pensieri

You are currently browsing the archive for the pensieri category.

Facile, fino a qualche tempo fa era: lettere, pacchi, telegrammi, vaglia e bollettini.
Poi si son messi in testa di fare la banca, il BancoPosta, i mutui, i prestiti, vendere cancelleria e pure i motorini, fare gli amiconi. E lì è iniziato il declino.

Se entrate alla posta centrale di Genova, che non è propriamente piccola, noterete 16 sportelli, 4(+1) per lettere e pacchi, 11 per le “robe monetarie” . Quando vi va bene ce ne sono dieci aperti in tutto, ma quasi mai più di tre per spedire cose. Se le Poste vogliono fare la banca, che si accomodino, c’è posto per tutti; ma lascino il business delle lettere a qualcun altro, qualcuno che ne ha voglia.
Il mondo del terziario in cui viviamo non è – ancora, ma chissà se mai lo sarà – fatto solo di servizi immateriali. Se ti vendo un software col mio sito, me lo paghi con la carta di credito e ti do il link per scaricarlo va bene, fanculo le Poste. Ma se Ebay vive di intermediazione tra offerta e domanda, è perché poi questi BENI FISICI devono spostarsi. Se il mondo del lavoro è fatto di raccomandate, se bisogna spedire biglietti del treno originali per farseli rimborsare, fino a quando il teletrasporto non mi recapiterà l’olio greco direttamente in cucina, qualcuno che si prenda cura delle nostre merci mentre viaggiano ci deve essere. Può essere una banca?

bisognerebbe aggiornare la novella di Dickens :)
Quest’anno ho passato il periodo pre-natalizio a impazzire dietro a una consegna in ufficio, imprecando come non mai con tutto e tutti (e ho i miei motivi), passando molte pause pranzo a fare commissioni e in cerca di regali, spesso mangiando un panino, e finendo in bellezza comprando l’ultimo regalo (di ripiego) la viglia – un classico – e mangiando un orrendo panino-frankestein creato dal commesso unendo due ordinazioni distinte, uscendo sempre tardi dall’ufficio e vedendo il pupazzetto molto poco.

Spero che a voi vada meglio, che ’sto progetto vada online e che possa dedicarmi ad una cosa che è ancora in forse ma che mi darà parecchia soddisfazione, ovviamente fuori dall’ameno luogo :)

Buone feste!

Non fai in tempo a finire di disfare gli scatoloni che è gia tempo di “ASSEMBLEA STRAORDINARIA”, una cosa che ai più mette ansia già a partire dal nome. Nella casa vecchia ne ho fatte poche, ma essendo solo sei condomini erano fatte in una atmosfera tutto sommato rilassata: caffé, caramelle, a turno a casa di ognuno.

Ieri invece sono stato catapultato in una riunione che non riesco a definire scegliendo tra le parole “grottesco”, “surreale”, “incredibile” e “allucinante”. Ero stato preparato da alcuni nuovi vicini, ma non avevo idea del livello assurdo della conversazione; e ovviamente sono cosciente che ogni gruppo ha le sue pecore nere e che la rissosità delle assemblee è proporzionale al numero di intervenuti, ma a tutto c’è un limite…

Alla fine, tra l’altro, non s’è fatto nulla perché per un capriccio qualcuno ha fatto invalidare tutto, dopo quattro ore di liti per cercare di mediare almeno qualche punto. Ok, ci sono dei lavori da fare? mi sta bene che si abbiano dei dubbi su come va ripartita la spesa (c’è il codice civile e il regolamento di condominio), non mi sta bene che se le prospettive non ti aggradano tu minacci di far saltare il banco, o se i lavori scelti non ti piacciono tu dici che non farai entrare gli operai (anzi, mi sta bene perché tanto poi te la vedi col giudice, mi da sui nervi che dietro a cose così tu blocchi tutta l’assemblea). Ok, vuoi contestare il verbale dell’ultima assemblea? c’è un metodo sicuro e univoco, impugnarlo tramite avvocato. Se invece blateri a vanvera di rettifiche con la calcolatrice in mano, peraltro mentre tutti ti dicono che si ricordano che tu hai votato “c” e non “d” come dici, e mentre la carta (scripta manent!) conferma il tuo “c”, e blocchi di nuovo tutto ti stai facendo un nemico.

