Difficile spiegarlo a voce 2: la batteria

L’altro giorno, mentre guardavo un video del mio nuovo idolo di youtube, mi hanno chiesto: “ma come fai a dire che questo è migliore dell’altro”?

Beh, è difficile. La bravura di un batterista è frutto di una marea di piccoli dettagli, molti dei quali a loro volta devono essere in sintonia col proprio gusto personale, e quindi trarne una sintesi è riduttivo.
Sicuramente una delle prime cose che sento in un batterista è il “tocco”. Essendo uno strumento a percussione il modo in cui viene colpito, il materiale con cui viene colpito e l’angolazione sono fattori che influenzano il suono che ne deriva. Una bacchetta di carbonio produce un suono diverso da una di legno, e una punta di legno uno diverso da una di nylon. Fin qui è semplice. Poi viene il batterista: quel che viene definito “tocco” nell’ambiente, è la maniera di colpire la pelle, l’intensità che si dà ai colpi, se suonando il rullante si colpisce o no il bordo di metallo, se i piatti hanno un bel suono quando vengono percossi (se due persone colpiscono lo stesso piatto non è affatto detto che esca fuori lo stesso suono!)

La pelle di ogni pezzo della batteria poi va accordato tramite dei tiranti. A seconda di come ogni batterista è abituato o preferisce lo farà in modo diverso, ma è assolutamente indiscutibile che possono venire fuori suoni molto belli o molto brutti, rimbalzi facili o rimbalzi difficili. La naturalezza con cui un batterista esegue un pezzo è poi indice di bravura: normalmente una persona è sciolta perché è sicura di sè, ed è tesa se invece è insicura o pensa che tentennerà in qualche punto; il braccio rigido invece è sempre un pessimo indice.

Altra cosa importante è – naturalmente – lo stare dentro alle battute: un batterista deve sì tenere il tempo, ma i colpi devono essere dati in momenti ben precisi. L’orecchio umano è in grado di percepire una differenza di qualche frazione di secondo tra dove un colpo dovrebbe essere e dove invece è. Magari non lo fa a livello conscio, ma il cervello lo traduce in un senso di fastidio, ma comunque ne è in grado. Il batterista meno bravo tende ad ammassare o a espandere troppo questi colpi, io ne sono un esempio lampante: tendo ad ammassare.

Prendendo come esempio una cover dei Rage Against the Machine ho preso due video per cercare di farvi capire questa parte del discorso: nel primo video Martin Périard la esegue in scioltezza, rilassato, con colpi sempre uguali. Dà accenti diversi usando insieme tipologie di piatti diverse anche se potrebbe limitarsi a dare due colpi allo stesso piatto, il suono dei piatti non sovrasta il resto degli elementi (frutto sicuramente di una buona registrazione, ma anche di un ottimo tocco).

nel secondo video l’utente MetalGrand la esegue in modo più “accartocciato”: i suoni sono peggiori, il braccio come vi dicevo è teso, alcuni colpi risultano leggermente ammassati.

Il risultato è che alla domanda su quale dei due sia più bravo, la risposta è sicuramente: “il primo”.

Poi c’è il discorso sul gusto, ma non si può fare su una cover. Il gusto è quel che un batterista fa quando ha libertà di scegliere cosa fare; può essere un intermezzo prima di un ritornello ma anche la scelta del ritmo da tenere per tutta la canzone. Questa forse è la parte più difficile di tutte da spiegare. Riducendo il suonare la batteria ad una mera questione matematica, eliminando quindi per un attimo tutto il discorso precedente sul tocco, possiamo dire che eseguire un pezzo è una combinazione ordinata di elementi finiti. La combinazione è data dagli elementi possibili della batteria (cassa, piatti, rullante, tom) e dagli “slot” con cui riempire una battuta (per convenzione una battuta non si suddivide mai in più di 64 parti (sessantaquattresimi)) e ovviamente il numero massimo di elementi che possono essere colpiti insieme è 4: due mani e due piedi 🙂

