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Come previsto, le vendite del nuovo album non devono andare molto bene, quindi qualcuno deve aver detto “volantinaggio spietato!”

E qualcuno l’ha fatto! :)

Volantinaggio per

Ok, ci ho girato intorno sin troppo, è ora del post. Giuro che ci ho provato – almeno tre volte – ma non c’è stato verso: this is war, il nuovo album dei mitici 30 seconds to mars, non è assolutamente all’altezza dei precedenti.

Ricordate il mio presentimento, no? Ecco, fate conto che Kings and queens è la canzone migliore dell’album, ed avete già tutto il quadro completo. Poi io capisco il desiderio di coinvolgere i fan, i concorsi, il canale twitter, friendfeed, i contest per vincere la possibilità di fare i cori. Posso capire tutto, purché si resti nei limiti della normale produzione artistica, del “tiriamo dentro i fans ma solo perché sono funzionali al progetto (a un progetto, almeno)”.
No, qua invece si deve strafare, e ci sono dannati cori in TUTTE le canzoni! brivido terrore e raccapriccio!

E poi… vogliamo parlare della orrenda copertina?
copertina di this is war

Mia figlia rocks!

In colpevole ritardo, ecco una foto (pessima, fatta col cellulare) di due regali che la Cate ha avuto per il suo compleanno:

IMAG0080

dai quali si nota che la piccola avrà un futuro da rocker :D
Io ovviamente non potevo esimermi dal ruolo che mi si impone, e per Natale mi sono regalato questa:

Yamaha DTXpress IV

:D

Si, immagino che vi starete chiedendo come mai non scrivo nulla sul nuovo singolo dei 30 seconds to Mars, che gira da un paio di settimane in TV. Sostanzialmente perché ho paura, anzi terrore, che l’album sia una porcata, il classico flop dopo due album belli. Ma ovviamente spero di sbagliarmi.

La canzone è questa qua

e mi provoca sensazioni contrastanti: la sento e mi dico “non è niente di che, anzi è quasi bruttina”, ma poi per tutto il giorno dopo me la ritrovo in testa. Razionalmente è una canzone scritta pensando al concerto, con la gente che farà OOOOOHHHH OHHHH OHHHHHH (magari con gli accendini accesi), e lo può intuire anche guardando alcune pose di Jared Leto durante il video. A livello inconscio però c’è qualcosa che si muove: forse il contrasto con il titolo dell’album (this is war) che il video basato su biciclette e molotov coi fiori dentro ha. Forse la variegata umanità che i ciclisti hanno, conciati in tutti i modi possibili e di tutte le etnie immaginabili. Forse la fiumana di biciclette che invadono una città deserta. Mi sembra che ci sia un messaggio positivo, di speranza, ma magari mi sbaglio…

La mia, di speranza, è che l’album valga la spesa, perché ovviamente me lo compro originale nonostante la copertina orrenda :)
copertina dell'album This is war

Anche se mi sono preso il mio tempo, non smetto di pensare alla domanda che ha fatto Andrea in un thread di FriendFeed. Dove sono i miti moderni della musica?

Non è facile rispondere, ma una mezza idea ce l’ho. Innanzitutto sposo la teoria che la musica non è infinita, e questo lo dico da sempre. Non parlo (solo) dei plagi più o meno intenzionali, ma soprattutto del fatto che al giorno d’oggi, qualsiasi cosa fai – e specie se diventa un successo – è ragionevole l’abbia fatta qualcun altro prima di te, perché c’è più gente che si cimenta nella musica (anche senza suonare uno strumento, ma ci torniamo dopo).
Tanto è vero che – a mia memoria – gli ultimi “grandi” della storia della musica hanno tutti inventato un genere.