Le assemblee sono piccole italie, non c’è niente da fare: si può bocciare il preventivo della ditta X per un tot di piastrellatura, far fare un capitolato per una superficie minore e arrivare all’apertura delle buste coi preventivi decidendo di scrivere che siccome il signor taldeitali contesta si potrà far fare un lavoro aggiuntivo, tornando di fatto all’inizio della questione?

Comunque niente, ho idea che le assemblee di condominio potranno essere un buon sfogo per la mia aggressività :D

(e mi riferisco a questo vecchio post)

La nuova frontiera è quella di minimizzare pressoché tutto, o di rispondere per iperboli.

“Dottore, a fine mese traslochiamo, si può fare qualcosa per ridurre il trauma alla bambina?”
“Eh, non traslochi!”

“Che dice, per la piscina è presto?”
“se alla bambina piace…”
“L’asilo ogni tanto?”
“se si diverte…”

[ora invento eh]
“La porto a fare un po’ di roccia” – “va bene, così prende un po’ d’aria buona”
“pensavo di lanciarmi col paracadute insieme alla bimba” – “basta che non soffra di vertigini”
“andiamo tutti in Australia in vacanza, 20 ore di aereo non saranno troppe a dieci mesi?” – “forse si, ma vuol mettere col vantaggio di imparare un po’ l’inglese?”
[insomma, avete capito :) ]

Tra l’altro visto che la prossima visita sarebbe oltre il trasloco, mia moglie si è congedata così:
“beh, allora questa è l’ultima volta che ci vediamo e…”
“buonasera”. SLAM!

:)

Io non ho ancora visto la nuova serie che fa impazzire tutti i miei amici, Flash Forward, ma fregandomene degli spoiler ho letto questo fantastico post di Giovanni (da cui il titolo del post, che si rifà a un mio vecchio articolo).

Tanto quanto Cloverfield, e Lost, Flash Forward è legato al web, e anzi pare fare un ulteriore passo avanti permettendo l’interazione diretta tra i telespettatori. In questo caso la TV è solo il veicolo iniziale dell’intera experience, che si completa sul web. E’ un ulteriore indizio della direzione presa da questo tipo di intrattenimento.

Garrone: “lo stadio all’aeroporto”
l’Enac: “t’attacchi!”
Garrone: “lo stadio in porto”
Merlo: “t’attacchi!”

Di questo passo lo stadio lo farà direttamente a TO

:)

win for life è il nome un po’ altisonante di un nuovo gioco a concorso di Sisal e dei Monopoli di Stato. Lo chiamano “for life” ma in realtà è per vent’anni: si vince una rendita mensile di quattromila euro, appunto per venti anni. Se fosse una vincita secca sarebbero 960mila euro, e abituati come siamo ai numeroni del superenalotto fa quasi ridere; e invece sono un po’ di soldi, per un bel po’ di tempo.

Mi sembra una soluzione sensata per un po’ di motivi: il primo è che la cifra è sufficiente a vivere bene, ma non consente colpi di testa clamorosi; magari la villa, o la villa e la macchina, ma difficile anche il giro del mondo per un anno e sette case in sardegna. Magari puoi licenziarti, ma fra venti anni sei sicuro di aver amministrato bene le risorse e di non aver bisogno di lavorare?
Il secondo motivo è che non si avrebbe il nugolo di persone che “me lo darai un milione di euro ALMENO, no?:)
Il terzo è che la tua progenie non crescerebbe nella consapevolezza che potrà anche non lavorare mai, perché ci sono i miGGLIoni da parte.

