L’impiccagione è poco

A me non me ne frega niente del perdono divino, se sei cattolico, protestante, induista o ateo. Non mi frega un cazzo se mi dici “erano disturbati, hanno evidenti problemi mentali, poveri drogati”. Non mi venire a parlare di attenuanti, di buona condotta o qualsiasi altra cosa che non sia una sofferenza fisica continua e perpetua fino al resto dei loro giorni.

La droga, l’assenza di sonno, ma anche la frustrazione di Gian Antonio Rasero per un mancato rapporto sessuale con Katerina Mathas. E poi il continuo pianto del piccolo Alessandro, che non mangiava da ore. E’ in questo contesto, secondo la ricostruzione che emerge dagli interrogatori, che si è consumato il delitto del bimbo di 8 mesi, figlio di Katerina, avvenuto a inizio settimana nell’appartamento di Rasero in un residence di Genova Nervi. La coppia si sarebbe dimostrata insofferente al pianto e alle richieste del piccolo, al punto tale da seviziarlo in momenti diversi con violenza crescente, fino a sbattergli la nuca più volte contro una superficie dura per zittire il suo pianto. Un pianto probabilmente molto insistente dato che sembra che il piccolo non avesse mangiato fin da lunedì pomeriggio. Al bimbo, oltre allo sfondamento della parte posteriore del cranio, alle bruciature da sigaretta alle orecchie e alla cresta iliaca sinistra, alle ecchimosi sul collo per i pizzicotti ricevuti, sono stati trovati anche lividi sull’addome e su una coscia compatibili con lesioni da afferramento, e poi ancora ecchimosi su un piede dovute ad uno o più morsi. La testa del piccino è stata sbattuta almeno due volte, con grande violenza. L’agonia del piccolo Alessandro, che probabilmente ha perso immediatamente coscienza, sarebbe durata non più di una trentina di minuti.

[fonte: primocanale]