L’impavido fotografo :)

Il fotografo professionista si riconosce subito: colpo d’occhio, velocità d’esecuzione, intuizione, tecnica… capace di vedere una foto anche su un muro bianco. E quando la luce non va bene lo vedi armeggiare con riflettori elettrici o pannelli bianchi, per cercare di ottenere una buona illuminazione.

Quando poi una foto proprio non c’è, manca la situazione, bisogna mettere un po’ di pepe alla scena e “creare” uno scatto. All’incirca come l’impavido Samuele Silva qui sotto, alla ricerca di una foto da National Geographic 😀

Samuele cuor di leone

Fantasia genovese

Ad essere abbonati al feed rss di una primaria televisione locale si rimane sempre aggiornati su quel che accade nei dintorni, ma spesso si viene colti da un sottile senso di depressione. Eccovi un estratto mirato di alcune news lungo l’ultima settimana:

oggi:
traffico e incidenti su autostrade
problemi di erogazione dell’acqua
chiuso per due notti lo svincolo di Bolzaneto (contento silentman?)

27 luglio:
auto cappotta, code sulla A12
camion in avaria su A7
3 km di coda su A10

26 luglio:
erogazione acqua interrotta
due incidenti bloccano la A7

25 luglio:
code per lavori sulla A7

24 luglio:
chiusa A7 per recuperare TIR
erogazione acqua interrotta

23 luglio:
erogazione acqua interrotta
camion cadono dal cavalcavia (ovviamente)

20 luglio:
traffico in tilt per galleria chiusa
erogazione acqua interrotta

poi basta, che non ho più voglia e avete capito, non che siano finiti 🙂

CARIGE

Io sottoscritto, Cilia Marco, in relazione ai messaggi apparsi in data 28/02/2006 e 01/03/2006 su questo blog denominato “30 seconds to Tambu” ( http://blog.tambuweb.it ), nel riconoscere la assoluta improprietà dei modi e dei termini così adottati dal sottoscritto nei confronti del Vostro spettabile Istituto e la non rispondenza al vero di quanto in essi contenuto, mi permetto rivolgerVi le mie più sentite scuse e doglianze per quanto accaduto.

Nel significarVi che ho già provveduto a cancellare i predetti messaggi dal blog, certo della Vostra benevola comprensione, porgo distinti saluti.

Cilia Marco

prego astenersi da commenti, che tanto sono disabilitati

Cambiamenti

Non ho mai preteso di mantenere un assoluto anonimato su internet, altrimenti non mi sarei mai fatto vedere agli appuntamenti tra bloggers. Chiunque abbia un minimo di dimestichezza con i whois ai domini sa benissimo chi sono, ma per molti sono e rimango semplicemente “Tambu”.

Nei prossimi giorni mi iscrivo a Linkedin, e domani saprete anche come mi chiamo 🙂
Vi avviso solo che per un po’ affronterò una fase di scrupolosa attenzione ed eventuale censura dei commenti.
Le novità per questo blog comunque non finiscono qui…

The Hormonauts live @ Goa Boa

Ieri sera ci siamo diligentemente recati al GoaBoa al Porto Antico per sentire uno dei miei gruppi italiani preferiti: The Hormonauts (di cui mi rendo colpevolmente conto solo ora, non vi ho parlato su questo blog).

Aspettavo con trepidazione questo evento da quando li ho conosciuti l’anno scorso a “balla coi cinghiali”. Quella volta andò più o meno così: sento il soundcheck e mi dico “questi paiono bravini”. Attaccano le prime note del concerto e con 5 passi sono già in prima fila a fissare il batterista, incurante della cassa gigante dentro l’orecchio. Guardo tutto il concerto con la bocca aperta e gli occhi pallati, appena finisce corro al banchetto del merchandising e urlo “DA DOVE SBUCANO QUESTI? QUANTI CD HAN FATTO? NON IMPORTA LI COMPRO TUTTI!” 🙂

Il problema è che a Genova e dintorni di musica dal vivo non ce n’è molta: non c’è spazio per i grossi nomi, e nemmeno per i piccolissimi. Quindi non sono mai più tornati nelle vicinanze.

