perché consiglio un viaggio in Scandinavia

Questo post è oscenamente lungo, ve lo dico subito, per cui vi ho preparato anche la versione-lampo. Sarò tacciato di esterofilia, ma mi sta bene: d’altronde che male c’è a desiderare soltanto che le cose funzionino? sarà un po’ resoconto, un po’ consigli e un po’ valutazioni.

Versione-lampo: tutti prima o poi dovrebbero andare in Scandinavia, come viaggio illuminante e perché la natura è bellissima. Se non ci sei mai stato, dovresti andarci. Se era nella lista delle tue prossime mete, dovresti farla salire nelle prime 2 posizioni. Se non hai mai pensato di andarci, ti consiglio caldamente di leggere la versione completa di questo post 🙂

Versione completa: La Scandinavia è un posto strano, c’è poco da fare: la natura selvaggia la rende splendida e rigogliosa, i panorami sono molto vari e gli abitanti hanno un sacco di risorse naturali cui attingere. In Norvegia ho visto imponenti masse d’acqua muoversi, e molte centrali idroelettriche lungo i percorsi dei fiumi, discrete ma efficienti. All’uscita del porto di Copenaghen c’è una fila di pale eoliche in mezzo al mare, e girano pressoché sempre. I boschi producono legna da ardere in quantità, i mari sono pescosi, i fiumi e i laghi anche. La sola Svezia ha più di 60 mila laghi. Tuttavia non è sempre stato rose e fiori, ci siamo letti un po’ di storia mentre viaggiavamo. Diciamo che, almeno per la Norvegia, le cose hanno iniziato a migliorare velocemente dopo la scoperta di falde petrolifere nel Mare del Nord, negli anni ’60. Eppure la Norvegia non esporta grandi quote di oro nero, e paradossalmente non lo usano nemmeno internamente: la benzina costa più che da noi. Buffo, no? Semplicemente, quando hanno bisogno di soldi per costruire una nuova strada, vendono un po’ di petrolio e se la pagano; per il resto preferiscono usare fonti alternative. Questo è esplicativo del modus vivendi che i cittadini scandinavi hanno, improntato all’educazione, alla cordialità, al relax e al rispetto per l’uomo e la natura. In Svezia la quota di riciclaggio del vetro è superiore al 90%, e un nuovo quartiere che stanno costruendo a Stoccolma avrà impianti a biogas invece di metano, tubi per la raccolta dei rifiuti differenziati in ogni condominio e pannelli solari. Tanto per non farsi mancare nulla 🙂

La Norvegia ha molto in comune con gli Stati Uniti, o almeno con gli Stati Uniti che vedo nei film e nelle foto su internet: a tratti mi sembrava di stare in Montana, altre volte in una qualsiasi cittadina su una qualsiasi autostrada americana. Le case in legno bianche a due piani, con gli scalini sull’ingresso e il tetto spiovente nero, le chiese con il cimitero intorno e il prato (a proposito, amo i cimiteri fatti così), l’asfalto grigio chiaro con le righe gialle, sono tutti panorami che sono sicuro avete già visto anche voi. Oltre un milione di norvegesi emigrò in America durante gli anni di crisi economica, così come – mi pare – 900 mila svedesi. Le similitudini non finiscono qui però. Ogni norvegese che si rispetti ha davanti a casa un pennone con issata la bandiera nazionale, e praticamente tutti i bambini hanno un tappeto elastico. Ci sono tantissime macchine d’epoca americane, ma anche bolidi moderni (Cadillac, Mustang e compagnia bella). Persino il piatto nazionale norvegese è la pizza american style, quella spessa e farcita da far paura di cui vi ho accennato quando ho detto di Peppe’s Pizza. Se consideriamo che qui tutti parlano un inglese impeccabile, con un po’ di immaginazione potete fare due viaggi al prezzo di uno (considerando quel che costa la Norvegia, potrebbe essere un vantaggio non da poco 😀 )

I prezzi e il rapporto col denaro: Copenaghen è una città abbastanza cara, ma non quanto si crede. Diciamo che costa tanto, ma in media ti da tanto. Stoccolma è una città particolare, non so se faccia testo per tutta la Svezia, ma forse complice il ritorno verso una dimensione umana, non ci è sembrata eccessivamente dispendiosa. La Norvegia invece è completamente inavvicinabile, folle. Il consiglio che vi do, e che ho mutuato direttamente dalla guida, è di cercare di risparmiare evitando assolutamente di fare le conversioni in euro, perché demoralizzanti. Per dire, durante una sosta ad un chioschetto per prendere dell’acqua, ho visto una famigliola di quattro persone pranzare ad hamburger, hot dog et similia spendendo 660 corone (al cambio odierno 81,486 euro)! Scandalosamente alto per noi, evidentemente normale per loro, visto che il signore non ha fatto una piega. Gli stipendi sono almeno il doppio dei nostri, e se state pensando che “pagano un fottìo di tasse”, preciserò che dopo aver pagato questo fottìo di tasse, quel che resta è superiore a quel che guadagniamo noi. E poi le pagherei anche io le loro tasse, se in cambio mi dessero servizi e assistenza come da loro.

