ricaricare un cellulare da un’altro cellulare tramite USB-C

Nel mondo ingiusto di oggi, non è quasi tollerabile che qualcuno abbia lo smartphone pieno zeppo di energia e qualcun altro no. C’è disparità e classismo, e si fomenta il razzismo energetico! 🙂

Scherzi a parte, mi vengono in mente almeno un paio di occasioni in cui poter ricaricare il cellulare avrebbe fatto la differenza per qualcuno, ma in cui per motivi vari la cosa non era possibile. Ebbene, quando comprai il mio Nexus 5X e iniziai a bestemmiare dietro al cavo USB – Type C mi documentai sulle capacità di questo standard ancora sconosciuto. Una di esse racconta

Monitor, stampanti e altre periferiche potranno essere alimentate direttamente dal notebook o dal PC, così come smartphone e tablet potranno essere ricaricati da qualsivoglia dispositivo compatibile. Il funzionamento è bidirezionale…

Non avevo mai avuto però un altro dispositivo USB-C a portata di mano per verificare, fino a quando lo smartphone di mia moglie è impazzito due settimane fa. Detto fatto, ci dotiamo di un altro Nexus 5X e ovviamente appena possibile li unisco nell’estasi suprema che è propria dell’idillio dell’amore attraverso un cavo USB-C < -> USB-C. Pronti via, uno ricarica l’altro. Ma non solo, tramite il comodo pannello delle opzioni USB (compare sempre quando il cavo è collegato) posso scegliere la DIREZIONE della corrente, ovvero quale dispositivo cede e quale invece guadagna energia. Se non è aMMMore questo… 😀

Fare male il lavoro anche quando lo fai bene

Io non vado d’accordo coi call center, è abbastanza risaputo.
Quando son fortunati gli butto il telefono in faccia, quando ho tempo li prendo per scemi a forza di fare domande assurde, quando sono sfortunati li insulto come cani. Tanto, voglio dire, chiamano senza permesso, non ti dicono mai nemmeno a domanda diretta dove han preso il numero, mi sembra il minimo…

Ma insomma, una chiamata ogni tanto potrebbe anche essere interessante no?

Stasera squilla all’ora di cena, rispondo ed una signorina inizia a parlare in modo molto lento. Lentissimo, estenuante. E’ di Telecom, che è il mio gestore, e parla di un potenziamento della banda nella mia zona. Alla banda non si dice mai di no, e siccome avevo appena scolato la pasta e la Cate mi aspettava per iniziare le dico “più veloce, per favore”. E lei “come?” “parli più veloce” ma non finisco nemmeno la frase che la tizia fa – testuale – “mall’anima de li mortacciTU TU TU”.

Posso immaginare che ogni giorno abbiano a che fare con centinaia di “me” e che ormai siano abituati agli insulti più disparati, ma se non capisci nemmeno quando ti si da la possibilità di fare quel che devi (spiegare un’offerta commerciale) allora siam messi male…

i miei primi 40 anni

Il 2 giugno scorso sono passato anche io negli “anta”, come tutti i nati nel 1976 (e almeno finché non cambierà la matematica 🙂 )
Nelle settimane precedenti mia moglie ha continuato a ripetermi di non aspettarmi nessuna festa a sorpresa, perché gli amici erano tutti via per il ponte: sebbene in parte suonasse come excusatio non petita, aveva anche il suo senso, ma me ne sono stato. In compenso c’è stata una cena a casa dei suoceri insieme ai miei genitori, con un tentativo di sorpresa naufragato.

Ora, dovete sapere che sono abbastanza bravo a rovinare le sorprese, e in un paio di occasioni ho sfiorato il litigio con la signora a causa di questo. E’ più forte di me, colgo indizi, collego e poi la sparo. Solo che, giustamente, spesso le persone ci restano male perché vanifico i loro sforzi. Questo vale come preambolo per quanto sto per raccontarvi.

Passano le settimane e un giorno sbirciando il mio calendar trovo un pranzo dai suoceri per un sabato più avanti: poco male, penso, è un placeholder messo lì da mia moglie affinché non prenda impegni, lo facciamo spesso dato il vortice di cose da fare che abbiamo entrambi. Qualche tempo dopo si sposta in avanti di una settimana, e quindi inizio a prendere informazioni: cosa è? chi c’è? è confermato il giorno? tutto in ordine.

La cosa dopo si trasforma più o meno così.

Ale: Ti scoccia se ci sono anche dei cugini?
Marco: ma figurati, ci mancherebbe.

Ale: No, forse non ci stiamo tutti, è una cosa di famiglia, mia mamma dice se andiamo al ristorante. E’ ok?
Marco: ma certo, nessun problema.

Marco: dove devo andare con la macchina?
Ale: E’ il ristorante di un amico di mio padre, su da Tana dell’orso (un posto sperduto che lévati)

Marco: ma che ristorante è?
Ale: ma niente, questo tizio ha rilevato il locale ma non ha ancora aperto, ci fa una grigliata per provare la cucina
Marco: ah ok

Insomma, fatto sta che arriviamo nel mezzo del nulla e io non ho ancora capito un tubo, e alla fine escono fuori tutti i miei amici e allegria, festa e alé auguri!

