mucche a cui mungere soldi…

Genova credo sia la sola città al mondo dove ci sono parcheggi a strisce blu sulle corsie degli autobus. E se ci pensate è geniale: paghi sempre!
se è orario di parcheggio, paghi per starci. Se non è orario di parcheggio, paghi se ci transiti. Più tutte le sfumature, cioè quando inizia una cosa e finisce l’altra, o se paghi per starci sforando anche in una finestra temporale in cui invece è corsia dei bus.

Le nuove colonnine poi, sono fantastiche…
in piazza della vittoria si pagano le strisce blu anche domenica e festivi. e vabeh. fino alle 21 invece che fino alle 20. e perché?
comunque devo dare 4 euro, e non ho moneta. La colonnina prende anche le banconote, metto 5 euro ma la Ale mi fa notare che non dà resto. Allora premo il tasto rosso CANCELLA… e lei mi stampa il biglietto come se avessi premuto conferma.

Infine, arrivo all’Oktoberfest, dove alla sera l’unica birra che ti vendono è quella da litro. Con tutta la buona volontà, non ce l’avrei fatta, la Cate non beve birra – ancora – mia moglie non molta.
“ce l’avete solo da litro”?
“si”
“ok, tre acque gassate”.

il marketing, questo sconosciuto

non mi ricordo di essermi mai iscritto a un tuo servizio, l’unico, che dai via email. Mi ricordo di averti scritto personalmente, quello si, e quindi non vedo perché dovrei ricevere la tua email con cui mi informi del tuo prossimo mega-evento. Ma vabeh, siccome diciamo che mi interessa, soprassediamo. L’evento è bello, ci mancherebbe, e quasi quasi la mail la inoltro ai miei amici e organizziamo. D’altronde non è la pubblicità che vuoi?

e allora, perché mi intimorisci con la nota finale

Il presente messaggio, contiene informazioni strettamente riservate ed è destinato esclusivamente al destinatario sopra indicato, il quale è l’unico autorizzato ad usarlo, copiarlo e sotto la propria responsabilità, diffonderlo. Chiunque ricevesse questo messaggio per errore o comunque lo leggesse senza esserne legittimato è avvertito che trattenerlo, copiarlo, divulgarlo, distribuirlo a persone diverse dal destinatario è severamente proibito ed è pregato di rinviarlo immediatamente al mittente distruggendone l’originale.

Io lo ricevo per errore o no? sono legittimato a diffonderlo o no? nel dubbio distruggo tutto, sai?

andiamo avanti: nel corpo del messaggio mi informi che il calendario completo degli eventi è sulla tua pagina facebook. Per fortuna non mi chiedi il like per vederla, ma guarda un po’, il programma è disponibile come applicazione, che mi fa un redirect su un pdf sul tuo sito. pdf veramente orrendo, che si chiama “presentazione” e non programma, fatto di 29 pagine di testo fitto, in cui il programma è comodamente a pagina 18. non facevi prima ad allegarmi un singolo foglio alla mail, o scriverlo direttamente nel corpo? tanto l’obiettivo non era aumentare i like, e nemmeno fare accessi a un pdf, giusto?

Sicuramente il tuo evento sarà un successo, ma credimi, non è di sicuro per merito di come ti muovi online!

pesche e ananas 6 – la postfazione

Alla fine poi non era nemmeno così difficile immaginarselo, ma la realtà supera sempre la fantasia. Se abbandoni un campo coltivato, entro breve viene invaso dalle erbacce. Puoi anche aver lasciato poche e precise istruzioni, per salvare il salvabile, ma l’incuria si porterà via tutto… tipo un anno e mezzo di lavoro alle ortiche in due mesi, cose così…

Oppure quei semplici gesti che servono a ricordarti il perché l’uomo del Monte ti ascolta, quando parli, e il mezzadro no. Aneddoti da tramandare ai posteri tipo quando il padrone del terreno voleva allargare il campo con una sopraelevazione e t’ha chiesto consiglio, e tu gli hai detto “facciamo un rialzo in cemento, fan tutti così nel mondo, ci metto poco” e lui insisteva che lo voleva in bambù, che il resto dei campi c’aveva il bambù. E sia, te avevi fatto il rialzino in bambù, bello e carino, coi rinforzini, i legacci, lo scarico per le acque piovane… avevi anche fatto alcune modifiche, per renderlo gradito, e dato istruzioni su dove mettere i cartelli e cosa scriverci. Avevi coperto tutto con un telo, aspettando una inaugurazione che tardava, ma sarebbe bastato solo premere un pulsante e il velo sarebbe caduto.