E vediamoli, questi servizi: innanzitutto i trasporti, perfetti, efficienti, puntuali, puliti. Cose che nemmeno la Nasa. Dei 7 voli che abbiamo preso, solo due hanno avuto problemi. Prima di decollare a Malpensa e subito dopo essere atterrati… a Malpensa. I voli SAS (compagnia aerea compartecipata da Danimarca, Norvegia e Svezia, alla faccia del “Alitalia deve restare italiana!”) sono reputati i più puntuali del mondo secondo non mi ricordo quale ricerca, ed è vero. A Trondheim ero sicuro di coglierli in fallo: a 35 minuti dalla partenza davanti al Gate non c’era ancora nessun aereo, ed ero sicuro che saremmo partiti in ritardo. Invece a -30 atterra un aereo, i passeggeri scendono, viene pulito a tempo di record, veniamo imbarcati tutti e il velivolo si stacca dal gate con soli 12 minuti di ritardo, comodamente recuperati in volo. All’aeroporto di Arlanda, 50 chilometri da Stoccolma, non devi fare più di 300 metri tra il gate e l’ascensore per l’Arlanda Express. Capito? scendi dall’aereo, fai 300 metri, prendi un ascensore e sei su un binario, sali su un treno impeccabile, aria condizionata, silenzioso, con informazioni in tempo reale su velocità e temperatura esterna, e in 20 minuti sei a Stoccolma centrale. Non ho mai preso il Malpensa Express, quindi non farò paragoni: se non erro anche lui parte dal binario sotto all’aeroporto, il problema è: è segnalato? è distante? ci sono cartelli di carta che danno informazioni temporanee? la biglietteria è messa in un posto sensato?
Vogliamo parlare dei treni? La tratta Oslo-Bergen (450 chilometri, paragoniamola a Genova-Roma, se non altro per dimensione e importanza delle città) ha un binario solo! per noi è un problema insormontabile e fonte di ritardi immensi avere il binario unico da Imperia a Finale Ligure. Come diamine faranno questi diavolo di norvegesi? ma è facile! ogni treno è perfettamente in orario, e gli scambi avvengono con due treni in stazione. geniale no? (e se si guasta? evidentemente non si guastano spesso, ma scommetto che approntano un servizio di navette in quattro e quattr’otto). Comunque sia, ogni volta che il treno si ferma il conduttore apre il microfono e comunica il perché della sosta, quanto è previsto stare fermi e se il treno è o sarà in ritardo. Coccolati all’inverosimile 🙂
Faccio anche una breve nota sugli autobus, che come detto passano dalla fermata al minuto dichiarato dal cartaceo sempre presente. Aria condizionata, quasi sempre posti a sedere, segnalazione delle prossime fermate su schermo (che se ti affidi alla pronuncia potresti rimanere fregato). A Stoccolma (una città con la stessa popolazione di Genova, e ripartita su quattordici isole) ci sono 7 linee di metro, più svariati treni locali e battelli. Anche nella metro più profonda il cellulare prende perfettamente, e non perché giocavo in casa con un SonyEricsson, sia chiaro 😛
Passiamo al turismo: si vede lontano un miglio che c’è un piano turistico dietro ogni cosa, e che le cose non sono lasciate in mano ai singoli. C’è una regia, che armonizza le cose e decide per tutti, e il vantaggio per il turista è chiaro: poca confusione! Per dire, se qualcuno decide che la cartina ufficiale della Metro di Stoccolma è una, sarà quella per tutti, in qualsiasi depliànt a qualsiasi latitudine. Nessuno si sogna di pubblicarne un’altra. Ogni città ha il suo sito di informazioni turistiche, dalle quali potete scaricare gli stessi volantini che poi reperite in città, e i negozi fanno a gara per darti informazioni utili sugli eventi o sulla città. Avete mai visto un negozio a Genova darvi una cartina di genova o un volantino con gli eventi del mese (ammesso che qualcuno lo stampi)?
Andiamo al sodo, il sociale: il tasso di disoccupazione è al 4%, e mediamente puoi trovare il lavoro che vuoi decidendolo a priori. Certo, è una nazione che si fa i cazzi suoi, niente immigrati, pochi rapporti con gli altri, ma non so dire se sia un bene o un male. Probabilmente a questi livelli è un male, come da noi è un male l’esatto contrario. Lo stato ti concede un prestito di grande entità per i tuoi studi, ma puoi usarlo per quel che ti pare (magari comprarti una casa): se sei bravo a scuola e lo dimostri, te ne abbuona la metà. Se vai a vivere almeno 5 anni al Nord (oltre il circolo polare artico), ti regala l’altra metà. Se fai un figlio in Svezia, entrambi i genitori hanno diritto di stare a casa, pagati, quindici mesi. Cure mediche, oculistiche e odontoiatriche gratuite fino alla maggiore età. Evidente che siano letteralmente invasi di bambini!