La sintesi è nella frase di un’amica: ma cosa ti ha raccontato tua moglie? e dopo aver riportato quanto sopra dice “e non ti sembrava leggermente inverosimile?” “beh no, pensa te che vita strana faccio se quello mi sembrava un NORMALE pranzo coi suoceri” 🙂

Praticamente mia moglie me l’ha fatta di continuo sotto al naso, e ha coperto le tracce in modo ineccepibile. Sopralluoghi per trovare la location mascherati da shopping con le amiche, ha cucinato per un reggimento il giorno prima ma ha consegnato tutto, e mascherato gli odori bruciando apposta un soffritto pochi minuti prima del mio arrivo, ha ipotizzato che mi sarei accorto del tutto perché la stazione meteo NetAtmo mi aveva notificato CO2 in eccesso durante il pomeriggio in cui lei era ufficialmente in ufficio (pensate a quanto devo essere terribile per arrivare a questi punti :D)

E invece me le sono bevute tutte tranquillamente, ed è stata una bellissima festa a sorpresa con tanti cari amici, grigliatona e divertimento.

Ora il problema del suo successo diventa: se me l’ha fatta impunemente sotto al naso, mi starà nascondendo qualcos’altro? 😀

Io sono qui

dove sono stato
in tutti questi anni
io me ne ero andato
a lavarmi i panni
dagli inganni del successo
a riscoprirmi uomo
io sempre lo stesso
piu’ grigio ma non domo

Sangue matematico

La Caterina conta tutto, conta sempre. Spesso se le parli non ti scolta troppo, e poi ti dice quante lettere o sillabe hanno alcune parole che hai detto, specie quelle lunghe. E poi chiede sempre conferma. L’altra sera a cena:

C: “e questa ha 13 lettere vero? fammene una difficile!”
T: “supercalifragilistichespiralidoso”
C: “ehehe no dai!”
T: “come no! avanti!”
C: “è troppo lunga, non ci riesco! non mi bastano le mani e mi confondo”
T: “bene, è ora che impari a scrivere il tuo primo piccolo algoritmo. sillabiamo e contiamo con la mano destra le sillabe di due lettere e con la sinistra quelle di tre”

SU…PER
CA
LI…FRA
GI
LI…STI
…..CHE
…..SPI
RA
LI
DO
SO

T: “sono 9 di 2 lettere e 5 di 3. 18+15, quindi 33”

D’altronde da qualcuno deve aver pur preso, no? 😀

Le Poste, un’azienda sana e amichevole

L’altra mattina vado alle Poste per spedire un pacco. Appena entro l’impiegato mi inizia a interrogare (per il mio bene):
“quel pacco ritorna?”
“prego?”
“è un reso o è lei che spedisce?”
“spedisco di mia volontà”
“ok, non ha scritto i nomi sul pacco”
“credevo li appiccicaste col vostro foglio”
“no. le do gli adesivi. Poi, il pacco viene consegnato, eh, ma mettiamo il caso non si riesca lo rivuole indietro vero?”
“oddio si. perché sennò?”
“sennò lo abbandonano”
“in che senso scusi?”
“se non specifica che lo rivuole e non si riesce a consegnare, lo buttano via”
“e allora che ce lo scrivo a fare il mittente? mi sembrava scontato che tornasse. Cmq certo che lo rivoglio!”

Abbiamo iniziato in modo strambo, ma in ogni caso compilo i miei fogli e aspetto il mio turno, che arriva dopo qualche minuto.

“dunque, vediamo, allora…”
“tutto bene?”
“si aspetti.” (va a prendere un librone dei CAP)
“questo indirizzo non me lo prende. glielo ha dato il destinatario?”
“si, e mi aspetto sia giusto”

Apro Google Maps e digito l’indirizzo, si apre un punto esatto. Glielo appiccico al vetro.

“magari è un posto nuovo!”
“Venezia? mah, può essere. Mai sentita in effetti”
“comunque sullo stradario Poste, ufficiale, non c’è”
“quindi questo significa che non esiste. Se non ce l’ha nel suo computer, allora non esiste”
“forzo l’indirizzo a mano, ma sono scettico”

Bella vita così. Il cervellone delle Poste conosce solo una frazione degli indirizzi reali, e se non trovano l’indirizzo (perché non ce l’hanno nel computer) buttano via il pacco. Efficenza allo stato puro, proprio! :-O

La carta… la carta…

Agli inizi di Maggio ho fatto una visita in ospedale. Tutto bene, mi da una cura e mi dice di prenotare la visita di controllo. La sanità ligure allo sfascio mi da appuntamento a oggi, dopo 5 mesi. Poco male, non è niente di grave per fortuna.
Nel frattempo perdo la richiesta della visita, ma la Ale si era appuntata i numeri identificativi, per cui riesco a pagare il ticket senza problemi.

Mi presento stamattina e questi iniziano una filippica sul foglietto. E l’hai perso, e come facciamo, e devi tornare, e ti rimborsiamo questo ma ci vuole un’altra richiesta e telefona a destra, e ti facciamo un favore…

Ora dico io, maledetti i vostri cervelli bacati, va bene che NON PUOI FARMI UNA NUOVA RICHIESTA, che sono numerate, ma se nella ricevuta del pagamento c’è un identificativo, e a voi risulta pagato, è evidente che si può risalire al numero.
Ma no, il loro più grande problema è che SE NON C’E’ IL PEZZO DI CARTA VA TUTTO A MONTE. Hai voglia a dirgli “e ristampala!” “e controlla nel computer che numero era” “è tutto nei computer”.

Niente, ho dovuto fare quello che ringrazia di cuore per il favore che mi hanno fatto. Che sicuramente m’han fatto il favore di visitarmi lo stesso, ma mi sembra un po’ assurdo…

Panoramiche californiane

A cavallo tra maggio e giugno sono stato un pochino in California, mezzo lavoro e mezza vacanza. Mi sono fissato con le panoramiche, ecco quelle fatte dal cellulare 🙂