In secondo luogo fare musica MALE oggi è più semplice di qualche anno fa. La dimostrazione sta nelle performance live dei nuovi pivelli: i linkin park, che dal vivo non sembrano nemmeno la loro brutta copia, i System of a Down, che sono imbarazzanti, Jared Leto e molti cantanti moderni che nei passaggi difficili usano il trucco di far cantare il pubblico. Tre nomi che quando senti i cd sono perfetti, stellari. Ai tempi di Hendrix non c’era tanto digitale, nessuno quantizzava, niente computer. Ampli, microfono e pedalare!
Ma se queste persone sono buone solo in studio, non entreranno mai nell’immaginario collettivo della gente.
E il contrario vale tanto quanto, se non di più: su youtube è pieno di persone di talento (e non solo talento tecnico) che non hanno nessun ingaggio, e forse non lo cercano nemmeno. O il livello si è alzato, o le pretese delle case discografiche si sono alzate, o è vero che se non sei un personaggio costruito a tavolino un disco non lo farai mai. E non ditemi che Arisa non è costruita a tavolino, non ce li ha i soldi per un’operazione col laser agli occhi? :)

Date un’occhiata a Meytal Cohen, Gustavo Guerra, questo tipo che suona il basso o questo le pentole.

Terzo, oggi ognuno può scegliere quel che più gli aggrada. Una volta c’erano una serie di generi più o meno codificati, e dentro ci finivano cose abbastanza diverse. E la scelta era limitata al negozio musicale, ai giornali musicali, alla radio e ai consigli degli amici, che però si basavano sulle stesse fonti, all’incirca.
Oggi invece se sei appassionato di post melodic grunge-punk retro gothic psychobilly, stai pur certo che “la indovini con tre o quattro” su google e avrai i tuoi idoli personali. E probabilmente ti disinteresserai del resto. Hendrix era un mito perché era seguito da tante persone, oggi ognuno si fa il suo “personal jesus” e segue quello. Il novello Jimi, se esiste, non riesce a fare i suoi stessi numeri, a livello di fans.

A questo punto bisogna cercare qualcuno che faccia bei dischi, possibilmente con un tocco di originalità, che sia ottimo anche dal vivo, famoso, carismatico e non si sgonfi dopo due album. Come ho detto nel thread, io voto Maynard James Keenan (nelle sue due incarnazioni, Tool e A Perfect Circle) e Matt Bellami dei Muse, però sono curioso di sentire anche il vostro parere.

Domenica scorsa sono stato al Santo Rock Festival, ques’tanno inglobato nel più ampio Breakout, già GoaBoa negli anni scorsi, nella splendida cornice di Villa Serra di Comago (che per chi non lo sapesse è una villa attrezzata con parco, laghetto coi cigni, ristorante e baretto. Ingresso a pagamento, ideale per famiglie :D ). Anche se non erano headliner ci sono andato praticamente solo per ascoltare i Fratelli Calafuria, giovane e promettente trio milanese con all’attivo un solo album (“senza titolo – Del Fregarsene Di Tutto E Del Non Fregarsene Di Niente”); i cinque euro del biglietto giustificavano anche l’eventualità che il resto delle band facesse pena, cosa che in effetti non posso dire: tra quando sono arrivato e l’inizio dei Calafuria ho mangiato, bevuto e sono andato a recuperare un maglioncino in macchina, dopo il concerto ho parlato un po’ con il batterista.

Fare un concerto con un solo album prodotto non è difficile, devi solo rifare tutti i pezzi che hai in repertorio – a meno di non presentare novità – ed è praticamente quello che hanno fatto i Fratelli (con la F maiuscola, visto che non so se siano in effetti parenti). La particolarità è che hanno rifatto i pezzi esattamente come nel CD, senza una virgola di differenza o una sbavatura. Certo, nel CD sono più puliti e hanno le sovraincisioni, per cui nei rari assoli di chitarra si sente un’altra chitarra sotto, cosa impossibile live, ma vi garantisco che non si sente la differenza. La parola giusta per definire l’esibizione è carica. Sono in tre ma se chiudi gli occhi sembrano tranquillamente quattro o cinque, ma non per questo risultano fastidiosi o inutilmente carichi di suoni.

Alex, il cantante, è un tipo assurdo, almeno quando canta. Tra i suoi pezzi di strofe in falsetto, le melodie decisamente fuori standard e i suoi movimenti strani mentre suona catalizza buona parte dell’attenzione del pubblico, che risponde divertito. Le facce stralunate mentre canta fanno il paio con i testi piuttosto leggeri e un po’ fuori di testa (“Ho conosciuto questo tipo allucinante / sembrava uscito dal mondo degli uomini a pile” piuttosto che “Nella vita c’è chi dice di si / Oppure chi ti dice di no / Io me ne frego e faccio eh oh eh oh:D ), ma contrastano parecchio con la potenza del muro sonoro che ha alle spalle.