I bambini: la prima cosa di cui vi accorgerete della Scandinavia sono i bambini. Ve ne accorgerete già sull’aereo in Italia, perché ce ne sarà sicuramente almeno uno. E probabilmente piangerà per tutto il viaggio 🙂
Non si scappa, qua si fanno due bambini a famiglia. E la popolazione è costante e con una età media bassa. I genitori sono tutti giovani, almeno quelli che ho visto (e non sono pochi). Si capisce: appena finisci di studiare trovi un lavoro, vai via di casa giovane, ti fai una famiglia e dei figli, i quali appena finita la scuola andranno a lavorare, and so on…
Tutto lì è a misura di bambino, dappertutto ci sono aree di “parcheggio” dei bimbi, fasciatoi, stanze coi giocattoli. Vai al centro commerciale e puoi cambiare tuo figlio senza impazzire a trovare un luogo adatto. C’è l’area di parcheggio dei passeggini in piscina. In aereo gli danno una merendina e dei pastelli per colorare. Al ristorante – tutti i ristoranti – ci sono i seggioloni appositi e quasi sempre un menu baby. E poi negozi di giocattoli e tutine dappertutto, come ampiamente sperimentato 🙂
Molti dei lavori con cui abbiamo avuto a che fare erano svolti da giovani: biglietteria dei traghetti, guide turistiche, eccetera. Non so dire se fossero giovani studenti che arrotondavano in estate o giovani che lavoravano e basta: in entrambi i casi mi sembra un segno importante: primo perché significa che le opportunità ci sono, secondo perché significa che le sfruttano. Esistono ancora giovani italiani che fanno lavoretti in estate? io non ne ho notizia.
Come già detto tutti parlano inglese alla perfezione. Il cinema in Danimarca non è doppiato, ma sottotitolato. A parte i canali nazionali, il resto son canali inglesi ancora una volta sottotitolati. Mentre ero in un pub e aspettavo il mio turno per ordinare una Spendrups, una tipa mi ha urlato qualcosa in svedese. Gli ho detto “in english, please” e lei mi ha ripetuto la frase in inglese perfetto, senza pensarci nemmeno un secondo e con una pronuncia invidiabile.

Andare in Scandinavia è facile: innanzitutto bisogna liberarsi dai pregiudizi e dalle diffidenze. Per una persona abituata a pensare che tutti vogliano fregarti, a stare sul chi vive per tentare di prevenire chi vuole fregarti o a limitare i danni quando ha a che fare con gli altri, stare in un posto così all’inizio è spaesante. Quando poi capisci che nessuno ha intenzione di fare il furbo, perché non ne hanno bisogno, inizia a essere divertente. Mi è capitato più volte di notare l’estrema gentilezza delle persone con cui ho avuto a che fare: onesti, premurosi e soprattutto genuini; non erano gentili “per contratto”, erano felici di essere lì per fare il loro mestiere e darti una mano se possibile. Ho capito il vero senso della parola “conversione” che si usa in web analytics. Cercano di tramutare un cliente occasionale in un cliente abituale. Pensateci, a parole è così anche qui, ma molto più spesso la sensazione è quella del cliente da mungere all’osso e sperare che si levi dai piedi il prima possibile (poi io ho a che fare con genovesi e torte di riso, magari non faccio testo…). Se hai un dubbio su come funzioni qualcosa, su dove possa essere un interruttore o se ci sia una rampa per fare meno strada coi bagagli tra il parcheggio e l’ingresso dell’aeroporto, mettiti nei panni del progettista, pensa a come l’avresti fatto tu e stai certo che sarà così. Trova la via più facile e percorrila, qualcuno l’ha progettata esattamente così. Pensa facile, vivi facile.

Qualche appunto: le guide riportano sempre la frase “le prese elettriche sono conformi a quelle italiane”, e in linea di massima hanno ragione: loro usano le prese tedesche (altrimenti dette Schucko) SENZA il foro centrale della messa a terra. Controllate i vostri caricabatteria prima di partite, o vi ritroverete come me a vagare per Oslo in cerca di un cavo per alimentare il portatile. In generale per i norvegesi non esiste tutto quel che non hanno mai visto. Non esiste l’amuchina, non esistono le prese con la messa a terra, eccetera…
Usano moltissimo la carta di credito – anche per pagare una bibita, visto coi miei occhi – e cenano molto presto, alle 17.30 – 18. Se non siete in una grande città tenetelo bene a mente, pena il salto della cena. E non pensiate “vabeh. vado in un negozio e mi cucino qualcosa” perché anche i negozi chiudono presto.

