Del perché non ho più fiducia in quasi nessuno

Essenzialmente perché sempre meno persone sono in grado di far andare le cose come dovrebbero. Sto ovviamente parlando di persone con cui ho a che fare a vario titolo dalle quali dipendono pezzetti più o meno importanti della mia vita. Pezzetti che molti non definirebbero sufficienti a farmi avere il muso lungo, ma che io invece sommo e scopro avere percentuali rilevanti di attenzione.

C’è il classico operatore dell’ENEL, che non crede a quanto gli dici al telefono e ti costringe ad andare a verificare se hai le traveggole. C’è il suo classico collega, al quale ripeti tutto e risponde “non è possibile”, poi apre un ticket di assistenza assicurandoti che richiameranno nel giro di una settimana, quindici giorni fa. E tu sai che ti arriverà una bolletta stratosferica perché il contatore elettronico letto da remoto non viene letto da remoto da sei mesi…

C’è la signorina dei domini, che alla prima telefonata è “tutto a posto, domani risolviamo tutto”, e dopo venti giorni non è a posto una ceppa, e nel mentre lei si fa gli affari suoi perché tanto è un cliente perso. Fino ad arrivare a mandarmi per posta elettronica i documenti di una persona terza (che non so, magari è pure illegale) “così puoi pensarci tu”.

C’è il messo comunale che ti lascia l’avviso di un atto, che tra le altre cose recita “e ne informerò il destinatario anche a mezzo raccomandata”. Così tu deleghi qualcuno per ritirare una cacchio di multa. E poi c’è il postino bastardo che ti lascia l’avviso di raccomandata anche mentre sei in casa, e visto che non si può sapere che non sia qualcos’altro sprechi un’ora per ritirare una raccomandata che ti dice che il messo ha cercato di portarti un atto che hai già ritirato e anche pagato.

C’è il Nexus One, che da una settimana spompa la batteria in due ore e necessita di assistenza; la signorina HTC al telefono cordialissima e “sul pezzo” (ho dato il massimo dei voti al sondaggio post-telefonata. IO! ), che mi spiega per filo e per segno cosa fare – telefono nudo, busta imbottita, copia della ricevuta di acquisto, foglio con su scritto il problema e portarlo al centro raccolta per la spedizione a questo indirizzo in Inghilterra. C’è poi il centro di raccolta, che “figuriamoci se lo mandiamo in Inghilterra, semmai a Milano”, “ma veramente la signorina ha detto… l’indirizzo, lo conoscete?” “MILANO!” (manco lo pagassero loro il corriere!), che “tenga pure la busta” e “che problema ha? via questo foglio, riscrivo io – con parole sue e sintetizzando, ndr – sulla scheda guasto.

Ora lo capite perché sono un irascibile incazzoso? se lascio correre, non cambierà mai niente, però se mi arrabbio e prendo le persone a male parole sono un maleducato. Che dovrei fare, a parte girare con un lanciafiamme?

procedure

AmicodiTambu1: “buona questa torta, ma l’hai fatta col Bimby?”
AmicadiTambu2: “oh si, visto che roba?”
AdT1: “poi mi dai la ricetta, così la passo a mia mamma”
Tambu: “la PROCEDURA! col Bimby si dice la procedura”
AdT2: “ah, quindi anche tua mamma l’ha comprato”
adT1: “e si, siete compagne di cucina 🙂 ”
Tambu “compagne di sequenza pressione tasti, si dice sequenza…” 😀

Ho la sindrome di Stoccolma

La sindrome di Stoccolma è un fenomeno psicologico in cui si ritrovano alcuni ostaggi di eventi criminosi, che iniziano a parteggiare per i cattivi. Deriva da una rapina alla Kreditbanken di Stoccolma, avvenuta tra il 23 e il 28 agosto 1973.

