Icompliment

non è un nuovo oggetto Apple 🙂

Qualche tempo fa si parlava coi Kahuna di musica, di gruppi e di canzoni e riguardo a una canzone nostra Matteo proponeva una base di batteria elettronica su cui io avrei suonato la mia parte, finendo con “…figata, ma sarebbe troppo un casino, poi va sincronizzata e tu devi suonare col metronomo”. E io “beh l’ho già fatto in passato”.

Erano i tempi di quello che a tutt’oggi devo definire il miglior gruppo (tecnicamente, umanamente come i Kahuna non ce n’è 🙂 ) in cui abbia mai suonato: due discreti cervelli alle chitarre, basso/voce, tastiera, io e un computer con basi elettroniche programmate da un chitarrista, e il metronomo nella cuffia. Anche con solo un paio di canzoni finite intravedevo ottime possibilità: in pratica facevamo quello che i Linkin Park avrebbero portato al successo qualche anno dopo, quando ancora i Linkin Park non esistevano 😀

Mi ricordo un gran complimento che ricevetti, in una delle classiche riunioni del gruppo in cui si fanno gli aut-aut davanti a una birra: catechizzando un chitarrista per il suo scarso impegno uno disse, me lo ricordo molto bene: “bisogna impegnarsi di più, bisogna che vieni a tutte le prove. Abbiamo per le mani una roba nuova e vale la pena di lavorarci, e abbiamo la fortuna di avere un batterista che riesce a farlo. Voglio dire, non so quanti a Genova sarebbero in grado di suonare così precisi col metronomo in una cuffia e una base nell’altra”.

Voi vi ricordate così nitidamente un complimento che vi hanno fatto? quale? (non siate timidi, su!)

Helloween – Live in the U.K.

copertina di live in the UK

Ognuno di noi, ogni tanto, può lasciarsi andare alle esagerazioni, dai. La mia esagerazione di oggi, frutto di una conversazione di ieri sera durante le prove dei Kahuna, è questa:

Live in the U.K. degli Helloween è il più bel disco live della storia

A parte che i gusti sono gusti, questo è un album che ho letteralmente consumato, uno di quei CD che ricomprerei 10 volte se lo perdessi. Conosco a memoria tutte le parti di tutti gli strumenti, compresi gli intermezzi vocali tra Michael Kiske e il pubblico (“many many you turn on the lights so i can see… so i can see the people ok? OK?”), i cambi di chitarra durante gli assoli e gli effetti speciali tipo l’intervento della zucca che ride durante Future World.

Adoro l’impatto sonoro di quei pezzi e non oso immaginare come dovessero risultare dal vivo, l’adrenalina che devono aver trasmesso ai fortunati avventori del tour inglese, vista anche la calorosa accoglienza del pubblico. Quando mi dico “è un po’ che non sento un live, ora ne metto su uno” potete star certi che al 50% mi capiterà in mano Live in the UK degli Helloween, non si scappa 🙂

E grazie a Deezer potete ascoltarlo anche voi, integralmente.

free music

Report, report!

Capita che qualcuno non voglia spendere soldi per comprare delle licenze di un prodotto, che qualcuno però ha voluto. Per cui il prodotto resta fermo 6 mesi. Poi capita che queste licenze arrivino, ma che sia già l’anno nuovo e tutti vogliano sapere i dati del 2007. Gente che non si ricorda nemmeno la password per accedere al prodotto dice che – ovviamente – “è urgente”.

Per cui alla fine capita che qualcuno a caso debba produrre report mensili e l’annuale (cioè 7 report) per ciascuno dei 77 profili esistenti sul prodotto. E poi debba mettere su altri 4 profili nuovi. E poi debba travasare i dati sul nuovo PC. E ogni tanto debba anche mangiare.

Quindi se non mi faccio vivo, sapete perché.

(ma intanto ieri alle prove dei Kahuna c’era la famosa “serata bonus”, la serata annuale in cui tutti suonano bene e qualsiasi cosa ti riesca alla grande. La serata che aspetti tutto l’anno con trepidazione. Peccato che siamo ancora a Gennaio e ce la siamo già bruciata 😀
Vi lascio col pezzo di esordio, che a mio dire per una volta, modestamente, ci è venuto meglio di alcune versioni live che ho sentito dagli Iron Maiden)

Tornano in Italia i 30 seconds to Mars

Avevo pronosticato che non li avrei mai più rivisti, e invece pare che il loro successo sia più duraturo del previsto. Credo comunque che non li andrò a vedere, d’altronde il tour è lo stesso. (magari però ci va Gioxx)

Comunque io ve lo dico, in modo che voi abbiate modo di procurarvi il bigliettame. Il 12 febbraio 2008 tornano i 30 seconds to Mars all’Alcatraz di Milano, stesso luogo che li ha visti esibirsi la scorsa (e prima) volta.