Ieri sera comunque è stato esaltante come al solito: gli Hormonauts (hanno anche una pagina su wikipedia, anche se sta nel progetto punk 🙂 ) sono il gruppo con più energia dal vivo che conosca, quando finiscono di suonare, non importa che ora sia e quanto tu sia stanco, correresti in sala con un chilo di gel in testa a pestare come un dannato 😀
Il genere sicuramente si presta: il [[rockabilly]] è una fusione di più generi, ma a me piace tagliare corto e dire che fanno “il genere di Elvis Presley ma modernizzato”. I ritmi sono sempre serrati, grazie alla sezione ritmica batteria-contrabbasso, e i riff allegri. Sasso, il funambolico contrabbassista, è una sagoma e fa ballare le persone allo stesso modo del suo contrabbasso, con un tiro incredibile. “tiro” in questo caso è la parola giusta: ci manca poco che quel contrabbasso lo tiri per davvero, e le toppe e lo stato molto usurato ne sono un indizio inequivocabile 🙂
Andy, voce e chitarra terrebbe il palco anche da solo da quanta carica ha dentro, una voce azzeccatissima per il genere e uno stile in linea: cappello da cowboy, capelli impomatati e movenze alla Elvis ne fanno l’elemento ideale per questo tipo di band. Dalla sua ha le origini scozzesi che lo aiutano un sacco con la pronuncia.
Infine parliamo di Pinna, al secolo Paolo Peddis, torturatore di pelli e bacchette come non ne vedo da tempo. Sempre energico, molto veloce, molto preciso, non ho capito solo una cosa: perché diamine sputi come un lama!
Sputa su tutto: sputa per terra (e vabeh), sulla batteria (sic! tanto poi la smontano altri), sui suoi compagni (contenti loro) e se sei in prima fila e non stai attento anche su di te :).

Dopo il concerto (mentre suonava Roy Paci e Aretuska) sono riuscito a farci due chiacchere: mi è sembrato contento di parlare un po’ con un batterista; gli ho chiesto perché cambiasse così spesso (intendo una battuta si e una no, praticamente) l’impugnatura della bacchetta e se non gli desse fastidio suonare con la bacchetta al contrario: ha detto che è ipercinetico e non riesce a stare fermo (come se non si muovesse già abbastanza mentre suona 😛 ). Mi ha detto che è completamente autodidatta – e sticazzi! – e che se non hai dentro un 4/4 e riesci a farlo da solo non ha senso che tu vada a lezione, che non te lo possono insegnare. Io di Pinna apprezzo tantissimo la fantasia: le canzoni degli Hormonauts sono molto varie, ma anche quando ripete i tempi “base” ci mette sempre dentro delle variazioni più o meno infinitesimali che danno un tocco un più al totale.

Se capitano dalle vostre parti dovreste farci sicuramente un pensiero: sono divertenti, suonano bene, hanno tiro e fanno ballare tutti. Se anche non suonate uno strumento, quando il concerto finisce vi viene voglia di imparare a suonare qualcosa 😉

(link alla loro pagina di Myspace)
Nella foto seguente – sempre tratta da myspace), potete vedere Pinna che salta per colpire i piatti!
the hormonauts in concerto

Piccoli passi per Google Analytics

Via the Official Google Analytics blog, scopro alcune piccole migliorie apportate di recente all’interfaccia, contestualmente alla sparizione dell’interfaccia vecchia:

– pulsante “vai a:”, consente di saltare a una specifica riga dei report tabellari.
– La mappa geografica ora per default è segmentata per nazione, invece che per subcontinente.
– il report “dettaglio contenuto” è ora segmentabile a qualsiasi livello con un livello di incrocio (ad esempio la sorgente per la sola categoria “Google Analytics” di questo blog, o per i post con /2007/ nell’url)
– il report “sezioni per titolo”, segmentato per URL, permette ora di conoscere i contenuti che condividono lo stesso title (molto utile per i SEO)

Trouble

Ho avuto e sto avendo qualche problemino col blog e l’hosting.
Per ora ho tappullato, ma ho dovuto mettere un captcha perché akismet per ora non funziona. Prima o poi risolviamo…

E se… internet fosse super-lenta?