Il bassista, Paco, fa egregiamente il suo mestiere di base ininterrotta e cori/seconde voci quando servono, molto più composto del cantante e addirittura con una nota di serietà. Prende ogni tanto la parola per sbeffeggiare Alex tra una canzone e l’altra e si integra perfettamente con il batterista, Tato, decisamente bravo bravo. Essendo io un batterista mi concentro sui miei simili durante i concerti, e quindi rafforzo con maggiore sicurezza la frase “ha fatto tutte le canzoni senza variare di una virgole le versioni del CD” (a parte i bpm, ovvio). Veramente notevole, potente nel tocco, una grancassa da paura aiutata da un buon missaggio certo, ma decisamente penetrante; un buon gusto nelle variazioni e nei lanci, e fantasia per non rendere banali anche canzoni che potrebbero esserlo (da incorniciare – anche se non è certo una novità – un pezzo di canzone suonato interamente sul bordo del primo tom).

Come dicevo ho avuto modo di parlarci un po’ dopo il concerto (e dopo l’acquisto del CD, naturalmente. Supportate sempre gli artisti che meritano andando ai concerti e comprando i CD!) e mi è sembrato un ragazzo a posto, coi piedi per terra, entusiasta di suonare in giro per l’Italia, oltre che un milanese atipico che nei week-end non viene a intasare le autostrade liguri :)

In definitiva, una band da seguire e se possibile rivedere al più presto dal vivo. Vi lascio con il video de “La nobile arte”, il singolo del cd che è pure passato un po’ su virgin Radio, tanto come detto a parte che l’hanno eseguita un po’ più veloce, è come se li steste guardando dal vivo, e Alex fa le stesse facce :D

Se scaricate gli mp3, fate pure. Dice Paco che siccome non ristampano il CD, l’unico modo di diffondere il culto dei Calafuria è la pirateria. Ma se li andate a sentire, 10 euro quel CD li vale tutti :)
Ah, hanno anche un account twitter, oltre ai più noti Facebook e Myspace, ma non lo aggiornano molto…

“perché hai un blog?”
“che ci fai su facebook?”

e varianti di queste domande ogni tanto mi compaiono davanti agli occhi o alle orecchie, e sinceramente mi hanno anche un po’ stufato, anche perché spesso la fonte poi non è in grado di capire la risposta. Se lo faccio è perché mi fa piacere intrattenere relazioni con le persone che stanno dietro al monitor, e al giorno d’oggi i sistemi più semplici (per me) e diffusi (in generale) sono questi.

Poi capita che quel che scrivi resta tracciato, e che hai la possibilità di entrare in contatto con praticamente chiunque. Ad esempio un musicista che segui potrebbe leggere un tuo vecchio post in cui dici che non trovi i suoi cd da comprare, contattarti su Facebook e farti felice per un po’ :)

cd in regalo

Non è il regalo in sé, è come è avvenuta la cosa, la spontaneità della cosa e la constatazione, ancora una volta, che la rete avvicina e non allontana. Quando mai in passato un artista ti avrebbe telefonato per dirti “eh, un amico di un amico mi ha detto che non trovi i nostri cd…” :)

New Kahuna

Non è vero, in realtà è New saletta :)
Dopo anni di militanza ad Arenzano, ieri abbiamo definitivamente occupato una nuova saletta, insieme a poche persone di fiducia. Tutta un’altra vita, senza l’assillo dell’orario, la distanza, la paura che altri tocchino le cose che lasci lì.

Inoltre l’ambiente è carino, curato e colorato. Il volume no, quello è lo stesso di sempre… :)

ti svegli con una canzone in testa e DEVI sapere chi la canta. “La indovini con due” su Google, si ma con quale stringa? :D

Goodbye, cruel world

Goodbye, cruel world,
Im leaving you today.
Goodbye, goodbye, goodbye.

Goodbye all you people,
Theres nothing you can say,
To make me change my mind.
Goodbye. :-(

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