dialoghi che continuate a sentire nel 2013

[questo post è la triste continuazione di quest'altro]

“Ciao, hai avuto problemi a trovare questo posto?”
“Mah, no, ho seguito i cartelli… solo alla fine, erano diradati, mi sono un pochino perso ma poi ce l’ho fatta”
“ah, non ce l’avete il navigatore?”
“no, non viaggio spesso. Ora scusa, controllo cosa ha fatto $quadradicalciopreferita”

E tira fuori uno smartphone

***

“ti seguo in macchina, che non so dov’è il posto. E mi raccomando, vai piano, che se non ti vedo più mi perdo, non so dov’è il posto!!”.

quantità di smartphone presenti nella macchina: 3

Letterina

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Le ho detto che Babbo Natale ha chiesto ai bambini, quest’anno, di scrivere le lettere presto che alle poste c’era ingorgo (mi riferivo ai corrieri, in realtà :))
Dopo pochi giorni lei ha prodotto questo foglio, con le seguenti richieste:

Il poni bianco
Uincsirenics
Il conilieto ce manga lacarota

si grasie babonatale

Ah, il vituperato italiano! Almeno si scrive come si pronuncia :)

La cassa

Cate: “guarda! Mi hanno e regalato il microfono. Come funziona, come si usa?”
Io: “eh ora ho un attimo da fare, comunque bisogna attaccarlo a una cassa. Ti aiuto tra qualche minuto, appena finisco”
Cate: “ah la cassa. Capito”

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Testa e coda

Che io abbia un’alta considerazione di me stesso è abbastanza noto, soprattutto fra chi mi conosce di persona :)
Il problema è che a me non sembra di fare chissà quali speciali pensate, ma solo di vedere le cose da una prospetttiva un po’ più ampia del normale. Facciamo l’esempio dei treni dell’altro giorno.

Prendo il treno per lavoro due volte alla settimana, 4 viaggi in totale. Pendolare, sempre gli stessi treni. Ho l’abitudine di prenotare sempre la stessa carrozza e lo stesso posto, così non devo sempre consultare il telefono per sapere dove sedermi: arriva il treno, so dove si ferma, salgo e bon.

A Milano Centrale, stazione “terminale” (cioè con i binari tronchi), non sai mai se le carrozze con i numeri bassi sono da una parte o dall’altra. Ed essere in cima o in fondo a un treno cambia molto la strada che devi fare. MA questo sarebbe il male minore, perché almeno per me si tratta sempre di treno in partenza, e tempo ne ho in abbondanza…

Nella mia testa pensavo che l’ottimo sarebbe se il treno fosse sempre “girato” nel medesimo modo, ma poi è finita lì. La cosa ha iniziato a infastidirmi quando ho dovuto prendere un FrecciaBianca che a Centrale faceva solo fermata, quindi il tempo a disposizione era minore. Finché il treno non arriva non c’è modo di sapere come sia “girato”. Allora mi sono detto che sarebbe molto utile saperlo a priori, in modo da posizionarsi sul marciapiede di conseguenza.

L’altro giorno ho sentito che in alcuni annunci adesso annunciano le carrozze che sono in “testa treno”, quelle a “metà” e quelle in “coda treno”. Bene, bravi. PECCATO che “testa” e “coda”, a Centrale, non abbiano senso, se non spieghi cosa intendi tu. Testa è dove c’è il locomotore? ma alcune volte esso tira il treno, altre volte lo spinge. Inoltre a Centrale quasi tutti i binari hanno un locomotore in testa, magari residuo del convoglio precedente, e non è detto che sia attaccato e sia quello che fa trazione. Per non parlare dei FrecciaRossa, che sono convogli fissi con locomotore a entrambi i lati…

Testa è dove finisce il binario? oppure testa è la direzione che il treno prende quando parte?

E per i treni che in Centrale hanno solo una fermata intermedia, e che quindi cambiano senso di marcia quando ripartono? Testa è il lato vicino alla fine del binario quando arrivano o quando partono? la direzione che hanno quando arrivano o quando ripartono?

“testa” e “coda” sono due concetti che hanno senso solo se il verso di marcia è noto o palese, cioè in tutte le stazioni “normali”. A Milano Centrale, se prima non chiarisci cosa intendi, non serve a niente.

Non mi sembrano tuttavia ragionamenti così difficii da fare, basta mettersi un po’ nei panni di chi ascolta il tuo messaggio e farsi delle domande sulla chiarezza di quanto esposto. no?

Fatto apposta per te

dacatecameriera
(clicca per ingrandire)

La Caterina, forte del DNA dei suoi genitori, sta rapidamente sviluppando un suo modus operandi che le farà fare tanta strada :)
Unendo le abilità di copy della mamma e la propensione al marketing del papà ha composto il claim qui sopra, creando il nome del ristorante “da Cate cameriera” e lo slogan definitivo “pasta al pesto fatta apposta per te”.

Chi non entrerebbe in un ristorante del genere? :D

(per quanto riguarda il DNA del papà vi avevo già detto della sua passione per i numeri, forse.

