Quando vedi i tuoi figli tutti i giorni non è facile vedere i momenti in cui cresce, quindi devi fare affidamento su particolari attimi che io chiamo “scatti di crescita”. Quelli facili sono la prima volta che ti chiama, quando cammina, la prima pappina, eccetera… ma altri sono meno facili, vanno colti. Quando abbiamo tolto le sbarre al lettino di Caterina lei era felicissima, a volte basta davvero poco per farli contenti.
Un primo scattino è stato la prima volta che è venuta lei a svegliare noi, con il rumore dei piedini nell’altra stanza (l’inconfondibile TU TU TU TU ravvicinato tipico dei piccoli tappi
) e lei che compare accanto al lettone. Ma stamattina ne ho vissuto un altro: io che mi sveglio, mi faccio la doccia e mi preparo nel silenzio, entro in camera al buio a salutare la signora prima di uscire e quando giro la testa vedo la piccola sagoma nella penombra, in piedi nel corridoio. A metà tra l’infarto da film horror per la sorpresa e l’orgoglio di papà per la piccola che diventa grande e autonoma…
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Ale: “… e poi il 6 gennaio viene la Befana, bisogna appendere le calze, e lei le riempie di giochi e dolcetti, ma solo se i bambini sono stati bravi”
Tambu: “tu sei stata brava, Cate?”
Cate: “si si”
Tambu: “si, effettivamente è vero. E ai bambini cattivi invece cosa porta, la Befana?”
Cate: “eehh… mhhh…”
Tambu: “il CA…”
Cate: “il CARBEQUE!“
[più tardi, giocando alla tombola degli animali]
Tambu: “il gabbiano, chi ce l’ha?”
Cate: “IO! IO!”
Ale: “brava Cate, ti manca solo una tessera per vincere!”
Tambu: “ecco… il maialino!”
Cate: “IO! IO! eh eh”
Ale: “bene, hai tutte le tessere, brava. Hai vinto tu, come si dice quando si hanno tutte le tessere? che hai fatto…”
Cate: “TOMBA!!“
Tambu: “no, non puoi alzarti, perché dobbiamo finire di mangiare”
Caterina: “ma devo sistemare il disegno” (si alza lo stesso)
T: “Caterina, torna a sederti, perché così stai disubbidendo. E disobbedire porta i bambini ad essere puniti, te l’ho spiegato cento volte…”
(torna a sedersi)
C: “I bambini bravi stanno seduti a tavola, fino alla fine!”
T: “Esatto”
(mi mostra il pugno chiuso)
C: “Quelli cattivi invece vengono PUGNITI!”
T: “Beh ecco, non proprio. (forse quando proprio esagerano
)”

Tambu: “Caterina guarda che se continui così chiamo Babbo Natale al telefono e…”
Caterina: “… e lui non mi lancia più i regali”
Ale: “lancia? :O “
Tambu: “ha detto lancia! La bambina è talmente avanti che ha già capito che non ce la farebbe a scendere in ogni casa, e allora lancia i regali dalla slitta, tipo aiuti umanitari”
A tavola.
Caterina: “due, tre, cinque, sette, undici”
Tambu: “dai i numeri?
cosa leggi?”
[guarda verso l'orologio da parete in cucina]
C: “nove, sei…”
T: “c’è il tredici in quell’orologio?”
C: “SI!” [indica verso l'orologio]
T: “ehehehe, t’ho fregato…”
Il disegno è totalmente suo. Ciglia e sopracciglia le ha fatte lei dietro suggerimento. La scritta ovviamente no. Neanche tre anni, bravina no?
Tambu: “dai fammi qualcosa da mangiare con la tua bella cucinina”
Caterina: “va bene. ecco qui” (mi porge una pentolina con dentro delle ghiande)
T: “Cosa sono?”
C: “Ghiande!”
T: “ah ecco. buone. ma il sale c’è?”
C: “no, eccolo”
C: “e anche l’olio”
T: “ok grazie. buone però”
C: “oh no! aspetta! mancano le patate” (prende una patata di plastica dalla scatola e ce la strizza sopra tipo limone)
T: “ah le patate. Ma non le hai cotte? sono crude?”
C: “no, non sono crude. sono FINTE!”
Fai della Paganella, prato esterno giorno, casetta giocattolo con Pupazzo dentro affacciato alla finestra e io fuori.
Caterina: “giochiamo al negozio!!”
Tambu: “ok. buongiorno signorina”
C: “bongiorno”
T: “vorrei un panino, che ingredienti avete?”
C: “prosciuuuutto, insalaaaata…”
T: “e formaggio no?”
C: “formaaaaggio…”
T: “ok, allora prendo un panino con: salame, insalata, stracchino e porchetta”
Caterina esce dalla casetta, fa finta di prendere qualcosa nel prato e torna dentro
C: “Ecco il panino con insalata, stracchino e salame. E coltello”
T: “Ah la porchetta non l’avete? vabbeh fa niente. Oh che carina mi ha dato il coltello per tagliarlo
” (non era così, ma lo capirò soltanto dopo
)
T: “OH OH la mamma ha finito di telefonare! Mamma, vieni anche tu a comprare dalla Caterina”
M: “Che bello questo negozio, che cosa avete?”
C: “I panini!”
T: “E dì alla mamma che ingredienti avete…”
C: “insalaaaata, formaaaaggio, prosciuuuuutto e FORCHETTA“
Tambu: “sei contenta cate, che vai sui pony?”
Caterina: “si si! Prima su un pono poi sull’altro pono e poi sul cavallo”
Tambu: “ehm no cate, pony è una parola che non ha singolare, e poi il pony e il cavallo… vabbeh lasciamo stare
“
“Mamma, ho fatto un bel sogno stanotte…”
“E cosa hai sognato?”
“… un kiwi“
Beh dai, se non altro adesso non dovrò più concentrarmi a cercare le “R” e cambiarle in “L” quando scrivo i post della Caterina










