Buona luce!

Io non sono tanto bravo a scrivere di chi non c’è più, quindi questa volta non lo farò. Alberto invece è uno che è abituato a guardare oltre le cose, dentro alle persone, a vedere prospettive differenti da tutti gli altri, e ha scritto una cosa semplice semplice, sulla quale però non riesco a smettere di pensare…

Obbligo di rettifica?

Come fa esattamente la legge a prevedere l’obbligo di rettifica per i blogger entro 48 ore se, ad esempio e in via del tutto ipotetica, il blog non ha nessuna form di contatto o nessuna email in chiaro per il contatto?

La legge prevede anche quello, o è una derivazione implicita, o come al solito si stanno dimenticando un pezzo?

Emergenza caldo

Ho fatto *esattamente* come suggerito dai TG: 250gr di spaghetti alla carbonara, doppio uovo doppio pepe, belli fumanti, e una birra dal frigo. Che sudata! 😀

Fratelli Calafuria @ Borberock: delussissimo :(

Ieri sera al Borberock di Vignole Borbera si sono esibiti i Fratelli Calafuria, di cui vi avevo già parlato con entusiamo in questo vecchio post. Il tenore della serata di ieri è però stato decisamente differente, e la delusione talmente tanta che ho abbandonato nemmeno a metà concerto.

La brutta copia dei Fratelli Calafuria sale sul palco e inizia a montare ammenicoli vari di tastierine, synth, cowbell e salcazzo cos’altro. La cosa non mi stupisce perché ho sentito qualcosa dalle prove del nuovo EP in cui prendono una direzione a loro dire innovativa, ma contando che l’EP ha 5 tracce e il vecchio disco 12, ritengo che la serata possa volgere al bello. E invece no, la sensazione di disagio cresce quando noto che alla batteria mancano i due tom e tutti i piatti tranne il ride: non è decisamente un set rock, e inoltre il batterista non è più Tato. Le cose si mettono male.

Non so perché abbiano fatto questa trasformazione, ma vi garantisco che ci hanno perso pesantemente. Non è affatto normale il modo in cui hanno riarrangiato i pezzi del vecchio album, e di getto mi verrebbe da dire che non esiste più nessuna band che si chiama “Fratelli Calafuria”. Sembra pensarla come me anche il pubblico, che li accoglie in modo tutto sommato tiepido.
Passino i pezzi nuovi, e se suoni Denise o Alta fedeltà Paura fai un po’ quel che ti pare. Vuoi suonare “il fatto dei cd incantati” con un CD tra le corde della chitarra? accomodati! Però poi basta ironia e ricomincia a suonare come sai, senza distruggere i successi dello scorso album, altrimenti al pubblico viene un Calodis e rotonina.

Quindi cosa mi rappresenta “amico di plastica” accelerata all’inverosimile, in alcuni tratti addirittura fuori tempo? rendere irriconoscibili le canzoni a cosa può portarti? Fratelli Calafuria, la nobile arte di finire nel dimenticatoio ancora prima di essere conosciuti al grande pubblico. L’inesatto perché dell’abbandono del batterista vecchio temo sia dovuto proprio a questo cambio di rotta nel sound e nell’intepretazione. Non so se le nuove idee siano di Alex o di Paco, ma lui deve eaver risposto “signora non inisista” e se ne è andato.

Non lo sapremo mai, e a meno che non mi diano garanzie di un ritorno al vecchio stile, non mi vedranno più a un loro concerto: troppo deluso.
Fratelli Calafuria, ci piace ricordarli così:

La mia rete casalinga

Da qualche giorno ho completato la rete casalinga, volevo dirvelo. Abitare in una casa su tre piani ha alcuni vantaggi, ma anche alcuni svantaggi. Abitare in una casa in cui non si può passare nemmeno un cavo in una canalina perché sono tutte piene è uno svantaggio, specie se lo scopri solo dopo aver pensato a come disporre il tutto. Però per fortuna le soluzioni ci sono quasi sempre, quindi:

Al terzo piano c’è lo studio. La linea telefonica arriva dalla porta di ingresso dello studio (uno dei due ingressi di casa). Giocoforza è necessario porre l’hag di Fastweb in questa stanza, quantomeno per vicinanza con il router e i PC. Subito bisogna pensare a dove sistemare la base trasmittente dei telefoni fissi cordless, poiché non c’è abbastanza portata fino al piano terra, figuriamoci al giardino. Per cui la base dei cordless viene portata in camera da letto, al secondo piano, tramite l’esistente cavo telefonico, e da lì può irradiare il segnale sia sopra che sotto. Nello studio oltre all’hag sistemo i due PC, come detto, il router e il NAS. Ho scelto il linksys WRT610N illudendomi che oltre alla velocità, il wifi di tipo n portasse anche un incremento della portata che potesse trapassare due solette di cemento armato e un muro verticale, speranza vana. Al piano terra non c’è segnale, nè sulla frequenza a 2.4 nè su quella a 5 Ghz. Per cui fino a questo momento la “bolla” internet è relegata ai piani alti.

Al piano terra devo collegare la Wii, il DVICO (che deve pescare contenuti anche dai PC e dal NAS) e in futuro qualsiasi dispositivo multimediale che necessiti di aggiornare il firmware o pescare contenuti da internet o dalla rete interna; per non parlare del fatto che non ho di certo comprato una casa col giardino per poi non poterci navigare dall’EEEpc di sera, sull’amaca, con una coca cola ghiacciata a fianco 😛

Poiché non si può tirare un cavo e il wireless è menomato, non mi resta che giocarmi la carta del powerline: per massmizzare la compatibilità scelgo i linksys PLK 300, che garantiscono una buona velocità anche a fronte di contenuti “pesanti” (chessò, dei film a 1080p). Senza bisogno di installare nulla, li attacco alla corrente e si vedono. Habemus internet anche al piano terra!!

L’ultimo tassello è il wireless in giardino: questo lo risolvo con una vecchia Fonera 2.0 che un amico gentilmente sbraga a DD-WRT: non posso usare il WDS perché il linksys non lo supporta (mannaggia!) e mi tocca ripiegare su un bridge, per cui niente rete e login unica ma due distinti SSID, ma almeno la copertura è garantita anche durante i barbecue! 🙂

[un ringraziamento comunque al Beggi lo volevo fare: anche se la soluzione è piuttosto distante da quanto da lui suggerito, ho tenuto in grande considerazione i tuoi suggerimenti. Ci ho messo un pelo più del previsto, ma ce l’ho fatta 😀 ]

Basta chiedere, e avere la necessaria potenza di calcolo

O anche “del perché Google non ha bisogno di rubarti nulla”.

Il primo punto fermo è sempre questo: cose che Google sa di te, grazie a me. In secondo luogo vi è l’infrastruttura tecnica che Google ha, e la mostruosa potenza di calcolo, per cui è in grado anche di derivare informazioni da altre solo apparentemente scollegate. In ultimo c’è il fatto che quasi mai le informazioni sono solo ed esclusivamente di una persona, di un ente, di un’azienda o sono private a tal punto da essere in mano ad una sola persona. Per cui basta chiedere! (o leggere, o cercare).

Mi torna in mente un certo episodio, raccontatomi da un amico: c’è un’azienda che ha un progetto, e un sito collegato, che rende un bel servizio. E’ un servizio un po’ sottotono, non molto conosciuto, ma veramente potente. Si presenta alla porta Google, sotto forma di responsabile commerciale, e dice “complimenti, bel lavoro. Anche noi stiamo partendo con una cosa simile, perché non ci date i vostri dati? ovviamente non possiamo pagare, ma sono sicuro che possiamo trovare delle soluzioni”. Ed elenca alcune cose, a detta del mio amico interessanti e che valeva la pena di considerare. (tanto più, aggiungo io, che il finale è noto se sai come funzionano le cose). Invece l’azienda declina l’offerta, o la richiesta, pensando di conservare un vantaggio competitivo. Le parole all’incirca, mi dice sempre il mio amico, furono “AHAH, facciamo una cosa meglio di Google!!!”.