“papi, è vero che 100 + 2 fa cento-due?” “si”
“e che 100 + 7 fa cento-sette?” “ma si”
“e che 100 + 13 fa cento-tredici?” “si si. ma quanto fa 8 + 100?”

otto-cento:D )

Non è un paese per matematici (e uomini di marketing)

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Il tono entusiastico di questo vecchio messaggio mi urta. Perché, TIM, cerchi di prendermi in giro esaltando una condizione che mi arreca danno? il tono del messaggio è sbagliato, perché almeno la matematica elementare gli italiani la sanno. O no?

Da 20 Mega a 25 = +25%
Da 2 euro a 3 = +50%

oppure:

vecchia offerta = (2euro*100)/20 = 10 centesimi al Mega
nuova offerta = (3euro*100)/25 = 12 centesimi al Mega

Ora lo scrivo!

Questo è idealmente il seguito di “questo lo rigo” dell’anno scorso. Allora era per finta, adesso invece per davvero.
Ieri la Cate e un amichetto giocavano a disegnare il pavimento della strada coi gessetti. In un luogo affollato parte dello sforzo sta nell’evitare che le persone calpestino le opere dei novelli madonnari, per cui lei fa una grande X e annuncia: “questo vuol dire “non rovinare il mio disegno””.

Noi le diciamo “scrivilo, così lo capiscono meglio”.

scritta
(clic per ingrandire)

Sul finale s’è un po’ persa, ma ci ha messo pochissimo e con pochi dubbi

ngà!

“ngà” è un intercalare che usava mia nonna, che se n’è andata da quasi una settimana. Nessuno ha mai capito cosa significasse in realtà, nonostante ci avessimo provato in molti. La potevi sentire al telefono mentre parlava con amici e parenti, specialmente della sua terra natale, ed eri certo che ogni tanto un “ngà” ci scappava :)
La versione completa e più famosa era “ngà, u fiddiu”, che era una frase semplice che racchiudeva il potere semantico della giustificazione/protezione/manleva verso un bambino o ragazzo.

Ho sempre saputo di essere una persona fortunata, perché non vive lutti di una certa entità da tantissimi anni: mio nonno paterno non l’ho mai conosciuto, mio nonno materno è mancato che andavo alle elementari, i genitori li ho. Ho sicuramente visto e vissuto lutti pesanti per parenti acquisiti o familiari più lontani, e ho sempre provato a immaginarmi quale dolore si potesse provare per quelli “vicini”. Lo facevo perché pensavo, nella mia testa ingenua, di potermi preparare in qualche modo, come se prepararsi al dolore fosse come prepararsi per una corsa.
Ho invece realizzato, di colpo e col frastuono di uno schianto, che ero un illuso, un bambino; avevo un pensiero da piccolo in un corpo quasi quarantenne.

Ho però dei ricordi molto belli di mia nonna, una persona speciale e amata da tutti, una persona buonissima e amorevole, e siccome questo blog è anche un po’ la mia memoria, qui li voglio lasciare.

Mia nonna che prende il treno per andare in Sicilia, da sola con me, e che quindi mi permette di fare vacanze estive lunghissime senza dipendere dalle ferie dei miei genitori.
Mia nonna che stipa una borsa frigorifera con qualsiasi ben di Dio mangereccio della sua terra nativa, quando si tratta di ritornare al Nord.
Mia nonna che pianta di nascosto “u sanapune” (verdura che non ho mai capito a cosa corrisponda in italiano corrente e che sembra esistere solo in Sicilia) ai bordi di un orto di campagna nell’entroterra genovese.
Mia nonna che deve farmi una puntura, ma le trema la mano tantissimo per il dispiacere di bucarmi il sedere che mi fa tanto male da dover demandare a mio padre, richiamato per l’occasione.
Mia nonna che cucina polpette per un esercito, e riunisce in un pranzo 4 generazioni: lei, i suoi figli, i nipoti e la Caterina sul seggiolone, che mangia polpette con le mani peggio di Fantozzi nella scena della prigione-dieta :)
Mia nonnna che gioca con me con i chiodini.
Mia nonna che non la smette di complimentarsi con me e la Ale per “le belle orecchie della Caterina” appena nata.
Mia nonna che sul pullman per Gardaland dice “ho portato le scacce”, intendendo i soldi per l’ingresso, e io che ovviamente capisco le scacce ragusane da mangiare :)
Mia nonna che ogni inizio anno ricopia i compleanni di tutto il parentame sul nuovo calendario annuale.
Mia nonna insieme a tutte le altre nonne, alla cena di Laurea di Alessandra.
Mia nonna e la sua faccia quando portata con l’inganno in un ristorante per il suo compleanno ci trova figli e nipoti ad accoglierla :)

Mia nonna, che ora non c’è più ma che invece ci sarà sempre.

Nuovi amici

Nella inesorabile e progressiva perdita di potere del maschio medio quando ha in casa due donne, l’argomento “vorrei un gattino ora che Soli non c’è più” ha purtroppo fatto presa più volte, da più voci, e mi ha costretto a cedere su tutta la linea, addirittura raddoppiando la posta: due trovatelli di campagna che abitavano il garage di mia suocera.

Ho dato il mio benestare ad una ed una sola condizione: la scelta dei nomi senza possibilità di replica.

Quindi vi presento Brin & Page :D

brin-e-page

(clicca se li vuoi vedere meglio)