La cura dei dettagli: Posto che quando tutto funziona come un orologio hai ovviamente più tempo per concentrarti sui dettagli, gli scandinavi non lesinano di certo. Vi ho già detto del cellulare che prende in metropolitana, un dettaglio che ci è servito in una occasione per toglierci da una rogna. Ci sono in giro molti disabili sulla carrozzella, e si è portati a credere che vi siano più disabili che da noi. Invece temo che i nostri non escano per via delle barriere architettoniche. Potete star certi che un disabile arriverà nell’ultimo negozio all’ultimo piano di un qualsiasi centro commerciale di Tromso, cascasse il mondo. All’aeroporto quando perquisiscono qualcuno indossano i guanti usa e getta, e se è una donna chiedono se desidera che l’operazione sia svolta a sua volta da una donna. Ai concerti ti vendono per una cifra irrisoria i tappi per le orecchie, o le cuffie per i bambini, per non dover rinunciare alternativamente alla musica o alla salute dell’udito. Lungo tutte le strade che abbiamo percorso in Norvegia, c’erano aree di sosta ogni 10 o 20 chilometri, ognuna con almeno un pannello informativo della regione circostante, spesso anche con tavoli e panchine, qualche volta con altri servizi o con il bagno. Ovviamente pulitissimo e ovviamente funzionante. Capite, il paragone non regge: in Italia paghi l’autostrada (in teoria per ottenere un servizio: raggiungere la meta più velocemente), ti fermi all’autogrill e nonostante ci sia l’addetto alla pulizia i cessi fanno vomitare. In Norvegia in una qualsiasi strada statale senza pedaggio ci sono bagni gratuiti, splendenti e profumati. C’è un omino che alla mattina li apre, e alla sera li pulisce e li chiude. Per la cronaca e la massima onestà dirò che in un caso abbiamo trovato il bagno chiuso, ma se avete presente quante volte deve fermarsi una donna incinta capirete che ne abbiamo visti davvero parecchi 🙂

Uno sguardo al futuro: Indubbiamente l’uomo tecnologico che va in Scandinavia fa un salto avanti di un bel po’, rispetto all’Italia; internet è onnipresente e pervasivo (alcune volte a pagamento, certo, ma in un modo o nell’altro una gabola si trova: ad esempio la rete wifi degli alberghi è a pagamento, ma se sei un cliente no. Oppure se sei cliente di uno dei partner di chi gestisce la banda), e i vantaggi ve li ho già descritti. Non ho visto lettori di ebook, ma in compenso – magari a Tombolini interessa – va alla grande l’audiolibro: te lo vendono in libreria sotto forma di scatoletta con la copertina del libro e le cuffiette, e te lo ascolti. Oppure, molto più interessante, c’è un totem con vari attacchi e uno schermo: ci attacchi la tua memoria di massa, o il tuo ipod, metti la carta di credito e ti scarichi il tuo libro parlante. Poco futuristico? ok! Al museo di Arte moderna di Stoccolma proiettavano un filmato, ho visto chiaramente il logo Creative Commons sotto ai titoli di testa (però non c’erano i loghi di attribuzione), ed era ambientato nel 2050. Di cosa parlava? esattamente non lo so, ma a senso trattava della società digitale. E, indovina un po’, a un certo punto parlava di P2P e Social Network. In un museo! (pronto, Alberto? Fede? Donato? 🙂 )

la faccio finita, dai: fatevi un favore, fate un viaggio nella civiltà e nella perfezione. Il ritorno a casa potrebbe essere traumatico, come per me (che ad esempio ieri ho mandato affanculo una operatrice TIM che cercava di convincermi che la mia SIM non è intestata a me, che qualcuno me l’ha sottratta, è andato in un centro TIM e se l’è intestata e poi l’ha rimessa a posto), ma ne vale la pena. Se possibile fate in modo di guidare un po’, è un ottimo modo per trovare angoli incontaminati e stare soli con la natura. Anzi, se andate in camper (o lo affittate là, ma in questo caso non potete stiparlo di pasta 🙂 ) fate l’enplein. Visitate una grande città e poi girate un po’ il resto. Non abbiate timore, è tutto talmente semplice che ce la farebbe anche la media O. 🙂

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41 Comments

  1. [ah-ehm civilta’ e perfezione che fanno male, visto che hanno seri e gravi problemi di alcolismo, molto peggiori dei nostri, almeno in Norvegia. no, perche’ non e’ che non mi trovi d’accordo con tutto il resto intendiamoci: ma e’ che a vederci solo paradiso vuol dire avere una visione non completa.
    inoltre se fanno bambini e’ perche’, per esempio, gli asili nido ci sono e sono gratuti e in generale tutto ruota intorno al fatto che le mamme lavorano, e’ normale, ed e’ normale che lo stato le aiuti quando sono mamme.]

  2. Confermo più o meno tutto.
    Sono stato in Norvegia qualche anno fa. Un mio collega si è trasferito a vivere lì neanche un mese fa.