A proposito: tra poco dovrebbe uscire in America “Chapter 27“, il film sulla storia di Mark David Chapman, l’assassino di John Lennon. Casomai non lo sapeste, Chapman è interpretato da un Jared Leto d’occasione: ha dovuto prendere 30 chili per girare il film, però è uguale! 🙂

jared leto grasso

Malfunk live @ jambalive rapallo

ok ok noi a ‘sto punto si doveva fà quelli che si va via e poi si torna pe’ bis, ma siccome s’è stanchi si resta qua. voi fate un po’ di BRAVI! ANCORA! BIS! così si fan le hose a modino, che io se mi siedo un m’alzo più

Io lo ammetto, ho un debole per l’accento fiorentino, se uno parla così mi è simpatico a prescindere. I Malfunk suonano in Liguria, per la prima volta da quando li conosco e io ovviamente mi presento all’appuntamento. Il Jambalive è un localino sopra Rapallo, abbastanza distante da qualsiasi casa da poter tenere un volume sparato fino a tardi, e con una buona cucina messicana. Espletata con gusto la parte mangereccia della cosa il concerto inizia alla presenza di non più di 50 persone. Nonostante l’ambiente piccolo, dicevo, il suono è molto buono, gli amplificatori spaccano e il mixaggio regge. Marco, Fefo, Enrico e Ugo ci danno dentro per un’oretta spaziando dai pezzi nuovissimi del cd “randagi” ad un “Agosto in fiamme” che ha ormai 11 anni. Per la mia somma gioia non tralasciano pezzi del cd omonimo, come “Federico tu non stai bene” e “Resisterò”. E il pubblico apprezza…

Marco Cocci da buon frontman sa esattamente cosa fare per piacere al pubblico, e peraltro per piacere alla parte femminile non ha bisogno di sforzi aggiuntivi: lo sguardo penetrante e la voce particolare fanno il resto. La band ci delizia anche con una cover dei Queens of the stone age, totalmente inaspettata.

Peccato il merchandising, due magliette (bruttine invero) e gli ultimi due CD che ovviamente possiedo o trovo nei negozi. Io volevo l’omonimo e se possibile quelli ancora precedenti. Ma siccome non si può avere tutto, va già di lusso così. Almeno non son dovuto andare a Torino per vederli, come l’ultima volta 🙂

piccola nota di colore: al concerto ha assistito anche colui che un giorno – anni fa – mi diede questo cd e mi disse “vedrai che ti piacciono” 🙂

Nuntio Vobis

gaudium magnum: habemus song.

Non mi ricordo da quanti anni suono coi Kahuna (che in realtà sono diventati formalmente Kahuna DOPO che ci sono entrato, ma non importa…). So che sono principalmente un fan delle cover, perché a parte un raro caso i pezzi propri fatti coi gruppi precedenti erano molto brutti e scontati. Ieri abbiamo ultimato la nostra prima canzone, con tanto di testo.

son soddisfazioni 🙂

The Hormonauts live @ Goa Boa

Ieri sera ci siamo diligentemente recati al GoaBoa al Porto Antico per sentire uno dei miei gruppi italiani preferiti: The Hormonauts (di cui mi rendo colpevolmente conto solo ora, non vi ho parlato su questo blog).

Aspettavo con trepidazione questo evento da quando li ho conosciuti l’anno scorso a “balla coi cinghiali”. Quella volta andò più o meno così: sento il soundcheck e mi dico “questi paiono bravini”. Attaccano le prime note del concerto e con 5 passi sono già in prima fila a fissare il batterista, incurante della cassa gigante dentro l’orecchio. Guardo tutto il concerto con la bocca aperta e gli occhi pallati, appena finisce corro al banchetto del merchandising e urlo “DA DOVE SBUCANO QUESTI? QUANTI CD HAN FATTO? NON IMPORTA LI COMPRO TUTTI!” 🙂

Il problema è che a Genova e dintorni di musica dal vivo non ce n’è molta: non c’è spazio per i grossi nomi, e nemmeno per i piccolissimi. Quindi non sono mai più tornati nelle vicinanze.

