i miei primi 40 anni

Il 2 giugno scorso sono passato anche io negli “anta”, come tutti i nati nel 1976 (e almeno finché non cambierà la matematica 🙂 )
Nelle settimane precedenti mia moglie ha continuato a ripetermi di non aspettarmi nessuna festa a sorpresa, perché gli amici erano tutti via per il ponte: sebbene in parte suonasse come excusatio non petita, aveva anche il suo senso, ma me ne sono stato. In compenso c’è stata una cena a casa dei suoceri insieme ai miei genitori, con un tentativo di sorpresa naufragato.

Ora, dovete sapere che sono abbastanza bravo a rovinare le sorprese, e in un paio di occasioni ho sfiorato il litigio con la signora a causa di questo. E’ più forte di me, colgo indizi, collego e poi la sparo. Solo che, giustamente, spesso le persone ci restano male perché vanifico i loro sforzi. Questo vale come preambolo per quanto sto per raccontarvi.

Passano le settimane e un giorno sbirciando il mio calendar trovo un pranzo dai suoceri per un sabato più avanti: poco male, penso, è un placeholder messo lì da mia moglie affinché non prenda impegni, lo facciamo spesso dato il vortice di cose da fare che abbiamo entrambi. Qualche tempo dopo si sposta in avanti di una settimana, e quindi inizio a prendere informazioni: cosa è? chi c’è? è confermato il giorno? tutto in ordine.

La cosa dopo si trasforma più o meno così.

Ale: Ti scoccia se ci sono anche dei cugini?
Marco: ma figurati, ci mancherebbe.

Ale: No, forse non ci stiamo tutti, è una cosa di famiglia, mia mamma dice se andiamo al ristorante. E’ ok?
Marco: ma certo, nessun problema.

Marco: dove devo andare con la macchina?
Ale: E’ il ristorante di un amico di mio padre, su da Tana dell’orso (un posto sperduto che lévati)

Marco: ma che ristorante è?
Ale: ma niente, questo tizio ha rilevato il locale ma non ha ancora aperto, ci fa una grigliata per provare la cucina
Marco: ah ok

Insomma, fatto sta che arriviamo nel mezzo del nulla e io non ho ancora capito un tubo, e alla fine escono fuori tutti i miei amici e allegria, festa e alé auguri!

La sintesi è nella frase di un’amica: ma cosa ti ha raccontato tua moglie? e dopo aver riportato quanto sopra dice “e non ti sembrava leggermente inverosimile?” “beh no, pensa te che vita strana faccio se quello mi sembrava un NORMALE pranzo coi suoceri” 🙂

Praticamente mia moglie me l’ha fatta di continuo sotto al naso, e ha coperto le tracce in modo ineccepibile. Sopralluoghi per trovare la location mascherati da shopping con le amiche, ha cucinato per un reggimento il giorno prima ma ha consegnato tutto, e mascherato gli odori bruciando apposta un soffritto pochi minuti prima del mio arrivo, ha ipotizzato che mi sarei accorto del tutto perché la stazione meteo NetAtmo mi aveva notificato CO2 in eccesso durante il pomeriggio in cui lei era ufficialmente in ufficio (pensate a quanto devo essere terribile per arrivare a questi punti :D)

E invece me le sono bevute tutte tranquillamente, ed è stata una bellissima festa a sorpresa con tanti cari amici, grigliatona e divertimento.