  3. Barbara

    L’ho letto tutto ma del resto mi ero già innamorata di questi paesi leggendo il vostro diario spero sarà proprio una delle prossime tappe insieme all’Islanda , devo dire mi ispira anch’essa parecchio

  4. Zawa

    io ero già convinta prima…ora mi resta da convincere lui…ad ogni modo. Bellissimo quadro della situazione

  5. La prossima estate andro’ in Scandinavia. La prossima estate, quando qui ci saranno 45 gradi ed un’afa insopportabile. La prossima estate quando forse, avro’ finito di leggere questo post!
    😛

    Di nuovo grazie per avercela raccontata, sono convinto al 100% che meriti la tua e nostra ammirazione.
    😉

  6. Quando parlo di politica e cerco di spiegare che il mio mito politico è Olof Palme, cioè il massimo interprete del cosiddetto socialismo scandinavo, mi accorgo che mi capisce solo chì è stato in Scandinavia.
    E capisce che parlo di un modello di civiltà, non di politica in senso stretto. Anche perché con quél grado di civiltà lì è irrilevante perfino la distinzione tra destra e sinistra: il benessere, i servizi, il rispetto, ecc sono garantiti e i valori sono domínio soggettivo.

    Riguardo alla Svezia, non è vero che c’è poca immigrazione: semplicemente è governata ed è affiancata a politiche reali di integrazione. Credo che il film “Jalla jalla” racconti bene l’immigrazione in quelle terre. E ogni volta che lo vedo mi sorprendo per il fatto che sia possibile gestire in modo proficuo per tutti i flussi migratori.

    Ma non illudiamoci: siamo un paese latino e socialmente siamo – mi duole dirlo – una razza inferiore. 🙁

  7. Marco, grazie di aver usato una quota significativa del tuo tempo per scrivere questi post sui luoghi visti. Ne vale veramente la pena ed io li ho letti tutti dall’inizio alla fine.

    Non faccio commenti, perché oltre a ciò che hai scritto tu, non so altro, quindi mi parrebbe prematuro. Però sicuramente è triste vedere la forte differenza in contesti sociali, tecnici, ecc. che a volte mi pare esagerata.

    Ovviamente di molte cose che non vanno in Italia, la colpa è principalmente di noi Italiani, che in fondo siamo più abituati a pensare a noi stessi (come singoli individui ed al più come famiglia) che non alla collettività.
    Va anche detto che ci sono delle radici storiche, perché in fondo fino a pochi decenni fa (è da poco trascorso un secolo) eravamo molti stati, tutti divisi ed il primo problema per tutti era cosa mangiare domani.

    Triste è che molte famiglie, ancora oggi, ai figli insegnano come viaggiare sulla metropolitana senza pagare il biglietto, come navigare senza pagare la connessione, come cavarsela, in sostanza, ai danni degli altri. Lo Stato viene visto come un oppressore (come se fossero altri a mandare i Capi a governare) ed in generale ognuno preferisce dire che tutto va male e non si può far nulla, per avere la scusa di non far nulla e parlar male.

    Allora, ok alla Mittel-Europa ed ai modelli sociali dei paesi scandinavi, ma rendiamoci conto che non cambierà nulla dalle nostre parti sinché noi stessi non faremo qualcosa. Se oggi votiamo, non è perché qualcuno ci ha regalato dall’alto la possibilità di farlo, ma perché alcuni altri sono morti ammazzati ed impiccati lottando.

    In sostanza, se vogliamo avere, dobbiamo lottare per avere. Non sarà gratis.

  8. suzuki: in effetti in svezia il 10% della popolazione sono immigrati. E’ in Norvegia che praticamente non ne vogliono sapere.

    fra: hai indubbiamente ragione. però io penso che noi siamo anche dentro a una spirale vorticosa iniziata non si sa quando: qualcuno ha deciso che viveva male, ha iniziato a “fregare”, le cose sono andate peggio e così via. Come dicevo, là le cose hanno iniziato a migliorare da un cinquantennio, e poiché i benefici sono per tutti, tutti hanno rispetto.
    Quanto alle mazzate, tra di loro (principalmente Norvegia e Svezia) hanno messo di darsele nel 1904 🙂

  9. Che bello questo excursus, davvero. Io sono d’accordo un po’ con tutti, nel senso che:

    – Serena ha parzialmente ragione; noi italiani, quando andiamo all’estero, tendiamo a vedere sempre tutto come abissalmente diverso e completamente funzionante rispetto al nostro paesunculo. Nel 99% dei casi è verissimo, nel senso che le differenze si notano eccome e non vediamo l’ora di andare a notarle. Poi però bisogna fare i dovuti raffronti con i modelli welfare, con il livello culturale della popolazione, con il modello sociale proposto e con la mentalità diffusa tra i vari paesi. Come avete spiegato, qui il pensiero è “cavarsela”, “freagare il prossimo che poi tanto fregherà anche te” (prima o poi…), ecc…

    – Tambu, dei paesi nordici avevo sentito dire da qualche amico, ma ora arrivi tu e mi dai la superconferma: fantastico. Mi ha colpito molto la politica di supporto ai giovani, per studiare o farsi una casa, ma soprattutto quella alle coppie per fare figli. Mi verrebbe da dire fantastico, in realtà è una cosa logicissima in moltissimi paesi. Spesso mi chiedo come sia possibile che in un modo o nell’altro, con le cifre astronomiche che tiriamo fuori, anche in Italia alla fine si riesca a vivere da soli ed a fare famiglia. Certo, dopo i 30 anni e con l’aiuto di mammà e papà.