Ieri sera comunque è stato esaltante come al solito: gli Hormonauts (hanno anche una pagina su wikipedia, anche se sta nel progetto punk 🙂 ) sono il gruppo con più energia dal vivo che conosca, quando finiscono di suonare, non importa che ora sia e quanto tu sia stanco, correresti in sala con un chilo di gel in testa a pestare come un dannato 😀
Il genere sicuramente si presta: il [[rockabilly]] è una fusione di più generi, ma a me piace tagliare corto e dire che fanno “il genere di Elvis Presley ma modernizzato”. I ritmi sono sempre serrati, grazie alla sezione ritmica batteria-contrabbasso, e i riff allegri. Sasso, il funambolico contrabbassista, è una sagoma e fa ballare le persone allo stesso modo del suo contrabbasso, con un tiro incredibile. “tiro” in questo caso è la parola giusta: ci manca poco che quel contrabbasso lo tiri per davvero, e le toppe e lo stato molto usurato ne sono un indizio inequivocabile 🙂
Andy, voce e chitarra terrebbe il palco anche da solo da quanta carica ha dentro, una voce azzeccatissima per il genere e uno stile in linea: cappello da cowboy, capelli impomatati e movenze alla Elvis ne fanno l’elemento ideale per questo tipo di band. Dalla sua ha le origini scozzesi che lo aiutano un sacco con la pronuncia.
Infine parliamo di Pinna, al secolo Paolo Peddis, torturatore di pelli e bacchette come non ne vedo da tempo. Sempre energico, molto veloce, molto preciso, non ho capito solo una cosa: perché diamine sputi come un lama!
Sputa su tutto: sputa per terra (e vabeh), sulla batteria (sic! tanto poi la smontano altri), sui suoi compagni (contenti loro) e se sei in prima fila e non stai attento anche su di te :).

Dopo il concerto (mentre suonava Roy Paci e Aretuska) sono riuscito a farci due chiacchere: mi è sembrato contento di parlare un po’ con un batterista; gli ho chiesto perché cambiasse così spesso (intendo una battuta si e una no, praticamente) l’impugnatura della bacchetta e se non gli desse fastidio suonare con la bacchetta al contrario: ha detto che è ipercinetico e non riesce a stare fermo (come se non si muovesse già abbastanza mentre suona 😛 ). Mi ha detto che è completamente autodidatta – e sticazzi! – e che se non hai dentro un 4/4 e riesci a farlo da solo non ha senso che tu vada a lezione, che non te lo possono insegnare. Io di Pinna apprezzo tantissimo la fantasia: le canzoni degli Hormonauts sono molto varie, ma anche quando ripete i tempi “base” ci mette sempre dentro delle variazioni più o meno infinitesimali che danno un tocco un più al totale.

Se capitano dalle vostre parti dovreste farci sicuramente un pensiero: sono divertenti, suonano bene, hanno tiro e fanno ballare tutti. Se anche non suonate uno strumento, quando il concerto finisce vi viene voglia di imparare a suonare qualcosa 😉

(link alla loro pagina di Myspace)
Nella foto seguente – sempre tratta da myspace), potete vedere Pinna che salta per colpire i piatti!
the hormonauts in concerto

Difficile spiegarlo a voce 2: la batteria

L’altro giorno, mentre guardavo un video del mio nuovo idolo di youtube, mi hanno chiesto: “ma come fai a dire che questo è migliore dell’altro”?

Beh, è difficile. La bravura di un batterista è frutto di una marea di piccoli dettagli, molti dei quali a loro volta devono essere in sintonia col proprio gusto personale, e quindi trarne una sintesi è riduttivo.
Sicuramente una delle prime cose che sento in un batterista è il “tocco”. Essendo uno strumento a percussione il modo in cui viene colpito, il materiale con cui viene colpito e l’angolazione sono fattori che influenzano il suono che ne deriva. Una bacchetta di carbonio produce un suono diverso da una di legno, e una punta di legno uno diverso da una di nylon. Fin qui è semplice. Poi viene il batterista: quel che viene definito “tocco” nell’ambiente, è la maniera di colpire la pelle, l’intensità che si dà ai colpi, se suonando il rullante si colpisce o no il bordo di metallo, se i piatti hanno un bel suono quando vengono percossi (se due persone colpiscono lo stesso piatto non è affatto detto che esca fuori lo stesso suono!)