Ora il problema del suo successo diventa: se me l’ha fatta impunemente sotto al naso, mi starà nascondendo qualcos’altro? 😀

Io sono qui

dove sono stato
in tutti questi anni
io me ne ero andato
a lavarmi i panni
dagli inganni del successo
a riscoprirmi uomo
io sempre lo stesso
piu’ grigio ma non domo

Sangue matematico

La Caterina conta tutto, conta sempre. Spesso se le parli non ti scolta troppo, e poi ti dice quante lettere o sillabe hanno alcune parole che hai detto, specie quelle lunghe. E poi chiede sempre conferma. L’altra sera a cena:

C: “e questa ha 13 lettere vero? fammene una difficile!”
T: “supercalifragilistichespiralidoso”
C: “ehehe no dai!”
T: “come no! avanti!”
C: “è troppo lunga, non ci riesco! non mi bastano le mani e mi confondo”
T: “bene, è ora che impari a scrivere il tuo primo piccolo algoritmo. sillabiamo e contiamo con la mano destra le sillabe di due lettere e con la sinistra quelle di tre”

SU…PER
CA
LI…FRA
GI
LI…STI
…..CHE
…..SPI
RA
LI
DO
SO

T: “sono 9 di 2 lettere e 5 di 3. 18+15, quindi 33”

D’altronde da qualcuno deve aver pur preso, no? 😀

Le Poste, un’azienda sana e amichevole

L’altra mattina vado alle Poste per spedire un pacco. Appena entro l’impiegato mi inizia a interrogare (per il mio bene):
“quel pacco ritorna?”
“prego?”
“è un reso o è lei che spedisce?”
“spedisco di mia volontà”
“ok, non ha scritto i nomi sul pacco”
“credevo li appiccicaste col vostro foglio”
“no. le do gli adesivi. Poi, il pacco viene consegnato, eh, ma mettiamo il caso non si riesca lo rivuole indietro vero?”
“oddio si. perché sennò?”
“sennò lo abbandonano”
“in che senso scusi?”
“se non specifica che lo rivuole e non si riesce a consegnare, lo buttano via”
“e allora che ce lo scrivo a fare il mittente? mi sembrava scontato che tornasse. Cmq certo che lo rivoglio!”

Abbiamo iniziato in modo strambo, ma in ogni caso compilo i miei fogli e aspetto il mio turno, che arriva dopo qualche minuto.

“dunque, vediamo, allora…”
“tutto bene?”
“si aspetti.” (va a prendere un librone dei CAP)
“questo indirizzo non me lo prende. glielo ha dato il destinatario?”
“si, e mi aspetto sia giusto”

Apro Google Maps e digito l’indirizzo, si apre un punto esatto. Glielo appiccico al vetro.

“magari è un posto nuovo!”
“Venezia? mah, può essere. Mai sentita in effetti”
“comunque sullo stradario Poste, ufficiale, non c’è”
“quindi questo significa che non esiste. Se non ce l’ha nel suo computer, allora non esiste”
“forzo l’indirizzo a mano, ma sono scettico”

Bella vita così. Il cervellone delle Poste conosce solo una frazione degli indirizzi reali, e se non trovano l’indirizzo (perché non ce l’hanno nel computer) buttano via il pacco. Efficenza allo stato puro, proprio! :-O

La carta… la carta…

Agli inizi di Maggio ho fatto una visita in ospedale. Tutto bene, mi da una cura e mi dice di prenotare la visita di controllo. La sanità ligure allo sfascio mi da appuntamento a oggi, dopo 5 mesi. Poco male, non è niente di grave per fortuna.
Nel frattempo perdo la richiesta della visita, ma la Ale si era appuntata i numeri identificativi, per cui riesco a pagare il ticket senza problemi.

Mi presento stamattina e questi iniziano una filippica sul foglietto. E l’hai perso, e come facciamo, e devi tornare, e ti rimborsiamo questo ma ci vuole un’altra richiesta e telefona a destra, e ti facciamo un favore…

Ora dico io, maledetti i vostri cervelli bacati, va bene che NON PUOI FARMI UNA NUOVA RICHIESTA, che sono numerate, ma se nella ricevuta del pagamento c’è un identificativo, e a voi risulta pagato, è evidente che si può risalire al numero.
Ma no, il loro più grande problema è che SE NON C’E’ IL PEZZO DI CARTA VA TUTTO A MONTE. Hai voglia a dirgli “e ristampala!” “e controlla nel computer che numero era” “è tutto nei computer”.