Questo post ha lo scopo di esaminare il “cosa sarebbe successo se…” inerente Internet: io mi occupo di immaginare cosa sarebbe del web senza adsl o fibre ottiche.
(da un’idea di Daniele Simonin)

La crescita della banda è stato un grande motore di sviluppo di internet e dei suoi contenuti. Ai tempi del 56k le cose erano molto diverse, per tacere dell’era ancora precedente o delle BBS. Tralasciando gli aspetti di semplicità di configurazione o di utilizzo, ma concentrandoci solo sull’aspetto contenutistico:

Niente Youtube e siti di video condivisione: sebbene siano in streaming, la maggior parte dei filmati sono molto pesanti. Se anche funzionasse lo stesso dopo aver bufferizzato un bel po’, non potremmo tenere 5 o 6 schede aperte da vedere contemporaneamente.
Niente p2p pesante, nessuno si sognerebbe di mettere in coda un film da 700 mega, che nella migliore delle ipotesi impiegherebbe 38 ore per scaricarsi, una serie televisiva o un’intera discografia di un artista. Forse le major vorrebbero tagliare qualche dorsale oceanica 🙂
Una maggiore attenzione ai tempi di caricamento dei siti: oggi vedo mostri informi che impiegano decine di secondi a caricarsi in ufficio, figuriamoci a casa o con un 56k. La gente se ne frega perché SEMBRA tutto veloce, quando la banda la hai, ma non è sempre così. Forse ci sarebbe anche un maggior rispetto per i web standard, sicuramente ci sarebbe più gusto e meno cazzabubbole glitterate 😀

Ci sarebbe però lo stesso lo spam, per quello basta poco, e per fortuna ci sarebbero lo stesso i blog e gli RSS 😀

non la passo a nessuno. Non è una cosa che puoi scrivere forzato. Se hai un’idea partecipa serenamente, è una catena interessante 🙂

Difficile spiegarlo a voce 2: la batteria

L’altro giorno, mentre guardavo un video del mio nuovo idolo di youtube, mi hanno chiesto: “ma come fai a dire che questo è migliore dell’altro”?

Beh, è difficile. La bravura di un batterista è frutto di una marea di piccoli dettagli, molti dei quali a loro volta devono essere in sintonia col proprio gusto personale, e quindi trarne una sintesi è riduttivo.
Sicuramente una delle prime cose che sento in un batterista è il “tocco”. Essendo uno strumento a percussione il modo in cui viene colpito, il materiale con cui viene colpito e l’angolazione sono fattori che influenzano il suono che ne deriva. Una bacchetta di carbonio produce un suono diverso da una di legno, e una punta di legno uno diverso da una di nylon. Fin qui è semplice. Poi viene il batterista: quel che viene definito “tocco” nell’ambiente, è la maniera di colpire la pelle, l’intensità che si dà ai colpi, se suonando il rullante si colpisce o no il bordo di metallo, se i piatti hanno un bel suono quando vengono percossi (se due persone colpiscono lo stesso piatto non è affatto detto che esca fuori lo stesso suono!)

La pelle di ogni pezzo della batteria poi va accordato tramite dei tiranti. A seconda di come ogni batterista è abituato o preferisce lo farà in modo diverso, ma è assolutamente indiscutibile che possono venire fuori suoni molto belli o molto brutti, rimbalzi facili o rimbalzi difficili. La naturalezza con cui un batterista esegue un pezzo è poi indice di bravura: normalmente una persona è sciolta perché è sicura di sè, ed è tesa se invece è insicura o pensa che tentennerà in qualche punto; il braccio rigido invece è sempre un pessimo indice.

