ngà!

“ngà” è un intercalare che usava mia nonna, che se n’è andata da quasi una settimana. Nessuno ha mai capito cosa significasse in realtà, nonostante ci avessimo provato in molti. La potevi sentire al telefono mentre parlava con amici e parenti, specialmente della sua terra natale, ed eri certo che ogni tanto un “ngà” ci scappava :)
La versione completa e più famosa era “ngà, u fiddiu”, che era una frase semplice che racchiudeva il potere semantico della giustificazione/protezione/manleva verso un bambino o ragazzo.

Ho sempre saputo di essere una persona fortunata, perché non vive lutti di una certa entità da tantissimi anni: mio nonno paterno non l’ho mai conosciuto, mio nonno materno è mancato che andavo alle elementari, i genitori li ho. Ho sicuramente visto e vissuto lutti pesanti per parenti acquisiti o familiari più lontani, e ho sempre provato a immaginarmi quale dolore si potesse provare per quelli “vicini”. Lo facevo perché pensavo, nella mia testa ingenua, di potermi preparare in qualche modo, come se prepararsi al dolore fosse come prepararsi per una corsa.
Ho invece realizzato, di colpo e col frastuono di uno schianto, che ero un illuso, un bambino; avevo un pensiero da piccolo in un corpo quasi quarantenne.

Ho però dei ricordi molto belli di mia nonna, una persona speciale e amata da tutti, una persona buonissima e amorevole, e siccome questo blog è anche un po’ la mia memoria, qui li voglio lasciare.

Mia nonna che prende il treno per andare in Sicilia, da sola con me, e che quindi mi permette di fare vacanze estive lunghissime senza dipendere dalle ferie dei miei genitori.
Mia nonna che stipa una borsa frigorifera con qualsiasi ben di Dio mangereccio della sua terra nativa, quando si tratta di ritornare al Nord.
Mia nonna che pianta di nascosto “u sanapune” (verdura che non ho mai capito a cosa corrisponda in italiano corrente e che sembra esistere solo in Sicilia) ai bordi di un orto di campagna nell’entroterra genovese.
Mia nonna che deve farmi una puntura, ma le trema la mano tantissimo per il dispiacere di bucarmi il sedere che mi fa tanto male da dover demandare a mio padre, richiamato per l’occasione.
Mia nonna che cucina polpette per un esercito, e riunisce in un pranzo 4 generazioni: lei, i suoi figli, i nipoti e la Caterina sul seggiolone, che mangia polpette con le mani peggio di Fantozzi nella scena della prigione-dieta :)
Mia nonnna che gioca con me con i chiodini.
Mia nonna che non la smette di complimentarsi con me e la Ale per “le belle orecchie della Caterina” appena nata.
Mia nonna che sul pullman per Gardaland dice “ho portato le scacce”, intendendo i soldi per l’ingresso, e io che ovviamente capisco le scacce ragusane da mangiare :)
Mia nonna che ogni inizio anno ricopia i compleanni di tutto il parentame sul nuovo calendario annuale.
Mia nonna insieme a tutte le altre nonne, alla cena di Laurea di Alessandra.
Mia nonna e la sua faccia quando portata con l’inganno in un ristorante per il suo compleanno ci trova figli e nipoti ad accoglierla :)

Mia nonna, che ora non c’è più ma che invece ci sarà sempre.

Buona luce!

Io non sono tanto bravo a scrivere di chi non c’è più, quindi questa volta non lo farò. Alberto invece è uno che è abituato a guardare oltre le cose, dentro alle persone, a vedere prospettive differenti da tutti gli altri, e ha scritto una cosa semplice semplice, sulla quale però non riesco a smettere di pensare…

Ciao, sono Ste, ho distrutto la tua pizza!

[edit successivo a settembre 2010: in seguito ai commenti, poi sono andato davvero a parlare con Stefania. Le ho chiarito anche di persona che la condizione della pizza non era assolutamente accettabile e lei mi pare abbia capito benissimo. Anzi, voleva a tutti i costi sapere chi l’avesse portata, e soprattutto chi l’avesse messa nel sacchetto, cosa che ne ha determinato la “distruzione finale”, ma io proprio non me lo ricordavo. Ci eravamo lasciati che avrei modificato il post dopo aver provato di nuovo a farmi portare una pizza, ovviamente senza farmi riconoscere per non falsare la prova, ma in realtà non abbiamo mai più avuto occasione]

Pizza Ste, in via Terpi a Genova, è una classica pizzeria di quartiere: la conoscono solo in zona, consegna solo in zona, lavora tanto nei week-end. Ci serviamo lì perché quando ci siamo trasferiti da queste parti abbiamo chiesto a chi ci abita e ci hanno indirizzato lì: e la pizza è buona, niente da dire. E’ il servizio che lascia alquanto a desiderare!