E invece no, il velo resta per sempre, e il terrazzamento è stato fatto – abusivo e nell’angolo opposto – da un cinese, che c’ha messo un cartello cinese, l’ha tirato su in tre giorni, e mostrato al mondo con gioia del padrone dei padroni. E ovviamente è stato fatto in cemento. Alla faccia tua, che non capisci niente!

Scenari futuri di Rossi in Yamaha

Come ormai sanno anche i sassi, Valentino Rossi ha scelto di abbandonare la Ducati e tornare in Yamaha, dove presumibilmente finirà la carriera (o quantomeno la carriera in MotoGP). La scelta, come qualsiasi cosa lui dica o faccia, divide tifosi e detrattori, sia che si tratti di tifosi o detrattori di Valentino sia che si tratti di tifosi o detrattori della Ducati.

Dal canto mio, dovreste saperlo, sono tifoso del dottore e non mi va a genio la Ducati. Sono quindi stati due anni difficili per me: ovviamente avrei preferito vederlo vincere, a prescindere, ma dovermi anche sorbire i commenti di chi pensa che la Ducati sia stata “rovinata” da Rossi era eccessivo. La Ducati, diciamolo, non ha mai combinato un granché se escludiamo un mondiale piloti vinto grazie a Stoner (cfr. wikipedia), e la speranza che Valentino facesse il miracolo era un scommessa. Col senno di poi possiamo dire con tranquillità che era una scommessa persa. Quindi un po’ di fatti e scenari futuri:

  • Essere campioni non basta: prendi Hayden ad esempio. O è scoppiato (e può essere, eh) o faceva piazzamenti medi migliori con la Honda rispetto alla Ducati. (cfr. sempre wikipedia). Idem Valentino, troppo divario tra tre anni fa e adesso.
  • La Ducati sembra incarnare lo spirito medio dell’azienda italiana: “sappiamo fare questo, cerchiamo qualcuno che sappia farlo funzionare al meglio”, quando invece il resto del mondo funziona con “prendo qualcuno che mi aiuti a fare le cose per bene”. Infatti il commento medio è “Valentino non sa guidare una Ducati, Stoner invece si che…” si che cosa? Valentino è quello che ha preso una Yamaha devastata e ci ha vinto alla prima gara, davvero uno si può rimbambire al punto che non sa più spiegare cosa cambiare?
  • Valentino non è più un ragazzino, e potrebbe anche battere il record di Agostini (e considerando il panorama dei piloti odierni, se ce la facesse potrebbe anche tenerselo per un bel po’, quel record. Perché non dovrebbe provarci?
  • Comunque vada sarà colpa sua. Ho un amico molto Ducatista che ha già messo le mani avanti: “se vincerà con la Yamaha, significa che non sa guidare una Ducati”. Come se ci fosse bisogno di una patente speciale, come le ambulanze 😀 capito, non è la moto ad essere sbagliata (e i risultati di Hayden mi danno ragione, no?), è il pilota che non è capace.
  • L’incognita Audi: dicono che Audi abbia un pacco di soldi per rilanciare questo progetto. Potrebbe anche essere che Dovizioso l’anno prossimo stracci tutti, ma se fosse non sapremo mai se è lui che “sa” guidare la Ducati o è Audi che col pacco di soldoni ha tirato fuori il coniglio dal cilindro. Tra le altre cose, difficile che sia solo un problema di soldi…

Comunque sia, ci sarà da ridere l’anno prossimo… finalmente speriamo torni un po’ di pepe in queste gare…

Questione di fiducia

Ci sono alcuni giocattolini elettronici che nascono senza uno scopo particolare, ad esempio i portatili: puoi lavorarci, giocarci, usarlo solo per navigare in internet o guardarci un film. Per questi esiste una sorta di sospensione del giudizio se non corrispondono a quanto mi aspettassi: se ad esempio compro un netbook di prima generazione per guardarci film in FullHD, non posso lamentarmi se non ci riesco. E’ colpa mia!
Altri gadget invece nascono con uno scopo ben preciso, e se non lo assolvono allora la delusione è grandissima; ad esempio i navigatori: nella vita hanno solo uno scopo, portarti a destinazione, e chi comprerebbe un navigatore che non lo fa?