Niente, ho dovuto fare quello che ringrazia di cuore per il favore che mi hanno fatto. Che sicuramente m’han fatto il favore di visitarmi lo stesso, ma mi sembra un po’ assurdo…

Panoramiche californiane

A cavallo tra maggio e giugno sono stato un pochino in California, mezzo lavoro e mezza vacanza. Mi sono fissato con le panoramiche, ecco quelle fatte dal cellulare 🙂

perché mia moglie è troppo buona

Caterina: “giochiamo al gioco del si e del no?”
Io e la Ale: “va bene”
Caterina: “pronti, ai posti… VIA!”
[passa mezzo secondo, io urlo] Io: “ASPE’ ASPE’ ma abbiamo già iniziato?
Ale: “si”

MBEEEEPPPPPP

;-P

Les Revenants

Les Revenants è una serie televisiva francese andata in onda su Canal+ nel 2012 e mai tradotta in italiano. La si può trovare sottotitolata tramite i soliti canali non ufficiali. L’idea è basata su un film, sempre francese, del 2004, ma la cosa che conta, e il motivo di questo post, è che ne sono rimasto molto piacevolmente colpito.

La sinossi è semplice, addirittura banale se raccontata in una frase: in un paese di montagna i morti tornano in vita. Ma il fulcro della faccenda è esattamente questo, anzi è l’ordine delle parole. Les Revenants non è un film di morti viventi, ma di viventi che una volta sono morti. E’ una differenza sostanziale nell’economia della serie, per alcuni aspetti caratteristici e nemmeno troppo secondari:

  • Gli zombie classici non pensano, non hanno emozioni, sono tipicamente decomposti. I ritornati francesi invece sono esattamente le stesse persone scomparse, con un buco nella memoria.
  • A causa di ciò le reazioni delle persone sono differenti da quelle di un film apocalittico: sebbene sia una via tentata anche altre volte (la figlia del governatore in The Walking Dead, la storia d’amore in Warm Bodies, addirittura Goerge Romero in Survival of the dead), ritrovarsi a convivere faccia a faccia con la persona mancata e amata, “viva”, pensante e parlante ha effetti diversissimi sulle persone.
  • Molto interessante lo sviluppo di un tema parallelo, anch’esso un grande classico della letteratura di genere: gli esseri umani sono il nemico principale di loro stessi, a causa di vicissitudini molto diverse tra di loro ma ugualmente “pericolose”. A questo riguardo sono sintomatiche due scene: in una due ritornati parlano tra di loro e convengono che “[i vivi] non hanno certo bisogno di noi per farsi del male”; nella seconda le persone asserragliate in una struttura chiusa domandano all’uomo di fede di turno “non avevi detto che non ci avrebbero fatto nulla”?

Non si tratta ovviamente di una produzione hollywoodiana, per cui va presa con tutti i limiti del caso: alcuni attori sono decisamente legnosi, alcune scene girate al risparmio, la recitazione non è sempre all’altezza data l’omogeneità (anche nell’età) degli attori. Si tratta però di otto puntate che vi consiglio di guardare assolutamente, nonostante le tante domande senza risposta, oppure se vogliamo nonostante le tante domande alle quali ognuno di noi può dare la risposta che più gli piace. In ogni caso la seconda stagione è in fase di ripresa, quindi niente paura.

Infine una menzione speciale per la colonna sonora, realizzata dal gruppo scozzese Mogwai: si tratta senza ombra di dubbio di un assoluto capolavoro, una delle musiche più d’atmosfera che abbia mai sentito: è entrata in heavy rotation nella mia playlist anche se non so definire esattamente che cosa più mi piaccia. Credo semplicemente che sia il giusto pezzo di musica nella giusta serie, che si sposi perfettamente con il mood della serie e delle location, che sia suonata benissimo e che si adatti a molte situazioni in cui può essere ascoltata. Vi consiglio senza remore anche il disco, indubbiamente!