pensieri

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Non fai in tempo a finire di disfare gli scatoloni che è gia tempo di “ASSEMBLEA STRAORDINARIA”, una cosa che ai più mette ansia già a partire dal nome. Nella casa vecchia ne ho fatte poche, ma essendo solo sei condomini erano fatte in una atmosfera tutto sommato rilassata: caffé, caramelle, a turno a casa di ognuno.

Ieri invece sono stato catapultato in una riunione che non riesco a definire scegliendo tra le parole “grottesco”, “surreale”, “incredibile” e “allucinante”. Ero stato preparato da alcuni nuovi vicini, ma non avevo idea del livello assurdo della conversazione; e ovviamente sono cosciente che ogni gruppo ha le sue pecore nere e che la rissosità delle assemblee è proporzionale al numero di intervenuti, ma a tutto c’è un limite…

Alla fine, tra l’altro, non s’è fatto nulla perché per un capriccio qualcuno ha fatto invalidare tutto, dopo quattro ore di liti per cercare di mediare almeno qualche punto. Ok, ci sono dei lavori da fare? mi sta bene che si abbiano dei dubbi su come va ripartita la spesa (c’è il codice civile e il regolamento di condominio), non mi sta bene che se le prospettive non ti aggradano tu minacci di far saltare il banco, o se i lavori scelti non ti piacciono tu dici che non farai entrare gli operai (anzi, mi sta bene perché tanto poi te la vedi col giudice, mi da sui nervi che dietro a cose così tu blocchi tutta l’assemblea). Ok, vuoi contestare il verbale dell’ultima assemblea? c’è un metodo sicuro e univoco, impugnarlo tramite avvocato. Se invece blateri a vanvera di rettifiche con la calcolatrice in mano, peraltro mentre tutti ti dicono che si ricordano che tu hai votato “c” e non “d” come dici, e mentre la carta (scripta manent!) conferma il tuo “c”, e blocchi di nuovo tutto ti stai facendo un nemico.

Le assemblee sono piccole italie, non c’è niente da fare: si può bocciare il preventivo della ditta X per un tot di piastrellatura, far fare un capitolato per una superficie minore e arrivare all’apertura delle buste coi preventivi decidendo di scrivere che siccome il signor taldeitali contesta si potrà far fare un lavoro aggiuntivo, tornando di fatto all’inizio della questione?

Comunque niente, ho idea che le assemblee di condominio potranno essere un buon sfogo per la mia aggressività :D

(e mi riferisco a questo vecchio post)

La nuova frontiera è quella di minimizzare pressoché tutto, o di rispondere per iperboli.

“Dottore, a fine mese traslochiamo, si può fare qualcosa per ridurre il trauma alla bambina?”
“Eh, non traslochi!”

“Che dice, per la piscina è presto?”
“se alla bambina piace…”
“L’asilo ogni tanto?”
“se si diverte…”

[ora invento eh]
“La porto a fare un po’ di roccia” – “va bene, così prende un po’ d’aria buona”
“pensavo di lanciarmi col paracadute insieme alla bimba” – “basta che non soffra di vertigini”
“andiamo tutti in Australia in vacanza, 20 ore di aereo non saranno troppe a dieci mesi?” – “forse si, ma vuol mettere col vantaggio di imparare un po’ l’inglese?”
[insomma, avete capito :) ]

Tra l’altro visto che la prossima visita sarebbe oltre il trasloco, mia moglie si è congedata così:
“beh, allora questa è l’ultima volta che ci vediamo e…”
“buonasera”. SLAM!

:)

Io non ho ancora visto la nuova serie che fa impazzire tutti i miei amici, Flash Forward, ma fregandomene degli spoiler ho letto questo fantastico post di Giovanni (da cui il titolo del post, che si rifà a un mio vecchio articolo).

Tanto quanto Cloverfield, e Lost, Flash Forward è legato al web, e anzi pare fare un ulteriore passo avanti permettendo l’interazione diretta tra i telespettatori. In questo caso la TV è solo il veicolo iniziale dell’intera experience, che si completa sul web. E’ un ulteriore indizio della direzione presa da questo tipo di intrattenimento.

Garrone: “lo stadio all’aeroporto”
l’Enac: “t’attacchi!”
Garrone: “lo stadio in porto”
Merlo: “t’attacchi!”

Di questo passo lo stadio lo farà direttamente a TO

:)

win for life è il nome un po’ altisonante di un nuovo gioco a concorso di Sisal e dei Monopoli di Stato. Lo chiamano “for life” ma in realtà è per vent’anni: si vince una rendita mensile di quattromila euro, appunto per venti anni. Se fosse una vincita secca sarebbero 960mila euro, e abituati come siamo ai numeroni del superenalotto fa quasi ridere; e invece sono un po’ di soldi, per un bel po’ di tempo.

Mi sembra una soluzione sensata per un po’ di motivi: il primo è che la cifra è sufficiente a vivere bene, ma non consente colpi di testa clamorosi; magari la villa, o la villa e la macchina, ma difficile anche il giro del mondo per un anno e sette case in sardegna. Magari puoi licenziarti, ma fra venti anni sei sicuro di aver amministrato bene le risorse e di non aver bisogno di lavorare?
Il secondo motivo è che non si avrebbe il nugolo di persone che “me lo darai un milione di euro ALMENO, no?:)
Il terzo è che la tua progenie non crescerebbe nella consapevolezza che potrà anche non lavorare mai, perché ci sono i miGGLIoni da parte.

