A Genova c’è un posto (la bottega del caffè) che fa uno dei caffè più buoni della città, e il caffè shekerato indubbiamente più buono del mondo.
La particolarità di questo posto, però, è il linguaggio che i commessi usano per le ordinazioni; decisamente particolare, e intricato, e molto affascinante. Io e un collega, noti frequentatori del luogo, l’abbiamo in massima parte decifrato:
(una premessa: il bancone è curvo, e solitamente ci stanno in 4: due per parte al banco e due alle due macchinette rialzate, una per parte, a sfornare caffè a raffica. Il locale, nelle ore di punta, è *DANNATAMENTE* pieno. da qui l’esigenza di un codice per evitare malintesi)
Colui che prende le ordinazioni trasforma le richieste del cliente nel codice “della bottega”. O le formula così, o niente. I caffè vanno ordinati cardinalmente in ordine di richiesta. Le modifiche devono essere chiare nel momento della dettatura. per cui ad esempio:
- “due caffè normali” diventano “2 caffèèèè“
- “due caffè macchiati” diventano “2 maaacchia“
- “un caffè normale e uno macchiato” diventano “2 caffèèè, 1 macchia“
Fino qua, niente di particolarmente anormale. se però durante la discesa di questi due (o N ) caffè, arrivano altri clienti e altre ordinazioni, la numerazione prosegue. per cui, ipotizzando l’arrivo di altri 3 clienti:
- “tre caffè” diventano “3, 4 e 5“
- “due caffè, di cui uno macchiato, e un caffè shackerato” diventano “3, 4 macchia e 5 shaaaake“
- “un decaffeinato e due normali” diventano “3 deca, 4 e 5”
e via così… chiaramente i prossimi clienti saranno 6, 7, 8 e così via.
Fino a quando? beh, non è che a fine giornata si chiamano le centinaia. In un momento di stanca, o quando l’omino al banco decide, grida “CAMBIO” e il conteggio riparte.
L’unico caso in cui questo codice non è rispettato, è se ci sono pochi clienti. Quindi è lecito chiamare “dueeeeee” e se non ci sono altre chiamate nel frattempo, quando l’omino alla macchinetta passa le tazzine a quello al banco è implicito che ripartiranno da 0.










17 comments
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14 December 2006 at 13:51
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15 September 2006 at 16:44
silentman
Usano un dialetto leggermente diverso (anche se molto simile) al Caffè Degli Orefici, qui,
qui, o qui.
E il caffè è qualcosa…..
15 September 2006 at 16:51
Tambu
conosco. ma è nato prima quello della bottega. inoltre il caffè degli orefici proprio non mi piace :-\
15 September 2006 at 19:19
Giovy
Che casino! Guarda… io ho preso il caffè in decide di bar diversi, ed alcuni di questi anche estremamente affollati, ma MAI ho visto che fosse necessario addirittura un codice.
Ok… ogni tanto scappa una tazzina in più.. ma chissenefrega, è anche quello il “bello della diretta”.
15 September 2006 at 19:58
Tambu
nono, il bello di questa caffetteria è ANCHE il modo in cui fanno le ordinazioni. E tra l’altro, non ho MAI visto sbagliare un’ordinazione nè un cliente che avesse da ridire…
15 September 2006 at 20:05
estrellita
anche perché gli avventori sono quasi tutti avvocati, visto che è a un tiro di schioppo dal tribunale!
16 September 2006 at 15:06
Marty
Ci sono capitata un paio di volte, ma hanno tutti la puzzetta sotto il naso, molto peggio di quelli dal sottopasso della Rinascente (dove il codice è lo stesso!).
), o quello in Via Ettore Vernazza, vicino al ristorante cinese, mooolto più ruspante, e senza codice. Ciao Marty.
Mille volte meglio il Baratti della Rinascente, dove vanno gli avv. più simpatici (come la sottoscritta
16 September 2006 at 18:55
Filippo
Non vorrei essere cattivo ma per quanto ho visto in giro (bar/pizzerie/ristoranti), sopratutto i locali più affollati dove ancora prendono gli ordini con carta e penna, questo metodo è molto usato. In linea di massima cambiano un pò le parole chiave, ma il concetto resta. Ciao Filippo.
16 September 2006 at 19:59
alberto
…..ragazzi cari….e se nella confusione optassimo per la moka di casa….con il caffè messo a VESUVIETTO….come dicono i napoletani….vulgo dopo aver riempito il filtro aggiungi un cucchiaino di caffe in polvere a montagnola (ecco il vesuvietto) che verrà compresso avvitando….
esplosivo e funziona….e Tambu lo sa che quando faccio lezione sono piuttosto sveglietto……o’Vesuvietto…..
17 September 2006 at 17:44
Andrea Giuliani
Che sistema da paura che hanno!
17 September 2006 at 20:18
Barbara
Acc uno che inizi a lavorare li quanto ci mette a imparare sto codice!?
Sembra un macello!
18 September 2006 at 09:13
Tambu
a me sembra semplicissimo (e efficace). Cmq noi lo abbiamo capito anche perchè seguivamo le gesta di un nuovo arrivo, al quale venivano elargite a poco a poco le nozioni
18 September 2006 at 09:35
estrellita
la moka è sempre la moka, comunque
20 September 2006 at 09:23
silentman
Io la moka in casa non ce l’ho, ma anche l’avessi penso che continuerei a prenderlo al bar, il caffè al bar (come del resto la colazione) è uno dei piaceri della giornata (ed è pure più appagante socialmente
)
26 September 2006 at 15:21
missk
io concordo con silentman, ai tempi dell’università ho messo su chili per colpa del Caffé degli Orefici (tutti tranne in via S.Vincenzo, dove per altro mi stavano sulle palle). Il gusto del caffé neppure lo si sentiva… ma le porcate che ci mettevano erano fantastiche e la panna semplicemente divina.
cmq il codice è immediato, almeno per me… e aiuta la memoria.
3 October 2006 at 11:23
Gio
Troppo distante per me, un sabato però faccio un passo ad assaggiarlo. In compenso dalle mie parti in S. Lorenzo trovo divino il bar Illy di via Canneto il Curto (angolo con piazza cinque lampadi), in più facendo l’abbonamento (otto buoni per dieci caffé consegnati in elegante confezioncina di alluminio per un totale di 8 euro) ti regalano anche un barattolo da 200 grammi di caffé Illy.
15 December 2006 at 13:55
Morghy
E san lorenzo sarebbe distante dalla bottega del caffe’??:-D
Eddai Gio, si tratta di attraversare De Ferrari!:-))
Comunque e’ vero Tambu: l’atmosfera che regna in quel bar e’ unica. Sanno di avere la nomea di *fra i migliori di Genova* e questo si paga!! oh, se si paga!:-)