° posto tra i 500 migliori album della storia). A distanza di 13 anni dalla pubblicazione mantiene intatta la sua straordinaria forza sonora e la bellezza dei suoi mix di generi differenti, principalmente ska, rock e punk.

Chiariamoci subito: se state pensando a “Don’t speak” siete completamente fuori strada, lasciate perdere: la canzone è effettivamente contenuta in quell’album, ma secondo me è una di quelle che vale meno, anche se come spesso accade è quella che ha avuto più successo e che ha avuto il grande pregio di portare i No Doubt sulla ribalta delle scene mondiali. Magistralmente cantato da Gwen Stefani (moglie di Gavin Rossadale dei Bush, e per questo va stimata 🙂 ), una delle voci più sexy del mondo anche senza guardarla in foto, e suonato eccellentemente anche dagli altri componenti, è un album che tutte le volte mi fa esclamare: “se sapessi suonare così la batteria, sarei realizzato”. D’altronde Adrian Young collabora regolarmente con i The Vandals, in cui ci suona un altro drago dei tamburi: Josh Freese. Ci sarà pure un motivo no?

L’album si apre con la bellissima “Spiderwebs” in cui bisogna assolutamente notare lo slap di basso e la trama di chitarra durante il ritornello, senza dimenticare i cori e i magnifici bending e armonici artificiali di chitarra durante la strofa. Da headbanging, come “Excuse Mr.” che la segue: l’anima punk si rivela e la necessità di dimenarsi si fa largo nell’ascoltatore, salvo poi stupirci con un intermezzo circense con trombe e pianoforte. “Just a girl” forse la conoscete, è stato mi pare il secondo singolo: inizio placido in levare di hi-hat e ritornello tiratissimo, pura anima punkrock. Rimarchevole anche l’aggiunta di strati sonori ad ogni ripetizione successiva dei ritornelli e la linea di basso saltellante.
Del quarto brano, “Happy now“, non c’è molto da dire, mentre “Different people” ha un giro di basso molto coinvolgente, e l’hammond e le trombe la rendono una canzone allegra, che ogni tanto ripete quella serie di terzine di semiminima che le danno invece un tocco di gravosa serietà. Sentite anche la distorsione della chitarra intorno al minuto 2:00, prima del preritornello: sembra assolutamente dissonante al resto della canzone, è geniale. “The climb” finalmente rallenta un po’ il ritmo delle canzoni e lascia tirare il fiato all’ascoltatore, con i suoi 6 minuti e 37 di andamento terzinato. Molto carino il coro che incita “Climb… climb… climb” (scalata) sempre più alto. “Sixteen” ci riporta di colpo al rock salvo poi virare verso lo ska durante la strofa, con l’immancabile hammond. Da notare le fantasiose e impercettibili variazioni del pattern di batteria e l’assolo di chitarra sparato che arriva dopo un pezzo di violino. Senza soluzione di continuità parte “sunday morning“, in cui Adrian Young fa un lavoro certosino di cesellatura dei colpi sul rullante e sugli hi-hat (setntite a 1:55 e subito dopo). Tanto per farvi capire vi incollo il video di Martin Periard che la esegue:

di “don’t speak” abbiamo già detto, “you can do it” è una incursione nella disco anni ’70 sin dalle prime battute, i suoni sono inconfondibili e la citazione palese. Sentite gli acuti di Gwen, le congas, lo splendido assolo di sintetizzatore e quello seguente di tromba jazz; “world go ’round” è di nuovo un “pezzo basso” dell’album, con influenze ska e ritmo blando, anche se i riff di basso meritano attenzione. la penultima canzone, “end it on this” spiana la strada al gran finale, ed è un pezzo molto tirato, con intermezzi circensi, analogamente a Excuse me Mr.
Il gran finale è la title-track “tragic kingdom“. Per capire l’inizio della canzone bisogna fare una pausa e spiegare cosa significa: Tragic kingdom è un gioco di parole su Magic Kingdom, che è il nome con cui di solito ci si riferisce ai vari Disneyland sparsi per il mondo. Uno di essi si trova ad Anahaeim, in California, città dalla quale la band proviene (e come ulteriore curiosità Anaheim si trova nella cosiddetta contea delle arance, una zona in cui vengono prodotti molti di questi frutti, e la copertina dell’album scimmiotta le etichette delle cassette di arance). I suoni che si sentono all’inizio sono registrati direttamente lì o sono comunque volti a ricordare il parco giochi e la spensieratezza di quei luoghi: appena la canzone inizia, però, si avverte un’aria grave dettata dal riff imponente di chitarra e dalla secchezza dei colpi di batteria. Anche il ritmo scandito contribuisce ad acuire questa sensazione di contrapposizione con il parco giochi. Le parole “disillusion” e la prima strofa “Once was a magical place Over time it was lost” dovrebbero rendere chiaro l’argomento della canzone a prescindere dalla musica. Grande l’inizio dell’assolo di chitarra in tapping e il finale ostinato accelerato. La sensazione di gravità della canzone perde forza man mano che il finale accelera, ritornando per un attimo alla giocosità del parco, per poi degenerare di nuovo prima della fine: la sensazione è esattamente quella del carillon rotto, o del clown cattivo, e mi piace immaginare il finale come l’esplosione di Disneyland (anche se è veramente da gustare la citazione del tema di guerre stellari con la tromba pochi secondi prima del termine della canzone).

Insomma, se siete arrivati a leggere fino qua avete capito cosa voglio dire: Compratevi questo CD e non ve ne pentirete!

Purtroppo Deezer non contiene tutto l’album, ma per farvi un’idea i pezzi che sono presenti vanno più che bene 🙂

free music

A la mierda

Torno in ufficio dopo due giorni di ferie, e già non è il massimo della vita, ho 120 mail da leggere e più di 1000 post e si preannuncia una giornata intensa, apro twitter e per prima cosa becco Fullo che annuncia che ROCKFM CHIUDE!

Macchecaz! 🙁

(cmq si il corso è andato benone, sono contento…)

soundtrack: A la mierda – Ska-P