Come saprete anni fa ho dato fiducia alla Miotech, comprando un Mio C710. Dopo qualche tempo ho iniziato ad accusare qualche problema, e dopo un po’ di tempo mi ero addirittura spinto a considerare quell’acquisto un errore. Avevo deciso di cambiare marca, ma il potere del marketing è stato grande, e siccome qualche anno fa è arrivata un’offerta irrinunciabile per un Moov di ultima generazione, ho ceduto. Sebbene il Moov avesse alcune funzioni in più e alcune funzioni in meno, mi sembrava un buon acquisto.

L’anno scorso mentre andavo in vacanza i primi dubbi: sulla A4 ad un certo punto mi diceva di uscire (ed ero molto lontano dallo svincolo, la geografia delle grandi arterie la conosco!), tanto che ho dovuto impostare al volo il navigatore del telefonino per controllare che io non stessi prendendo un abbaglio. Sbagliava lui, al punto che quando segnava 0 metri a questo svincolo, non c’era nemmeno una piazzola, un distributore, un cavalcavia; secondo lui avrei dovuto sfondare la recinzione.

Questo inverno sono andato da un cliente, vicino Brescia; all’andata tutto normale, al ritorno mi aspettavo che mi facesse tornare allo stesso svincolo; invece no, io mi fido pensando che sia una strada migliore, e mi perdo nella pianura Padana! come può un navigatore farti perdere? dovrebbe sempre e comunque ricalcolare il percorso verso il casello più vicino (e non importa se ci sono dei lavori in corso nelle strade, che diamine!), invece sono finito in tangenziale a Milano! completamente insostenibile.

Qualche settimana fa, al ritorno da un parco divertimenti nell’ovadese, imposto l’indirizzo di casa e arrivati ad un incrocio mi dice “gira a destra”. In faccia a me un gigantesco cartellone con scritto “A26 – Genova” che punta a sinista. Pugno sul navigatore, e continuo “alla vecchia maniera”.

Ora, capirete bene che come dicevo all’inizio, se un oggetto non è in grado di soddisfare il requisito primario per cui è stato acquistato, non è colpa mia; e la delusione è talmente grande da far perdere la fiducia in una intera marca.
Mi piegherò anche io a TomTom o Garmin…

Molluschi

Caterina: “nonna nonna, ti aiuto a cucinare!”
Nonna: “va bene, vediamo cosa puoi fare…”
C: “Ti aiuto a SBUCCIARE le vongole”
N: “va bene, le mettiamo a bagno e le laviamo, poi quando si aprono le sciacquiamo…”

[e poi mentre le osserva nell’acqua]

C: “assomigliano proprio a dei molluschi”

(e un grosso grazie a Diego Marquez che provvede all’educazione zoofila della piccola 🙂 )

L’efficacia delle catene di S. Antonio

Ha presente quelle catene di S. Antonio che vanno per la maggiore su Facebook? quelle tipo “ecco come diminuire il prezzo della benzina“, che dicono che se tutti facciamo benzina alla marca X, le altre saranno costrette ad abbassare il prezzo?

Ecco, non so se hai visto le code pazzesche ai distributori AGIP/ENI lo scorso weekend, quando c’era la promozione, ma siccome il prezzo è sempre lo stesso (sta scendendo lentamente da tempo ma per cause esterne), ecco l’evidenza pratica dell’inutilità degli appelli “GENIALI” e “INCREDIBILI” 🙂

“questo lo rigo”

“Papà, mi servono i foglietti (i post-it, ndr) per studiare come la mamma”
“eccoli”
“ne prendo tanti”
“no, dai. Tieni invece questo manuale del Trackpad, lo puoi sottolineare con la matita”
“no!”
“ma si guarda! quando si studia e si vede qualcosa di interessante, si sottolinea così. Ecco”.
[le piace, e inizia, vedi foto] “ecco, vedo questa frase. ecco, questo lo rigo”

🙂

[update istantaneo: “papà, credo che forse un giorno non studio più”. Andiamo bene]

pesche e ananas – 5: la fine

Esattamente un anno dopo l’ultimo capitolo, eccoci arrivati alla conclusione della saga iniziata qui.