Altra cosa importante è – naturalmente – lo stare dentro alle battute: un batterista deve sì tenere il tempo, ma i colpi devono essere dati in momenti ben precisi. L’orecchio umano è in grado di percepire una differenza di qualche frazione di secondo tra dove un colpo dovrebbe essere e dove invece è. Magari non lo fa a livello conscio, ma il cervello lo traduce in un senso di fastidio, ma comunque ne è in grado. Il batterista meno bravo tende ad ammassare o a espandere troppo questi colpi, io ne sono un esempio lampante: tendo ad ammassare.

Prendendo come esempio una cover dei Rage Against the Machine ho preso due video per cercare di farvi capire questa parte del discorso: nel primo video Martin Périard la esegue in scioltezza, rilassato, con colpi sempre uguali. Dà accenti diversi usando insieme tipologie di piatti diverse anche se potrebbe limitarsi a dare due colpi allo stesso piatto, il suono dei piatti non sovrasta il resto degli elementi (frutto sicuramente di una buona registrazione, ma anche di un ottimo tocco).

nel secondo video l’utente MetalGrand la esegue in modo più “accartocciato”: i suoni sono peggiori, il braccio come vi dicevo è teso, alcuni colpi risultano leggermente ammassati.

Il risultato è che alla domanda su quale dei due sia più bravo, la risposta è sicuramente: “il primo”.

Poi c’è il discorso sul gusto, ma non si può fare su una cover. Il gusto è quel che un batterista fa quando ha libertà di scegliere cosa fare; può essere un intermezzo prima di un ritornello ma anche la scelta del ritmo da tenere per tutta la canzone. Questa forse è la parte più difficile di tutte da spiegare. Riducendo il suonare la batteria ad una mera questione matematica, eliminando quindi per un attimo tutto il discorso precedente sul tocco, possiamo dire che eseguire un pezzo è una combinazione ordinata di elementi finiti. La combinazione è data dagli elementi possibili della batteria (cassa, piatti, rullante, tom) e dagli “slot” con cui riempire una battuta (per convenzione una battuta non si suddivide mai in più di 64 parti (sessantaquattresimi)) e ovviamente il numero massimo di elementi che possono essere colpiti insieme è 4: due mani e due piedi 🙂

Semplificando, io posso scegliere di fare un banale 4/4 TUM-PA-TUM-PA e tu di fare un 4/4 diverso TUM-TUM-PA-TUM-TUM-PA. stanno entrambi in qualsiasi canzone di 4/4, ma ci stanno in maniera diversa, e ovviamente dipende dalla canzone. Anche gli assoli di batteria sottostanno a questa regola: sebbene l’obiettivo di una assolo sia dimostrare quanto si è bravi, generalmente non apprezzo chi ostenta solo tecnica e velocità. Preferisco qualcuno che faccia sentire VARIAZIONI – anche pesanti – di uno stesso pattern, lo considero più creativo. Jeff Porcaro dei Toto era uno che aveva gusto da vendere (e un tocco della madonna): non credo abbia mai fatto un assolo durante un concerto, ma è considerato uno dei migliori batteristi mai vissuti, perché faceva sempre quel che doveva essere fatto nel momento in cui andava fatto: era UTILE all’economia delle canzoni del suo gruppo.
Questo non significa che qualcun altro non possa essere bravo come Jeff, significa però che difficilmente potrebbe inventare un riff migliore dei suoi nelle sue canzoni.

L’ultimo punto che guardo quando considero un batterista è l’integrazione col suo gruppo e il groove.

È entrato nel gergo comune il modo di dire “ha un bel groove”, intendendo una musica o un musicista in grado di creare una potente empatia con l’ascoltatore tramite il solo linguaggio ritmico. Una espressione gergale assimilabile in uso negli ambienti musicali può essere “ha un bel tiro”.

Se la sezione ritmica (ma meglio ancora tutto il gruppo) ha una buona sinergia, ti fa vibrare dentro mentre ascolti, non produce una sensazione sgradevole nella tua testa a prescindere dalla musica fatta, allora c’è groove, e parte del merito va sicuramente al batterista 🙂