Il potere del brand

Sabato il concerto è andato benone, tutto sommato: poco pubblico, ma buono. Non fosse per l’ora pomeridiana allucinante a cui siamo arrivati al palco, e al ritardo mostruoso con cui l’omino dell’Enel è venuto a connetterci alla rete elettrica sarebbe stato meglio, ma mi sono rifatto dormendo un po’ su una panchina 😀

Oltre al solito pubblico di fedelissimi e fidanzati/e c’era lui (che mi doveva una clacque perché m’aveva tirato il pacco l’anno scorso) e un paio di amici incontrati casualmente in passeggiata ad Arenzano e costretti a seguire il concertino 😀
Passeggiata che non vi raccomando: non so se era per via della fine della scuola, ma dopo mezzanotte – dopo il rientro della maggior parte delle famiglie sane – la passeggiata di Arenzano si è trasformata in una succursale di Brasilia. Torme di ragazzini dai 13 ai 18 anni ubriachi marci (e con marci intendo al punto di vomitare per strada, ragazze comprese), violenti e attaccabrighe, bottiglie rotte e bidoni rovesciati a calci, pazzi in motorino, ambulanze e incendi. Addirittura uno ha strappato una pianta da una aiuola, con tutto il bulbo, e ha tentato di colpire l’auto davanti alla mia; ovviamente gliene veniva ancora a lui. Insomma, un bel posticino :-/

Ah, il “fare brand” è riferito al fatto che per la prima volta, che io mi mi ricordi, Guido mi ha chiamato “Tambu” e non Marco 😀