Tra i lati negativi vedo che se il vincitore muore la pensioncina non viene ereditata da nessuno, il che però è un punto di vista a favore dello Stato, che quindi incassa i soldi non erogati.
Insomma, mi sembra molto più sensato del superenalotto, lo vedo più di buon occhio. Non che mi farebbe schifo avere 147 milioni di euro, sia chiaro, ma considerando le probabilità di vincita e quanto detto sopra, sono più propenso a provare il win for life che il super…

Dopo aver portato Caterina dai nonni in una città insolitamente vuota, ho preso l’autobus per andare in ufficio. Pensavo sarebbe stato vuoto, ma poiché invece han dimezzato le corse era insolitamente pieno. Però c’era tutto il campionario di acidume anziano che si può immaginare.

C’era l’anziano meridionale, che con tono di voce sempre più grosso cercava di aizzare la folla al linciaggio dei dirigenti di AMT, ma urlava per essere sicuro che fosse l’autista a sentire bene le sue parole minacciose. “quelli che stanno in alto…”, “se passa U controllore bisogna sbatterlo fuori” e così via.
C’era l’anziano-spalla, quello che ha poco da dire perché vittima del protagonismo del personaggio di cui sopra, il cui unico ruolo è quello di rafforzare la leadership del “capo”.
C’era la democratica, che “bisognerebbe fare una petizione”. E c’era la signora che annuiva vigorosamente, parlando sottovoce, seduta sul sedile.

La cosa buffa è che l’autobus è stato pieno pieno per due fermate, mentre per il resto del viaggio era si affollato, ma io riuscivo a leggere un libro tranquillamente in piedi. Nel senso, durante un qualunque mattino novembrino le cose sono MOLTO peggiori. E l’aria condizionata funzionava. Infatti passate le fermate tragiche la protesta è scemata in un brusio e il leader ha perso forza, mentre viaggiava con intorno un buon metro libero. Il comprimario, perso nei discorsi, scopre solo alla fine che deve scendere e spintona mezzo bus, salvo poi approfittare della porta anteriore (e beccarsi uno “svegliati prima” dal sottoscritto :) ). La democratica invece non spintona nessuno e opta scientemente per la porta davanti, sprezzante del regolamento. La signora che annuisce allora alla fermata dopo – l’ultima prima del capolinea – usa anche lei la porta anteriore, e quando l’autista le fa notare la cosa, in un impeto di ribellione le dice “pensi invece a come viaggiamo!”

O_O

E’ stata seduta tutto il tempo!

Per la cronaca il libro che ho iniziato a leggere è “Il mondo senza di noi“, ed effettivamente la descrizione dettagliata dell’incontaminata foresta di Bialowieza mi è sembrata particolarmente attraente. Quand’è che scompariaimo da questo mondo?

Ieri sera un ragazzo inglese, in un parcheggio di Arenzano, mi ha chiesto “Via Aurelia. Camping”.
Io non so dove sia un camping ad Arenzano sulla via Aurelia, semmai lo trovo col telefonino, ma so dove sia la via Aurelia (era a 20 metri da dove ci trovavamo). Oltre che indicare col dito e dire “that’s Via Aurelia” – cosa che ho fatto – volevo essere gentile e dargli indicazioni più precise per arrivare a questo campeggio, o almeno fargli capire che avrebbe quantomeno dovuto superare tutto il centro abitato.

Niente. Buio totale. Devo prendere atto che così, di punto in bianco e senza un’adeguata preparazione mentale, non sono capace di spiccicare due semplici frasi in inglese. Sembro un idiota e faccio apparire sorrisi di compassione sul povero straniero.

Il mio rapporto con l’inglese è monodirezionale. Lo capisco quasi alla perfezione, lo traduco in italiano molto bene, ma nel senso inverso ho qualche problema a scriverlo, mente sono completamente inetto a parlarlo.
Altro che “andare a vivere in scandinavia” :-(

64 anni fa

Guardare 34 foto vi costerà qualche minuto, ma vi farà riflettere per un bel po’. Oggi è l’anniversario del bombardamento di Hiroshima.

« Older entries