    – Fradefra ha ragione, sono d’accordo in toto.

    Fa male riscontrare sempre maggiormente che al di fuori dell’Italia c’è un mondo da vivere e una vita che per ognuno può essere più libera o perlomeno piacevole, più facile.
    Ci vuole solo il coraggio di abbandonare il barcone che affonda…

  10. In un modo o nell’altro quando si va all’estero ci si accorge di come sia facile vivere in un modo più civile del nostro, con meno preconcetti e con più apertura al cambiamento e alle novità (togliere le barriere architettoniche, lasciare i passeggini in piscina, ecc. ecc.) Persino io che mi sono trasferito in Polonia ogni tanto mi sorprendo per cose che sono banali ma che in Italia ci sogniamo (autobus in orario, metro aperta di notte, supermercati aperti di domenica), facendosi due conti, trasferirsi all’estero è meno difficile di quello che si crede.

    Un mio collega spagnolo si è appena trasferito in Svezia, la ragazza ha cominciato il dottorato lì, mi ha detto che se si mastica un po’ di svedese i centri per l’impiego ti trovano loro un lavoro o quasi, purtroppo però non ha trovato scuole di lingue dove lavorare, a loro basta l’inglese che imparano a scuola. Alla fin fine però a differenza che in Polonia, noi mediterranei lì siamo degli immigrati di serie B, ma credo che ci voglia poco ad abituarsi, scoccia un po’ la storia della notte perenne d’inverno :\

  11. Oh quasi mi ha commosso questo post. Mi ha fatto tornare indietro al 2006 quando ero a Copenhagen in Erasmus e sono stata anche a Stoccolma ed Oslo (era caro pure il Mc Donald’s. No comment!).
    Viva la Scandinavia. Altro che Spagna. Tsk! 🙂
    Per la questione immigrazione, di sicuro la Danimarca ha una quota annuale fissa: per questo motivo ci sono stati numerosi casi di coppie miste (danese-straniero) che hanno dovuto andare ad abitare in Svezia. Anche la rivista Internazionale aveva scritto una articolo a riguardo mesi fa.
    La Norvegia è un paese a sè davvero. Autosufficienti e che nessuno gli venga a rompere le scatole con Comunità Europea annessi et connessi.

  12. Io son stato diverse volte in Norvegia, Finlandia, Svezia; sono Italiano ma per mia scelta mi sono trasferito a vivere in Svizzera; vi assicuro che quando entro in Italia la differenza si nota…

  13. Emanuele

    Confermo tutto, e non e’ bello farlo dopo 20 minuti che sono sceso da un treno di Trenitalia.

  14. Arrivati a questo punto, dopo aver seguito tutte le tappe e questo bel post conclusivo, non posso che unirmi ai ringraziamenti per aver avuto la costanza di scrivere ogni cosa.

    Credo che la differenza principale tra l’Italia ed i paesi scandinavi sia la cultura di chi ci abita. Quando dici che lì nessuno ha intenzione di fregarti, e anzi si impegnano a farti sentire a tuo agio, mi viene da ridere ad immaginare le stesse scene in Italia.

  15. E si che la voglia è venuta anche a me, vorrei poter osservare anche io le differenze che hai notato e della quale molti scrivono, raccontano. E’ che noi Italiani dovremmo fare una tabella all’incontrario, secondo me più interessante: scrivere le cose che lì non funzionano e vedere come sono qui.

    Pensavo: ma tutta quest’aria condizionata lì nel nord Europa, serve a…riscaldare, immagino. 🙂

  16. Concordo con l’articolo la scandinavia è veramente meravigliosa e ci sono tornato più di una volta.
    Visitarla fa veramente capire come dovrebbero funzionare le cose anche da noi!!

  17. Giovanni

    Condivido tutto, ma c’è bisogno di fare un paio di considerazioni.
    Se prendi la svezia, la norvegia e la finlandia, tutte insieme hanno una popolazione di circa 20 milioni di persone contro gli oltre 60 milioni dell’italia, tutto questo con una densità di popolazione ridicola. Questo significa che per ogni scandinavo, c’è o ci sono molte risorse disponibili. Parlo a livello strettamente territoriale. La ricchezza prodotta dalla natura in quella parte d’europa rapportata alla popolazione, rende tutto più semplice. Non so se sono riuscito a spiegarmi.
    In questo senso vuol dire che ad ogni cittadino è destinata maggiore ricchezza e quindi i servizi funzionano eccetera, eccetera…
    Per quanto riguarda l’immigrazione devo dirti che in Svezia (non conosco la situazione degli altri paesi citati), l’immigrazione c’è e si vede. Basta fare un salto a stoccolma nei vari mercatini dell’usato o della frutta per rendersene conto, ma sicuramente la situazione è molto più regolamentata.
    Detto questo mi trovi daccordo su tutto il resto. Sono posti che amo profondamente soprattutto per la bellezza paesaggistica.

