copyDESTRA e copySINISTRA

Da uno che per tutto il giorno dice “alle 18 vado a vedere Steve Ballmer” invece del suo acerrimo nemico Richard Stallman forse non ci si dovrebbe aspettare troppo.

Invece vi dico lo stesso cosa penso di quell’incontro:

Stallman è una figura carismatica nel mondo dei computer. Forse addirittura più di quanto possa meritarsi; eppure non è uno che dice cavolate, non in senso assoluto. Ha il grande merito di essersi posto alcune domande, invece di sbattersene come molti altri, e tenta anche di dare la sua soluzione. Semmai, l’impressione è che sappia la lezione a memoria e la propini più o meno uguale a tutte le innumerevoli conferenze cui è invitato ogni anno.
A tratti ingenuo, secondo me, quando afferma che una cosa (il copyright) è sbagliata semplicemente perchè per millenni l’uomo ne ha fatto a meno, non esisteva. Potremmo quindi affermare, seguendo questa logica, che Stallman è contrario al suffragio universale?

Essere a favore delle idee di Richard solo perchè in generale “ci viene comodo” è un errore facile in cui cadere, e non escludo che molti facciano l’associazione Stallman -> open source -> gratis. No, le sue idee sono leggermente diverse, e hanno il grande merito di andare oltre al problema dell’informatica, sebbene sia in questo campo che esse trovano il maggior vigore e un campo fertile di applicazione.
Semmai bisognerebbe capire come pensa di applicarle, visto che non l’ha detto: se siamo tutti d’accordo che la ricetta della carbonara è di dominio pubblico, e che io posso modificarla a piacere e ridistribuirla migliorata, trovo francamente difficile che qualcuno vada in casa di Vissani e lo costringa a dire l’ingrediente segreto della sua ultima torta…

Se il mondo dell’open source si basa su “volontari” che fanno andare avanti i progetti, non credo che questo sia applicabile al mondo Enterprise, ove se c’è un problema non si può aspettare il volontario, ma il contatore delle perdite cash scatta un secondo dopo che il problema s’è verificato. So benissimo che con l’open source si può anche fare business (Suse, RedHat), mi domando solamente se la sua forza non sia anche la sua stessa debolezza…

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4 Comments

  1. Io la vedo così: per ogni evento ci vuole un vestito adatto. In una pma l’opensource quasi mai è sinonimo di risparmio, anzi. Il problema delle idee di Stallman, secondo me, è che non fanno i conti con la realtà in cui dovrebbero essere applicate.

  2. Pensare che il mondo open source sia mandato avanti da volontari è l’errore…
    Open source vuol dire “codice aperto”.

    Quando io ti do un programma (a titolo gratuito o oneroso) ti passo anche i sorgenti.
    Quando io ti vendo la macchina, ti do anche il motore, se tu sei meccanico, lo potenzi e lo fai diventare una bomba. Se meccanico non sei, allora, o lo lasci com’è, o tornerai da me a chiedermi di fartelo diventare una bomba.

    E’ la stessa cosa che succede con i business open source: creare un mercato globale dell’assistenza. Dove questa assistenza è in parte puro business, in parte già sviluppo per il passo successivo.

    Un programma non open source è limitato. E’ quello e così te lo tieni. Personalizzarlo in codice vorrebbe dire far aprire una nuova linea di prodotto alla casa produttrice. In parole povere non si può se non a costi esorbitanti…

    Si potrà obiettare: ma io compro il programma da Ciccio, e poi lo faccio modificare da Stefano. Ciccio c’è rimasto fregato, perchè il maggior profitto dell’assistenza l’ha preso Stefano.

    Vero, ma è il mercato…
    Il mondo open source è visto come di chi non vuole spendere: mai cosa fu più sbagliata.
    Il mondo open source è l’unico a creare un mercato veramente libero. Così come dicono di volerlo i potenti del WTO, anche se poi fanno di tutto per evitarlo.

    Il codice aperto mette tutti nella stessa posizione: nessuno ha una vera posizione dominante. Nessuno può creare un vantaggio competitivo basato sulla propria “pesantezza”.
    Puoi creare un programma e ritrovarti il giorno dopo 1000 competitors che ne sanno più di te ed offrono assistenza e sviluppo ad un prezzo inferiore.

    Proprio per questo gli sviluppatori open source sono visti come dei “volontari”. Di fatto non lo sono, e collaborano perchè sanno di non poter farsi concorrenza seria 🙂 .

    Nessuno dice mai che tutto questo va a vantaggio del consumatore…
    Un mercato senza chiare posizioni dominanti è un mercato dove per emergere devi usare “qualità” e “prezzo competitivo”.

    A grandi linee, sono i presupposti della concorrenza perfetta: concetto che non è proprio del bolscevico utilizzatore di software open source…

    Just my 2 cents 🙂

  3. guarda, quella dei volontari l’ha detta proprio Stallman in persona, l’ho scritta pari pari… per il resto son d’accordo con te

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