Tra i lati negativi vedo che se il vincitore muore la pensioncina non viene ereditata da nessuno, il che però è un punto di vista a favore dello Stato, che quindi incassa i soldi non erogati.
Insomma, mi sembra molto più sensato del superenalotto, lo vedo più di buon occhio. Non che mi farebbe schifo avere 147 milioni di euro, sia chiaro, ma considerando le probabilità di vincita e quanto detto sopra, sono più propenso a provare il win for life che il super…

Dopo aver portato Caterina dai nonni in una città insolitamente vuota, ho preso l’autobus per andare in ufficio. Pensavo sarebbe stato vuoto, ma poiché invece han dimezzato le corse era insolitamente pieno. Però c’era tutto il campionario di acidume anziano che si può immaginare.

C’era l’anziano meridionale, che con tono di voce sempre più grosso cercava di aizzare la folla al linciaggio dei dirigenti di AMT, ma urlava per essere sicuro che fosse l’autista a sentire bene le sue parole minacciose. “quelli che stanno in alto…”, “se passa U controllore bisogna sbatterlo fuori” e così via.
C’era l’anziano-spalla, quello che ha poco da dire perché vittima del protagonismo del personaggio di cui sopra, il cui unico ruolo è quello di rafforzare la leadership del “capo”.
C’era la democratica, che “bisognerebbe fare una petizione”. E c’era la signora che annuiva vigorosamente, parlando sottovoce, seduta sul sedile.

La cosa buffa è che l’autobus è stato pieno pieno per due fermate, mentre per il resto del viaggio era si affollato, ma io riuscivo a leggere un libro tranquillamente in piedi. Nel senso, durante un qualunque mattino novembrino le cose sono MOLTO peggiori. E l’aria condizionata funzionava. Infatti passate le fermate tragiche la protesta è scemata in un brusio e il leader ha perso forza, mentre viaggiava con intorno un buon metro libero. Il comprimario, perso nei discorsi, scopre solo alla fine che deve scendere e spintona mezzo bus, salvo poi approfittare della porta anteriore (e beccarsi uno “svegliati prima” dal sottoscritto :) ). La democratica invece non spintona nessuno e opta scientemente per la porta davanti, sprezzante del regolamento. La signora che annuisce allora alla fermata dopo – l’ultima prima del capolinea – usa anche lei la porta anteriore, e quando l’autista le fa notare la cosa, in un impeto di ribellione le dice “pensi invece a come viaggiamo!”

O_O

E’ stata seduta tutto il tempo!

Per la cronaca il libro che ho iniziato a leggere è “Il mondo senza di noi“, ed effettivamente la descrizione dettagliata dell’incontaminata foresta di Bialowieza mi è sembrata particolarmente attraente. Quand’è che scompariaimo da questo mondo?

Ieri sera un ragazzo inglese, in un parcheggio di Arenzano, mi ha chiesto “Via Aurelia. Camping”.
Io non so dove sia un camping ad Arenzano sulla via Aurelia, semmai lo trovo col telefonino, ma so dove sia la via Aurelia (era a 20 metri da dove ci trovavamo). Oltre che indicare col dito e dire “that’s Via Aurelia” – cosa che ho fatto – volevo essere gentile e dargli indicazioni più precise per arrivare a questo campeggio, o almeno fargli capire che avrebbe quantomeno dovuto superare tutto il centro abitato.

Niente. Buio totale. Devo prendere atto che così, di punto in bianco e senza un’adeguata preparazione mentale, non sono capace di spiccicare due semplici frasi in inglese. Sembro un idiota e faccio apparire sorrisi di compassione sul povero straniero.

Il mio rapporto con l’inglese è monodirezionale. Lo capisco quasi alla perfezione, lo traduco in italiano molto bene, ma nel senso inverso ho qualche problema a scriverlo, mente sono completamente inetto a parlarlo.
Altro che “andare a vivere in scandinavia” :-(

64 anni fa

Guardare 34 foto vi costerà qualche minuto, ma vi farà riflettere per un bel po’. Oggi è l’anniversario del bombardamento di Hiroshima.

Esattamente un anno fa ero a Copenaghen, prima tappa del viaggio di nozze. Quando sono tornato ho documentato tutto con il famoso post “perché consiglio un viaggio in scandinavia” e poi sono stato colto da uno pseudo stato depressivo per la condizione italiana, che poi è sfociato nella serie di post “non può che peggiorare“.

A distanza di un anno le cose sono ancora peggiori di quanto potessi immaginare, ma ho evitato di ammorbarvi troppo perché non ne avete voglia, lo so. In questo momento un caro amico è in Danimarca, e le quattro volte che mi ha contattato mi ha detto “avevi ragione, avevi ragione, qua è un altro pianeta”. Facile pensarlo quando si è fuori, ma lui è la dimostrazione vivente che il punto non è che quelli sono su un altro pianeta; il punto sono i dettagli assurdi che ci fanno capire QUANTO essi siano fuori dalla nostra portata, quanto sia completamente impossibile per noi anche solo sperare di essere un giorno a quel livello.

E so che altri tre colleghi hanno in programma viaggi in Danimarca o Svezia, questa estate. Andate, andate, che la consapevolezza è sempre un bene!

Cavoli, è già passato un anno! Come se non bastasse nel frattempo sono successe un bel po’ di cose, compreso un frugolo rosa pacioccone e sorridente, ma mi sembra ieri.
Rifarei tutto per filo e per segno, esattamente come è stato. Per fortuna la signora è sempre attenta ai desideri degli altri, e ancora oggi ogni tanto qualcuno ci dice “è stata una bella festa, avete azzeccato tutto”. Ma festa a parte, rifarei per filo e per segno proprio tutto, a partire da quella proposta di matrimonio fatta in un momento non preventivato, proprio a me che piace pianificare e immaginare con cura tutto :)

Oggi per festeggiare andiamo a cena fuori, ma prima – tanto per gradire – una bella festa di bambini duenni. così ci abituiamo :P

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