Come tutte le pizzerie del genere si serve di ragazzini motomuniti per le consegne, che tipicamente così arrotondano la paghetta. Come tutte le pizzerie del genere presumo paghi a numero di consegne e qui iniziano i problemi; per consegnare più pizze e quindi incassare di più esiste un solo modo alternativo a quello di inventare il teletrasporto: correre! i motorini che consegnano le pizze di Pizza Ste sfrecciano a velocità da ritiro patente, incuranti delle regole e delle più elementari norme di sicurezza. Nonostante questo le pizze riescono ad arrivare tiepide. Soprattutto a causa di questo le pizze arrivano in uno stato pietoso.


(mezza pizza è sul coperchio del cartone, l’altra metà sparsa sul fondo)

Ieri sera, poi, il trasporto è avvenuto con un contenitore innovativo, un sacchettone di plastica, che ha impedito al vapore di evaporare e ha fatto sì che la condensa impregnasse il cartone, già provato dai liquidi strabordati dal bordo della pizza. Complimenti al genio!


(il comodo sacchettone ove creare un microclima in grado di decomporre il cartone)

Sorvolerò infine sui tempi di consegna, perché tanto quello è un problema che hanno quasi tutte le pizzerie da asporto. Caro Ste, ci siamo serviti da voi quattro volte, con soddisfazione sempre calante. Ieri sera non hai solo distrutto le nostre pizze, hai distrutto per sempre il rapporto con un cliente. E forse, chissà, anche qualcosa di più. Magari te ne accorgerai quando abbraccerai le nuove tecnologie (chessò, Google Maps, Foursquare, 2spaghi, quelle robe lì…)

Magari non è tutto perduto

…o più probabilmente è un caso che non fa testo. Ma invece di scrivere un post della serie “non può che peggiorare”, volevo segnalarvi che il primo autogrill della Genova Rosignano, entrando in Toscana in direzione Nord, non solo ha un bagno apposta per i piccoli, con piccolo water, non solo ha uno spazio fasciatoio largo abbastanza per il cambio pannolino agevole e acqua calda, ma ha addirittura pannolini a disposizione gratuitamente per necessità. Eravamo commossi! :)

Io sono Sheldon

Sheldon CooperLeonard Nimoy, schiacciato dal personaggio di Spock, scrisse il libro “Io non sono Spock” attirandosi le ire dei fans. Dopo venti anni si riconciliò col personaggio e ritrattò tutto con il seguito “Io sono Spock”.

Sheldon Cooper è un fan sfegatato di Spock, io sono un fan di Spock, ergo io sono Sheldon :)

Seriamente: non sto dicendo che sono un genio e che voi siete tutti inferiori, o che non conosco le convenzioni sociali. Le conosco eccome, solo che la maggior parte non mi sta bene, non qui e non oggi.
Non ho voglia di risultare simpatico a tutti i costi, se per fare questo devo omettere di dire o far presente cosa penso di te o del tuo comportamento. Non mi interessa proprio! Pretendo di dire quel che mi passa per la testa (certo, ci sono dei limiti, ma sono molto più alti dei vostri) e mi piacerebbe che mi fosse riservato lo stesso trattamento.

Perché mai dovrei evitare di sbuffare in ufficio e avere un tono seccato se per la milionesima volta qualcuno mi chiede una cosa – la stessa cosa – e per giunta non mi compete? perché alla gente piacerebbe sentirsi dire “ma certo, non c’è problema, lo faccio io!” sempre e comunque? dai, non scherziamo…
Perché dovrei far finta che mi sta bene fare qualcosa o vedere qualcuno se mi ha appena proposto con entusiasmo una cosa che reputo allucinante? secondo me sei già fortunato se non ti chiamo per dirti di tutto, invece di limitarmi a non venire con una scusa.
Perché mai dovrei sforzarmi di fare conversazione con persone con cui condivido poco? Voi davvero preferite uno che spara cazzate pur di cercare di “stare in conversazione” a tutti i costi, piuttosto che uno che interviene solo SE e QUANDO ha qualcosa da dire? Io no, quelli così li odio, e non potete pretendere che io sia come qualcosa che odio.
Perché se il cane del vicino mi caga continuamente davanti al portone dovrei soprassedere, per il “quieto vivere”? il quieto vivere di chi? del vicino, che pensa che vada tutto bene così, o il mio che ogni volta che passo dal portone mi faccio il nervoso? Eh no, il MIO quieto vivere consiste nel farti il culo, nel farti sapere minuziosamente cosa penso di te, del tuo cane, del tuo modo di fare e di cosa succede se le cose non cambiano.