Semplificando, io posso scegliere di fare un banale 4/4 TUM-PA-TUM-PA e tu di fare un 4/4 diverso TUM-TUM-PA-TUM-TUM-PA. stanno entrambi in qualsiasi canzone di 4/4, ma ci stanno in maniera diversa, e ovviamente dipende dalla canzone. Anche gli assoli di batteria sottostanno a questa regola: sebbene l’obiettivo di una assolo sia dimostrare quanto si è bravi, generalmente non apprezzo chi ostenta solo tecnica e velocità. Preferisco qualcuno che faccia sentire VARIAZIONI – anche pesanti – di uno stesso pattern, lo considero più creativo. Jeff Porcaro dei Toto era uno che aveva gusto da vendere (e un tocco della madonna): non credo abbia mai fatto un assolo durante un concerto, ma è considerato uno dei migliori batteristi mai vissuti, perché faceva sempre quel che doveva essere fatto nel momento in cui andava fatto: era UTILE all’economia delle canzoni del suo gruppo.
Questo non significa che qualcun altro non possa essere bravo come Jeff, significa però che difficilmente potrebbe inventare un riff migliore dei suoi nelle sue canzoni.

L’ultimo punto che guardo quando considero un batterista è l’integrazione col suo gruppo e il groove.

È entrato nel gergo comune il modo di dire “ha un bel groove”, intendendo una musica o un musicista in grado di creare una potente empatia con l’ascoltatore tramite il solo linguaggio ritmico. Una espressione gergale assimilabile in uso negli ambienti musicali può essere “ha un bel tiro”.

Se la sezione ritmica (ma meglio ancora tutto il gruppo) ha una buona sinergia, ti fa vibrare dentro mentre ascolti, non produce una sensazione sgradevole nella tua testa a prescindere dalla musica fatta, allora c’è groove, e parte del merito va sicuramente al batterista 🙂

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13 Comments

  1. Pingback: University Update - YouTube - Difficile spiegarlo a voce 2: la batteria

  2. ho avuto un fidanzato batterista.
    era un mostro, suonava da dio (certe volte in piedi con due casse, era un metallaro ma era un grande anche per il funky) e si “fabbricava” gli octoban e i rototom.
    per un periodo della mia vita frasi apparentemente astruse come «tum-cha, tum-tum-cha» sono state pane quotidiano. come pure parole tipo crash, ride, charleston.
    avevo perfino imparato a tendere la pelle del rullante in maniera ottimale 🙂
    era fantastico vederlo suonare, sembrava che ballasse.

    da allora, quando vado a un concerto, ho orecchie (e occhi) soprattutto per il drummer: se funziona lui, tutto il resto è ok.
    e per un’impedita come me, vedere in azione uno che ha il cervello diviso in quattro è sempre una roba stupefacente.

    ah, dimenticavo, anche una delle mie migliori amiche è una batterista 🙂

  3. imod

    il tuo batterista preferito?

  4. alga: per qualsiasi post della serie “difficile spiegarlo a voce” tu hai avuto un fidanzato che calza. Il prossimo post verterà sui pornoattori, e vediamo 😀

    imod: di sempre è Jeff Porcaro. Se invece ci limitiamo ai viventi, Manu Katché

  5. Ahhh, la batteria :sbav
    Decisamente meglio il primo batterista: sciolto, controllato, agile, per niente eccessivo e con un gran bel tocco, soprattutto sui piatti.
    Il secondo è decisamente più “casalingo”: pessimo tocco sui piatti e un po’ troppo “sborone” nell’esecuzione.
    Ora però serve che il mittico Tambu faccia una registrazione tipo quelle di Martin Périard ovviamente con l’aggravante dell’uso di posate e pentole MondialCasa, in contemporanea posta sul blog e intando dà indicazioni all’orchestra da 300 elementi…ovviamente indicazioni per ogni singolo esecutore.
    Sono sicuro che ce la puoi fare… 😀

  6. si, stavo realmente pensando di buttarmi in questo mondo delle drum cover. Non che abbia qualcosa da insegnare, chiaro, ma da poco abbiamo un piccolo registratore in sala, e riascoltarmi mi aiuta molto, figuriamoci rivedermi.
    Poi posso sempre fare “we will rock you”, anche se potrei sbagliare anche quella 🙂

  7. Voglio vederti in qualche cover dei 30 seconds to Mars 😀
    o dei 30 seconds to Bounty, che preferisco 😛

    okok…mi suicido da solo, dopo questa pessima battuta 🙁

  8. Pingback: 30 seconds to Tambu · Quel permaloso di Martin Periard (aka VersatileStudio2008)

  9. Pingback: Roaming CtRiX » Un safari qualunque - cronache di un concerto

  10. germ

    E’ bellissimo: io amo la batteria, ma per qualcuno che conosco è purtroppo 1 strumento infime, e nn ne capisco il perchè…!

    Tambu, ma tu suoni in 1 gruppo?

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