Nel mio caso è più simile al mal d’Africa (anzi, a quello che leggo essere il mal d’Africa, dato che sono stato solo un giorno nel continente in tutta la mia vita, e comunque era sempre Mediterraneo), e corrisponde alla mia voglia di tornare subito nella Venezia del Nord. Anche se questa vacanza è durata poco, ed è stata accorciata ancora di più da un giorno e mezzo di febbre della Caterina, sono riuscito a gustare ancora un po’ della sensazione che avevo già provato durante il viaggio di nozze in Scandinavia.
Ho un amico che prendo sempre in giro perché è stato cinque volte a Londra 🙂 Prometto pubblicamente che se cercherà di farmi capire perché lo fa, cioè se ha la sindrome di Londra, passerò dalla sua parte, perché ho intenzione di tornare ancora nella città scandinava.

E’ un posto che mi risulta piacevole, familiare, facile. Non si capisce una mazza di quel che dicono – nella loro lingua, invece nell’inglese perfetto che tutti parlano si capisce meglio che in Inghilterra – ma non importa: tutto è spiegato, sempre, tutto è indicato, tutto scorre senza intoppi. Marzo forse non è la stagione giusta per visitare Stoccolma: i ghiacci si stanno sciogliendo, molte cose sono ancora chiuse, quasi nulla si fa all’aperto. D’estate è completamente diversa. Ma questo mi ha fatto venire voglia di vederla nel pieno dell’inverno, quando il termometro fa -15 e la gente pattina sul fiume. Sono rimasto affascinato e impressionato dallo spessore delle lastre di ghiaccio che galleggiavano in porto!

Ora potrei stare delle ore a raccontarvi le solite cose, che tutto funziona, i servizi, e bla bla bla, ma non lo farò, tanto le sapete già (o potete rileggervi il post linkato là sopra).
Faccio solo una considerazione sul “grande piano”. Ieri qualcuno si è lamentato dei rincari del Leonardo Express, il treno che collega l’aeroporto di Roma con la stazione Centrale, che passa da 11 a 14 euro proprio prima dell’esodo pasquale. Allora ho fatto due ricerche e ho trovato che:

  • arlanda-stoccolma: 42 km in 20 minuti, 24 euro
  • fiumicino-roma: 28 km in “soli 31 minuti” 14 euro
  • malpensa-milano: 48 km in 29 minuti, 11 euro

ecco, vince Milano. Mi sta bene. PECCATO che nemmeno un mio amico espertissimo di cose di aeroplani, aeroporti, trasporti civili sapesse che esiste una cosa che si chiama Malpensa Express. Perché? perché nessuno te lo dice. L’Arlanda Express invece te lo pubblicizzano già sull’aereo, prima che tu arrivi. Entri in Aeroporto e ci sono dei cartelli così grandi che non puoi non vederli. FANNO DI TUTTO per mandarti a prendere il treno. Il Leonardo Express non ha manco un sito tutto suo, vive in una pagina del sito di Trenitalia. A Stoccolma (lassù, in generale) c’è un piano, un grande piano integrato in cui tutti parlano con tutti, i vertici emanano direttive e i sottoposti le fanno rispettare, in modo che le cose funzionino a modo. Qualcuno pensa, progetta, idea, qualcun altro fa. E’ piuttosto facile, no? qui chi è che pensa, se non riusciamo nemmeno ad avere un sito unico che presenti l’Italia agli stranieri?

[comunque mi ero riproposto di visitare Norrmalmstorg, la piazza dove c’era la banca della famosa rapina della sindrome, ma non ce l’ho fatta. Mi tocca tornarci 😀 ]

Quale è il core business delle Poste?

Facile, fino a qualche tempo fa era: lettere, pacchi, telegrammi, vaglia e bollettini.
Poi si son messi in testa di fare la banca, il BancoPosta, i mutui, i prestiti, vendere cancelleria e pure i motorini, fare gli amiconi. E lì è iniziato il declino.