E invece no: sono un antipatico, uno scontroso, uno schivo, un brontolone, un taciturno, un orso, uno che deve subire in silenzio; la gente non è come la vorrei, ma non posso dirlo. E non sono come la gente mi vorrebbe, però dovrei cambiare.
Almeno Sheldon ci piace così com’è, nessuno gli chiede di essere diverso da come lo conosciamo.

Ora scusate, torno a giocare a sasso, carta, forbice, lizard, spock

Piccoli geni

albert einsteinNon avrei sposato mia moglie se non avessimo delle cose in comune: una di queste è che da piccoli avevamo quasi le stesse idee per salvare il mondo :)

Anche io pensavo a fabbricare mattonelle, ma erano fatte di forfora e colla. D’altronde mi vengono in mente poche cose disponibili in grandi quantità come la forfora e altrettanto inutili (forse giusto la polvere, ma ha grani molto più piccoli :P ). Anche io sapevo bene come risolvere il problema dei rifiuti: enormi razzi vettori lanciati contro il Sole, o mandati a perdere nell’infinito. (soluzione che peraltro caldeggio ancora per le scorie radioattive, se ci fosse più sicurezza sui lanci…)

La macchina per le calorie della piccola Estrellita ammetto che è una genialata inarrivabile, ma io sapevo come risolvere un problema ben più grosso: la fame nel mondo! Come? con una legge ad hoc, facile :)
“pratichi la fame nel mondo?”
“si”
“bene, vai in prigione” :)

e voi?

SONO PADRE!

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(vai al post per la colonna sonora)

E’ nata Caterina, e ça va sans dire, è la bambina più bella che questo mondo abbia mai conosciuto :)

Caa-taa-reena, O’ Ho Ho!
When we kiss, Purdy Miss, Purdy Miss,
I’m in ecstasy! ( Si, Si, Si Si! )

Caterina, O’ Ho, Ho Ho! ( O’ Ho, Ho Ho! )
But when we kiss, Purdy Miss, Purdy Miss,
Are you thinkin’ of me? ( Are
you thinkin’ of me? )

Fa parte di me

Questo blog ormai fa talmente parte di me che mi sono completamente dimenticato del suo compleanno, che nella mia testa coincide con il mio. Invece era il 10 Settembre 2003, e come si suol dire, ne è passata di acqua sotto ai ponti… :)

giorno 10 – Trondheim

in realtà siamo a Stjordal, poco distanti dall’aeroporto da dove voleremo su al Nord, ma importa poco. Oggi giornata di trasferimento, visto che prima o poi i chilometri vanno fatti e non esiste un “piano B” se perdi un volo :)
Trondheim è caruccia, anzi: la parte vecchia è caruccia, simile a Bergen, con le casette in legno e le palaffitte sul canale. La parte nuova è abbastanza noiosa e sporca. Comunque il fatto è che qua s’è messo freddo, e vento! ieri sera siamo usciti per una passeggiata ma faceva 16 gradi e siamo tornati a berci un caffè caldo in hotel, oggi a Trondheim non era molto meglio. Se c’è il Sole si sta bene, se è nuvolo si soffre un pochino. Ma tanto non potremmo mica tornare senza aver comprato ALMENO un maglione con la bandiera norvegese no? :)

La cena di questa sera poi è stata mitica. Davanti all’hotel dove alloggiamo c’era un ristorante italiano: mia moglie non credeva alle leggende sui ristoranti italiani all’estero, a me una pizza non dispiaceva (anche se l’avessero fatta “alla norvegese”, che l’ho già assaggiata e non è malaccio!). Di italiano non c’era nulla, tranne il menu scritto malissimo (insalata digamberetti, cozze gratinate e maccheroni gratinatE, fettuccino…), e i piatti spaziavano dalla pizza Vesuvio (ovviamente con l’ananas) al kebab gigante fino al pollo indiano col riso basmati.
La cosa più sorprendente, però, non siamo noi che ci siamo arrischiati a tentare, quanto i normali avventori del luogo; gente che ordina lasagne al forno, che vengono servite in un piatto da zuppa, che le mangia accompagnate da una specie di cracker gigante imburrato e annaffia tutto con la Fanta! allucinante!!!

La pizza alla norvegese è sostanzialmente all’americana, ci mettono sopra qualsiasi cosa e la servono adagiata in un vassoio di vimini già tagliata. La puoi ordinare media o grande. Con una media una sera ci abbiamo mangiato in due, la grande avrà un diametro di almeno 60 centimetri. Imperdibile! da queste parti c’è Peppe’s Pizza, una istituzione locale, un impero esteso su tutta la Norvegia. Il problema è che qualsiasi cosa costa uno sporposito. Ma per le considerazioni finali mi tengo un post alla fine, per ora andiamo di diario di viaggio.

Ci risentiamo da Bodo, tanto “excuse me, is there internet connection in the room?” “sure, use this card” ;-)