L’ananas, anche se non sembra, è una pianta invasiva e il tuo orticello è uscito dai suoi confini, non è riuscito a stare entro la recinzione: la produzione di ananas era soverchiante, i suoi frutti apprezzati nei mercati esteri, e intanto le pesche sono un po’ seccate. Sei sempre valvassino, tutto è immobile da tempo…
Quindi succede che un giorno passa un altro collaboratore dell’uomo del Monte, uno che ha gli agganci giusti con il RE mondiale degli ananas e ti dice: “dai, basta, vieni con me in Sudamerica.”

E sai cosa succede?

Succede che da lunedì vado a coltivare ananas tutto il giorno, 5 giorni alla settimana, 12 mesi all’anno, forse anche di notte, non mi importa. Un giorno tutti voi mangerete ananas, o avrete bisogno degli effetti benefici del suo succo, e allora capirete perché Tambu a 36 anni suonati (domani, per la precisione 🙂 ) lascia la strada vecchia per la nuova e bla bla bla… 😛

Ci vedremo forse in una piantagione! 🙂

[a proposito: se ti stai domandando che fine ha fatto il mio manuale di coltivazione degli ananas, ti dirò che ho rinunciato nel momento in cui il RE degli ananas ha cambiato il codice genetico del prodotto e riesce a farlo mutare praticamente ogni mese. Mentre scrivevo il manuale il prodotto è cambiato talmente tante volte, che passavo più tempo a riscrivere che a produrre contenuti nuovi. Conosco un solo uomo al mondo che riesce a stare dietro a questo ritmo, ma anche lui fa uscire libri che non sono aggiornati al 100% 🙂 ]

Randomico sistematico

Praticamente tutti gli help-desk del mondo funzioano su più livelli, tipicamente almeno due: se io fossi una compagnia telefonica penserei seriamente a dare delle “parole d’ordine” speciali agli utenti avanzati, identificati magari quando arrivano per la prima volta al secondo livello: conversando infatti si capisce chi sa e chi non sa, chi è a suo agio nella materia e chi spara minchiate. Perché io quando ho un problema con l’ADSL devo subire la tortura dello “spenga e riaccenda in modem”, “digitiamo 192.168.1.1 nella casella in alto del browser, quella dove scrive www.google.com” (mentre tra l’altro al mio modem ho cambiato IP interno, ma vaglielo a spiegare…) e così via? al “pronto assistenza $OPERATORE-X$” uno dice “apriti sesamo” o “garofano blu nei prati afghani” e lui “ok attenda, le passo subito il secondo livello”…

Due che mi sono capitate l’altra sera, dopo ennesimo problema.
Operatore: “da quanto tempo non cambia i filtri sulle prese”?
Tambu: “da mai. sono gli stessi che ho da sempre”
O: “eh, perché si usurano sa, ogni tanto vanno cambiati.”
T: “ma… come scusi? mica è un filtro a carbone per la Brita!”
O: “eh si, è come fare il tagliando alla macchina, non lo cambia il filtro dell’olio? potrebbe esserci un condensatore scoppiato dentro al filtro”
T: “che c’entra? il filtro dell’olio trattiene impurità fisiche, il filtro è elettrico: o funziona o non funziona”

e poi

O: “si, effettivamente il suo modem si sconnette ogni 83 secondi. Come le dicevo, è un problema dell’impianto, questo comportamento randomico è tipico di una situazione del genere”
T: “come randomico? se si sconnette ogni 83 secondi…”
O: “83 oppure 93”
T: “ok, ma mi sembra tutto fuorché randomico”
O: “ah non è randomico?”
T: “no affatto. Mi sembra invece molto regolare. Se fosse un problema all’impianto non funzionerebbe del tutto, oppure forse funzionerebbe anche per 400 secondi, o per dei giorni interi. dire OGNI TOT implica un fenomeno sistematico scatenato da qualcosa o qualcuno”
O: “è randomico sistematico

:-O