La pelle di ogni pezzo della batteria poi va accordato tramite dei tiranti. A seconda di come ogni batterista è abituato o preferisce lo farà in modo diverso, ma è assolutamente indiscutibile che possono venire fuori suoni molto belli o molto brutti, rimbalzi facili o rimbalzi difficili. La naturalezza con cui un batterista esegue un pezzo è poi indice di bravura: normalmente una persona è sciolta perché è sicura di sè, ed è tesa se invece è insicura o pensa che tentennerà in qualche punto; il braccio rigido invece è sempre un pessimo indice.

Altra cosa importante è – naturalmente – lo stare dentro alle battute: un batterista deve sì tenere il tempo, ma i colpi devono essere dati in momenti ben precisi. L’orecchio umano è in grado di percepire una differenza di qualche frazione di secondo tra dove un colpo dovrebbe essere e dove invece è. Magari non lo fa a livello conscio, ma il cervello lo traduce in un senso di fastidio, ma comunque ne è in grado. Il batterista meno bravo tende ad ammassare o a espandere troppo questi colpi, io ne sono un esempio lampante: tendo ad ammassare.

Prendendo come esempio una cover dei Rage Against the Machine ho preso due video per cercare di farvi capire questa parte del discorso: nel primo video Martin Périard la esegue in scioltezza, rilassato, con colpi sempre uguali. Dà accenti diversi usando insieme tipologie di piatti diverse anche se potrebbe limitarsi a dare due colpi allo stesso piatto, il suono dei piatti non sovrasta il resto degli elementi (frutto sicuramente di una buona registrazione, ma anche di un ottimo tocco).

nel secondo video l’utente MetalGrand la esegue in modo più “accartocciato”: i suoni sono peggiori, il braccio come vi dicevo è teso, alcuni colpi risultano leggermente ammassati.

Il risultato è che alla domanda su quale dei due sia più bravo, la risposta è sicuramente: “il primo”.

Poi c’è il discorso sul gusto, ma non si può fare su una cover. Il gusto è quel che un batterista fa quando ha libertà di scegliere cosa fare; può essere un intermezzo prima di un ritornello ma anche la scelta del ritmo da tenere per tutta la canzone. Questa forse è la parte più difficile di tutte da spiegare. Riducendo il suonare la batteria ad una mera questione matematica, eliminando quindi per un attimo tutto il discorso precedente sul tocco, possiamo dire che eseguire un pezzo è una combinazione ordinata di elementi finiti. La combinazione è data dagli elementi possibili della batteria (cassa, piatti, rullante, tom) e dagli “slot” con cui riempire una battuta (per convenzione una battuta non si suddivide mai in più di 64 parti (sessantaquattresimi)) e ovviamente il numero massimo di elementi che possono essere colpiti insieme è 4: due mani e due piedi 🙂

Semplificando, io posso scegliere di fare un banale 4/4 TUM-PA-TUM-PA e tu di fare un 4/4 diverso TUM-TUM-PA-TUM-TUM-PA. stanno entrambi in qualsiasi canzone di 4/4, ma ci stanno in maniera diversa, e ovviamente dipende dalla canzone. Anche gli assoli di batteria sottostanno a questa regola: sebbene l’obiettivo di una assolo sia dimostrare quanto si è bravi, generalmente non apprezzo chi ostenta solo tecnica e velocità. Preferisco qualcuno che faccia sentire VARIAZIONI – anche pesanti – di uno stesso pattern, lo considero più creativo. Jeff Porcaro dei Toto era uno che aveva gusto da vendere (e un tocco della madonna): non credo abbia mai fatto un assolo durante un concerto, ma è considerato uno dei migliori batteristi mai vissuti, perché faceva sempre quel che doveva essere fatto nel momento in cui andava fatto: era UTILE all’economia delle canzoni del suo gruppo.
Questo non significa che qualcun altro non possa essere bravo come Jeff, significa però che difficilmente potrebbe inventare un riff migliore dei suoi nelle sue canzoni.

L’ultimo punto che guardo quando considero un batterista è l’integrazione col suo gruppo e il groove.

È entrato nel gergo comune il modo di dire “ha un bel groove”, intendendo una musica o un musicista in grado di creare una potente empatia con l’ascoltatore tramite il solo linguaggio ritmico. Una espressione gergale assimilabile in uso negli ambienti musicali può essere “ha un bel tiro”.

Se la sezione ritmica (ma meglio ancora tutto il gruppo) ha una buona sinergia, ti fa vibrare dentro mentre ascolti, non produce una sensazione sgradevole nella tua testa a prescindere dalla musica fatta, allora c’è groove, e parte del merito va sicuramente al batterista 🙂