Se entrate alla posta centrale di Genova, che non è propriamente piccola, noterete 16 sportelli, 4(+1) per lettere e pacchi, 11 per le “robe monetarie” . Quando vi va bene ce ne sono dieci aperti in tutto, ma quasi mai più di tre per spedire cose. Se le Poste vogliono fare la banca, che si accomodino, c’è posto per tutti; ma lascino il business delle lettere a qualcun altro, qualcuno che ne ha voglia.
Il mondo del terziario in cui viviamo non è – ancora, ma chissà se mai lo sarà – fatto solo di servizi immateriali. Se ti vendo un software col mio sito, me lo paghi con la carta di credito e ti do il link per scaricarlo va bene, fanculo le Poste. Ma se Ebay vive di intermediazione tra offerta e domanda, è perché poi questi BENI FISICI devono spostarsi. Se il mondo del lavoro è fatto di raccomandate, se bisogna spedire biglietti del treno originali per farseli rimborsare, fino a quando il teletrasporto non mi recapiterà l’olio greco direttamente in cucina, qualcuno che si prenda cura delle nostre merci mentre viaggiano ci deve essere. Può essere una banca?

lo spirito del natale defunto

bisognerebbe aggiornare la novella di Dickens 🙂
Quest’anno ho passato il periodo pre-natalizio a impazzire dietro a una consegna in ufficio, imprecando come non mai con tutto e tutti (e ho i miei motivi), passando molte pause pranzo a fare commissioni e in cerca di regali, spesso mangiando un panino, e finendo in bellezza comprando l’ultimo regalo (di ripiego) la viglia – un classico – e mangiando un orrendo panino-frankestein creato dal commesso unendo due ordinazioni distinte, uscendo sempre tardi dall’ufficio e vedendo il pupazzetto molto poco.

Spero che a voi vada meglio, che ‘sto progetto vada online e che possa dedicarmi ad una cosa che è ancora in forse ma che mi darà parecchia soddisfazione, ovviamente fuori dall’ameno luogo 🙂

Buone feste!

Allucinante prima assemblea di condominio

Non fai in tempo a finire di disfare gli scatoloni che è gia tempo di “ASSEMBLEA STRAORDINARIA”, una cosa che ai più mette ansia già a partire dal nome. Nella casa vecchia ne ho fatte poche, ma essendo solo sei condomini erano fatte in una atmosfera tutto sommato rilassata: caffé, caramelle, a turno a casa di ognuno.

Ieri invece sono stato catapultato in una riunione che non riesco a definire scegliendo tra le parole “grottesco”, “surreale”, “incredibile” e “allucinante”. Ero stato preparato da alcuni nuovi vicini, ma non avevo idea del livello assurdo della conversazione; e ovviamente sono cosciente che ogni gruppo ha le sue pecore nere e che la rissosità delle assemblee è proporzionale al numero di intervenuti, ma a tutto c’è un limite…

Alla fine, tra l’altro, non s’è fatto nulla perché per un capriccio qualcuno ha fatto invalidare tutto, dopo quattro ore di liti per cercare di mediare almeno qualche punto. Ok, ci sono dei lavori da fare? mi sta bene che si abbiano dei dubbi su come va ripartita la spesa (c’è il codice civile e il regolamento di condominio), non mi sta bene che se le prospettive non ti aggradano tu minacci di far saltare il banco, o se i lavori scelti non ti piacciono tu dici che non farai entrare gli operai (anzi, mi sta bene perché tanto poi te la vedi col giudice, mi da sui nervi che dietro a cose così tu blocchi tutta l’assemblea). Ok, vuoi contestare il verbale dell’ultima assemblea? c’è un metodo sicuro e univoco, impugnarlo tramite avvocato. Se invece blateri a vanvera di rettifiche con la calcolatrice in mano, peraltro mentre tutti ti dicono che si ricordano che tu hai votato “c” e non “d” come dici, e mentre la carta (scripta manent!) conferma il tuo “c”, e blocchi di nuovo tutto ti stai facendo un nemico.