  18. a monte c’è un problema fondamentale: le risorse della natura bisogna AVERLE e SFRUTTARLE. loro fanno entrambe le cose, e il tuo discorso regge, noi perché non mettiamo impianti solari a manetta al Sud, o impianti eolici, tanto per dire due cose di cui l’Italia è piena (Sole e vento)?

    Per il resto, 60 milioni di persone lavorano il triplo di 20 milioni, quindi dovrebbero produrre il triplo di ricchezza. E’ che non si sa a che punto della filiera si perda, questa ricchezza…

  19. anche io sono stata. e per molte aspetti mi hai letto nel pensiero, in particolare sul senso di cura che hanno per ogni cosa. un amico che ha vissuto per un anno lì, mi diceva che esiste persino un termine che esprime il senso danese per l’attenzione costante, la volontà che tutto sia a posto e bello, e semplice allo stesso tempo. ogni volta che acquistavo qualcosa (poco a dire il vero) pure di scarsissimo valore le commesse gentili me lo infocchettavano tutto, anche se dicevo esplicitamente che era per me: “vale pena di farlo bello ugualmente, no? così quando lo scarti sei contenta come se te lo avessero regalato” mi sorridevano in perfetto inglese. Non so se l’ hai notato in Danimarca, appesa fuori da ogni locale di ristorazione (dal caffè al 7 eleven), una dichiarazione di conformità (o meno) a determinate regole di igiene, qualità, accuratezza. Era rappresentata da una faccina: se era sorridente, il locale aveva tutti i requisiti richiesti se, triste invece significava che alcuni aspetti non andavano bene. E anche chi aveva un cattivo risultato la teneva esposta con la data dell’ultima ispezione. Devo ammettere che erano assolutamente obiettive, queste valutazioni, c’era da fidarsi. Una manna! anche io mi sono chiesta, allora, perchè tanto alcolismo (nei parchi dopo le 5 era pieno di ragazzi che facevano pic nic a suon di birra e vino)..forse proprio perchè tra tanta perfezione, quando ti senti imperfetto o credi di non reggere il passo, la pressione diventa troppo forte. Ho visto molti punk, come non credevo ce ne fossero più, se non in Alexander Platz a Berlino (e anche li fu una sorpresa) e mi sa che sei fuori, lì lo sei proprio tanto, completamente escluso da questa società di biondissimi e perfetti….chissà…

  20. come si sorride in inglese? 😀

    non ho notato le faccine, peccato. Per l’alcolismo non so, ma non è che noi non ce l’abbiamo; non è l’ambiente che ti rende alcolista, anche se ammetto che può avere un ruolo (ma non primario).

  21. misskonline

    ciao! da quello che mi risulta gli stipendi in norvegia, al netto delle tasse, risultano quasi il triplo di quelli italiani (ho fatto presto, ho un amico che fa lo stesso lavoro di mio marito e hanno iniziato praticamente nello stesso periodo). per questo un norvegese della mia età ha già in media una villa a 2-3 piani, 4 figli e 1 barca (il posto barca è annesso all’abitazione e la barca in molti posti è una necessità e non un lusso). le macchine costano una fortuna così come la benzina, del resto là i servizi sono puntuali al minuto per cui inibiscono l’uso di mezzi propri giocando sui prezzi. Quando il mio amico è venuto a trovarmi gli ho trovato un B&B vicino a Cso Firenze (dalla funicolare)… alle 20:30 lo stavo portando da maniman e s’è lamentato del traffico di cso Firenze (1 macchina ogni 2-3 minuti?) alle 23:00. Il suo ultimo figlio, che al tempo aveva 3 mesi non aveva mai (MAI!) pianto la notte e lì piangeva almeno 10 minuti a notte (mi era un po’ scappato da ridere).
    Per la mia esperienza (4 giorni vicino a Oslo e per lavoro, quindi senza possibilità di vedere molto) è un posto a misura d’uomo (anche a livello lavorativo… le persone che conosco ogni 3 settimane di lavoro ne hanno 1 di ferie, se fanno una settimana di trasferta hanno una settimana di recupero, d’estate riescono a fare 4-5 settimane di ferie tutte di fila!!!) però mi peserebbe viverci… e ci ho pensato seriamente perché ne è capitata l’occasione. Ma sono troppo inquadrati, a tratti robotici… a me è capitato di chiedere il perché di alcune scelte delicate… e la risposta è stata “qui il sistema vuole così”…
    Comunque a settembre si parte per la Svezia, vedremo com’è! (PS: che diavolo di costi hanno gli alberghi?!?!? ero partita tutta felice per aver comprato i biglietti aerei a 0 euro e poi m’è preso un infarto).

