pesche e ananas 6 – la postfazione

Alla fine poi non era nemmeno così difficile immaginarselo, ma la realtà supera sempre la fantasia. Se abbandoni un campo coltivato, entro breve viene invaso dalle erbacce. Puoi anche aver lasciato poche e precise istruzioni, per salvare il salvabile, ma l’incuria si porterà via tutto… tipo un anno e mezzo di lavoro alle ortiche in due mesi, cose così…

Oppure quei semplici gesti che servono a ricordarti il perché l’uomo del Monte ti ascolta, quando parli, e il mezzadro no. Aneddoti da tramandare ai posteri tipo quando il padrone del terreno voleva allargare il campo con una sopraelevazione e t’ha chiesto consiglio, e tu gli hai detto “facciamo un rialzo in cemento, fan tutti così nel mondo, ci metto poco” e lui insisteva che lo voleva in bambù, che il resto dei campi c’aveva il bambù. E sia, te avevi fatto il rialzino in bambù, bello e carino, coi rinforzini, i legacci, lo scarico per le acque piovane… avevi anche fatto alcune modifiche, per renderlo gradito, e dato istruzioni su dove mettere i cartelli e cosa scriverci. Avevi coperto tutto con un telo, aspettando una inaugurazione che tardava, ma sarebbe bastato solo premere un pulsante e il velo sarebbe caduto.

E invece no, il velo resta per sempre, e il terrazzamento è stato fatto – abusivo e nell’angolo opposto – da un cinese, che c’ha messo un cartello cinese, l’ha tirato su in tre giorni, e mostrato al mondo con gioia del padrone dei padroni. E ovviamente è stato fatto in cemento. Alla faccia tua, che non capisci niente!

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