L’azienda c’è ancora, il progetto va avanti a rilento e il sito c’è ancora. Google ha lanciato lo stesso il suo progetto, che raccoglie non si sa quanti utenti in più, ci ha solo messo un pochino in più di tempo. Come ha fatto? ma è facile! è andato da quelli che davano i dati all’azienda e gli ha fatto lo stesso discorso, ottenendo dei si. Invece di avere un’unica fonte, ne avrà due o trecento, ma in fondo cosa gli cambia, a lui?

E’ all’azienda, invece, che cambia qualcosa. Non ha (più, se mai ce l’ha avuto) nessun vantaggio competitivo, e se chiedi alle persone di un certo servizio, ancora meno adesso sanno che esiste quel sito!

Piccoli MacGyver crescono

Cate: “papà! pà!”
Tambu: “ok, ecco la pallina rimbalzona”
C: “quiiiiiii. shi shi. pà… pà. GNO!”
T: “acci, è finita sotto al divano, fa vedere. Non si riesce a prendere con la mano e fa troppo caldo per spostarlo, morirei di sudite”
C: “pà! pà!
T: “dammi un momento, devo pensare… ah si ecco”

E preso un furgoncino a retrocarica di Beep-Beep, Tambu lo aziona, centra la pallina, ed entrambi i giochini escono trionfali, in fila, da sotto al divano. Sudata evitata, per i prossimi quattro minuti 😀

Il prototipo

Guida una FIAT, se ha i sacchi una Alfa Romeo.
Sogna una Ducati, una Guzzi, una Aprilia. Semmai una Moto Morini.
Per forza di cose tifa Ducati in qualsiasi campionato a due ruote. Gli è concesso Aprilia in SBK.
Ha solo il cappellino della Ferrari in testa alla Domenica. (per gli sport con la combo pilota-scuderia, spera sempre nella doppietta, ma se costretto sceglie la scuderia, che è dove ci sono i soldi)
E’ affranto per l’uscita di scena della nazionale in Sudafrica.
Evita accuratamente di fare benzina nei distributori di Esso, Shell, Q8, Tamoil e Total.
Fa le ferie rigorosamente entro i confini di stato. Gli è concesso di espatriare per il solo viaggio di nozze.
Vola solo Alitalia, Air Italy, Air One, Air Dolomiti. Le low-cost son tutte depennate per forza di cose…
Da quando Olivetti ha chiuso, fatica a possedere un computer. Però ha di nuovo speranze
Ha una prepagata TIM da quando è in grado di tenere in mano un cellulare, niente inglesi, niente cinesi nè egiziani. Forse una volta ha avuto Omnitel, ma quando è stata assorbita si è affrettato a fare la mobile number portability. Per lo stesso motivo, poiché Fastweb è svizzera e Tele2 svedese, la sua casella di posta è @aliceposta.it.
Usa solo Ask.com, in memoria di quando a Pisa c’era un suo centro di ricerca.
Può accontentarsi del più grande tra i televisori MIVAR esistenti, che comunque è un bel 42 pollici, non ha Sky e sostiene l’industria della fiction nostrana guardando ogni giorno “un posto al sole”, per l’eternità.
Ha il conto corrente, tutti gli investimenti, la pensione integrativa e il mutuo nella più vicina della banche locali a capitale interamente italiano, niente cose strane tipo Detsche Bank, Barclays, e compagnia cantante…
Non compra niente all’IKEA, nemmeno i biscottini alla paprika, che son tutti soldi che vanno in scandinavia.

Se ho dimenticato qualcosa, ovviamente ci sono i commenti 🙂