Le assemblee sono piccole italie, non c’è niente da fare: si può bocciare il preventivo della ditta X per un tot di piastrellatura, far fare un capitolato per una superficie minore e arrivare all’apertura delle buste coi preventivi decidendo di scrivere che siccome il signor taldeitali contesta si potrà far fare un lavoro aggiuntivo, tornando di fatto all’inizio della questione?

Comunque niente, ho idea che le assemblee di condominio potranno essere un buon sfogo per la mia aggressività 😀

Sempre più facile fare il pediatra

(e mi riferisco a questo vecchio post)

La nuova frontiera è quella di minimizzare pressoché tutto, o di rispondere per iperboli.

“Dottore, a fine mese traslochiamo, si può fare qualcosa per ridurre il trauma alla bambina?”
“Eh, non traslochi!”

“Che dice, per la piscina è presto?”
“se alla bambina piace…”
“L’asilo ogni tanto?”
“se si diverte…”

[ora invento eh] “La porto a fare un po’ di roccia” – “va bene, così prende un po’ d’aria buona”
“pensavo di lanciarmi col paracadute insieme alla bimba” – “basta che non soffra di vertigini”
“andiamo tutti in Australia in vacanza, 20 ore di aereo non saranno troppe a dieci mesi?” – “forse si, ma vuol mettere col vantaggio di imparare un po’ l’inglese?”
[insomma, avete capito 🙂 ]

Tra l’altro visto che la prossima visita sarebbe oltre il trasloco, mia moglie si è congedata così:
“beh, allora questa è l’ultima volta che ci vediamo e…”
“buonasera”. SLAM!

🙂

La spiegazione di Flash Forward

Io non ho ancora visto la nuova serie che fa impazzire tutti i miei amici, Flash Forward, ma fregandomene degli spoiler ho letto questo fantastico post di Giovanni (da cui il titolo del post, che si rifà a un mio vecchio articolo).

Tanto quanto Cloverfield, e Lost, Flash Forward è legato al web, e anzi pare fare un ulteriore passo avanti permettendo l’interazione diretta tra i telespettatori. In questo caso la TV è solo il veicolo iniziale dell’intera experience, che si completa sul web. E’ un ulteriore indizio della direzione presa da questo tipo di intrattenimento.

Win for life potrebbe fare per me

win for life è il nome un po’ altisonante di un nuovo gioco a concorso di Sisal e dei Monopoli di Stato. Lo chiamano “for life” ma in realtà è per vent’anni: si vince una rendita mensile di quattromila euro, appunto per venti anni. Se fosse una vincita secca sarebbero 960mila euro, e abituati come siamo ai numeroni del superenalotto fa quasi ridere; e invece sono un po’ di soldi, per un bel po’ di tempo.

Mi sembra una soluzione sensata per un po’ di motivi: il primo è che la cifra è sufficiente a vivere bene, ma non consente colpi di testa clamorosi; magari la villa, o la villa e la macchina, ma difficile anche il giro del mondo per un anno e sette case in sardegna. Magari puoi licenziarti, ma fra venti anni sei sicuro di aver amministrato bene le risorse e di non aver bisogno di lavorare?
Il secondo motivo è che non si avrebbe il nugolo di persone che “me lo darai un milione di euro ALMENO, no?” 🙂
Il terzo è che la tua progenie non crescerebbe nella consapevolezza che potrà anche non lavorare mai, perché ci sono i miGGLIoni da parte.

Tra i lati negativi vedo che se il vincitore muore la pensioncina non viene ereditata da nessuno, il che però è un punto di vista a favore dello Stato, che quindi incassa i soldi non erogati.
Insomma, mi sembra molto più sensato del superenalotto, lo vedo più di buon occhio. Non che mi farebbe schifo avere 147 milioni di euro, sia chiaro, ma considerando le probabilità di vincita e quanto detto sopra, sono più propenso a provare il win for life che il super…