  22. Daniele

    Ciao
    sono stato circa 2 mesi in Norvegia, a Trondheim, circa 2 anni fa, ed ho girato la regione spostandomi a sud fino a bergen e poi sconfindando in svezia, a stoccolma.
    Confermo la bellezza e la ricchezza a livello umano, sociale, naturale, di queste terre. Le considero come il paese più interessante che ho mai visitato.
    I norvegesi (azz…i prezzi….devastanti) sono anche piuttosto simpatici, seppur silenziosi, un po’ orsi. Ho frequentato l’ambiente universitario e potete immaginare l’efficenza delle istituzioni (pubbliche) universitarie: ambiente modernissimo, laboratori sempre aperti, palestre di massimo livello, qualità dell’istruzione, lezioni -ovviamente – in lingua inglese. sfido a trovare qui un prof disposto a fare lezione in inglese per un corso frequentato da erasmus…
    Peraltro gli studenti norvegesi non pagano l’università, bensì vengono pagati.
    Un’importante precisazione su questo altissimo livello di servizi sociali: negli anni 70 è stato trovato petrolio e gas nel mare del nord, ebbene, nel 2004 la Norvegia ha esportato una media di 2,9 milioni di barili al giorno, diventando così il terzo più grande esportatore di greggio del mondo, dopo Arabia Saudita e Russia.
    Nel 2005 il valore delle vendite dovute all’esportazione di greggio e gas naturale è stato di circa 433 miliardi di NOK, approssimativamente il 52% dell’esportazione totale della Norvegia, mentre la percentuale del PIL relativa all’industria del petrolio è stata nel 2005 di circa il 25%.
    Indubbiamente la ricchezza delle risorse gli offre delle possibilità che per noi rimangono solo 1 sogno..
    bravi si, quindi, ma anche fortunati 🙂

  23. me l’avevano raccontata diversamente, quella del petrolio. Ma allora perché la benzina costa più che da noi?

  24. ylenia

    Che voglia!!E’ da tanto che la Scandinavia è tra le mie mete ( assieme all’Islanda). Si mi sento abbastanza nordica e le tue parole mi hanno fatto un pò viaggiare, credo proprio che ci andrò, non proprio ora visto che ho partorito da poco (anche io sono a quota due come la media scandinava, comunque ora sono in Francia e qui la media è tre!). Grazie per i consigli li terrò a mente.
    Io mi vorrei tanto muovere in bici…si vedrà

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  26. Daniele

    Non so esattamente la ragione per un costo della vita così alto. In linea generale, i paesi con un’economia molto forte hanno comunque un costo della vita piuttosto alto che viene comunque assorbito bene dagli alti livelli di remunerazione a tutti i livelli. Nel senso che in norvegia in effetti ho conosciuto ragazzi che lavoravano al mercato del pesce come tuttofare e prendevano più di quanto un buon esperto di web marketing qui in italia, visto che siamo in argomento.
    Quanto alla benzina, di fatto non costa molto rapportandolo appunto al costo della vita in generale. Ad ogni modo potrebbe anche essere un modo per limitare i consumi e gli spostamenti in auto, che è cosa buona e giusta…

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  29. andrea

    mi viene la lacrimuccia.. troopo bello e ci son stato un mese fa ad oslo e avevo notato la maggioranza di queste cose…carissima si ma per noi, xke siam ancora pagati coi salari dell’era pre-euro.
    cmq veramente super siamo a terzo mondo nell’ambito del sociale e dell’educazione a livello personale… ho decisamente trovato il mio habitat ( cortesia onesta e cose che funzionano..chiedo troppo??) bellisimo il tuo post!

  30. Chiara

    Sto giusto vivendo la fase traumatica del rimpatrio di cui parlavi, dopo sei mesi di Norvegia non è assolutamente facile riambientarsi qua…nella terra dell’inefficienza, dell’ingiustizia e della criminalità! Perchè mai sarò tornata mi chiedo! La Norvegia è una nazione che ha davvero tanto da offrire, specialmente ora che il resto d’Europa è attaccato da questa maledetta crisi. Ho avuto la fortuna di averla girata parecchio ed ho visto luoghi inimmaginabili. Il potere della Natura là è veramente estremo. Ti arriva dentro, dritto al cuore, esplosione emozionale! Condivido vivamente il tuo consiglio…Andate, andate e andate in Scandinavia!! La mia personale esperienza è stata fantastica e conto di tornarci quanto prima, magari per terminare i miei studi…
    Un solidale saluto a tutti coloro che stanno rimpiangendo i bellissimi, ma purtroppo passati, momenti scandinavi!

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  33. francesco

    Ma copenaghen non é in norvegia

  34. ma nel titolo c’è scritto “scandinavia”

  35. alex bbinac

    avevo la stessa sensazione ritornando dopo 25giorni passati in scandinavia in croatia .la parola traumatico fa capire in miglior modo per quale motivo ho deciso dopo due anni di nuovo fare il viaggio a caponord

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