C’è del buzz intorno a Buzz

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L’argomento di questi giorni è Google Buzz, ennesimo servizio del megamotore di ricerca che copia un po’ FriendFeed e permette di interagire con la propria rete sociale importando elementi da altri servizi (foto, video, messaggi di stato) o immettendone direttamente di nuovi.

Croce e delizia di tutti è la presunta violazione della privacy perpetrata dagli ingegneri di Google nel momento in cui hanno reso pubbliche per default le liste delle persone che si seguono e che ci seguono su Buzz, mutualmente derivata dalla nostra lista dei contatti più frequentati attraverso Gmail.

Altro nodo fondamentale è quello che considera eretico aver fuso Buzz con Gmail, che per molti è uno strumento di lavoro (nonostante, ve lo ricordo, sia stata in beta molti anni): secondo questa corrente di pensiero il rumore prodotto da Buzz è troppo elevato e distrae dalla posta. Per loro esiste il comodo link “turn off Buzz” a fianco a “turn off chat”, in fondo alla pagina di Gmail. Ecco, secondo me il punto è questo: perché la chat si e Buzz no? oppure, se hai già spento la chat una volta, perché non dovresti spegnere anche Buzz tanto quanto?
Ho già detto in passato che una delle forze di Google era la possibilità che tutti hanno di usufruire dei suoi servizi con una sola login. Così se parlo di Calendar ad un amico che usa solo Gmail, quando torna a casa non ha bisogno di iscriversi a niente, entra in Calendar e inizia a usarlo. Per Buzz però – e per Gtalk app – la cosa ha poco senso. Questi strumenti nascono per mettere in contatto le persone, ha più senso integrarli piuttosto che aspettare che le persone li scoprano. Vi ricordo inoltre che i contatti di Gtalk si popolano automaticamente ANCHE in base alle mail che inviamo. Alla terza email scambiata, se non ricordo male, il contatto appare su Talk (da dove può essere altrettanto comodamente rimosso). Per Google Reader accade la stessa cosa: se io aggiungo un contatto personale a Google Contact, e lui usa Reader, mi viene proposto di seguire i suoi shared items.
Quello su cui posso essere d’accordo è che dovrebbe esistere anche un entry point distinto per Buzz, ovvero un indirizzo separato da Gmail per poterlo usare solo se si vuole; ma questa non può certamente essere l’opzione di default.

Sull’argomento vi segnalo un ottimo post del Sartoni, che condivido in pieno, un metodo per non far intasare la posta elettronica con le notifiche di Buzz, e il modo per nascondere le liste delle persone che vi seguono / che seguite. Peraltro in FriendFeed, che è lo strumento che maggiormente viene imitato da Buzz, le stesse informazioni sono pubbliche senza alcuno scandalo. Non c’è nemmeno il problema dei nomi e cognomi: su FriendFeed ci sono sia nick sia nomi e cognomi. Su Buzz ci sono nomi e cognomi, ma se uno aveva la paranoia di mostrare le sue generalità non li ha mai inseriti nelle informazioni dei Google Profiles (non so se La Rejna sia paranoica, ma lei ad esempio compare su Buzz – e Gmail presumo – come La Rejna. e basta). Facebook, peraltro, ha 400 milioni di nomi e cognomi ben felici di immettere ogni secondo della loro vita nel grande libro. 2,5 miliardi di foto al mese vogliono pur dire qualcosa o no?

Secondo me il “problema” sono sempre le elite, cioè chi vorrebbe decidere a priori cosa è bello e cosa non lo è. Sono quelli che “ah, figurati se Facebook, i ragazzini…”, quelli che “Twitter, cazzata, sms sul web”, quelli che “addio FriendFeed perché t’ha comprato Facebook” e che però adesso “Buzz mi intasa la posta, come FriendFeed non c’è nulla”.

Allora azzardo l’ipotesi, e poi veniamo alla questione finale: contro cosa va Buzz? Twitter, Facebook, FriendFeed o cosa? secondo me, e non solo, contro FriendFeed (sono pressoché uguali), che avrei detto sarebbe stato fagocitato da Facebook, e che invece adesso azzardo non verrà più chiuso. Facebook è imprendibile, macina novità e migliaia di utenti al giorno (al limite morirà per cause tecniche, anche se ci son dietro dei cervelli mica male), Twitter resta amatissimo e inimitabile.

Google non farà mai un social network di successo come Faccialibro, FB è un’alchimia di elementi credo irripetibile e a Mountain View si mangiano le mani ogni giorno per non averlo comprato qualche anno fa. Facebook ha cambiato per sempre la rete, questo è indubbio. Però è altrettanto vero che Facebook non farà mai un motore di ricerca, e che non è AFFATTO vero che in futuro i social network sostituiranno il search, come sento dire. La risposta potrebbe darvela benissimo Piersante Paneghel, che vi sa spiegare meglio di me perché ormai Google non è più un motore di ricerca ma bensì un motore di risposta (sa suggerirti gli orari dei film nella tua città, se solo si accorge che cerchi un film. Oppure parliamo di Google squared). Organizza e cataloga informazioni come nessuno è mai stato in grado prima. Buzz non sarà la cosa più social che Google può produrre, ma poco ci manca…
[edit 13/2: ieri sera per il sonno ho dimenticato un punto focale. Usare i social network per essere informati delle cose interessanti in giro può funzionare finché li monitori 24 ore su 24. Altrimenti sei legato al momento in cui leggi gli aggiornamenti. I flussi informatici dei SN sono decisi da chi le informazioni e produce. Un motore di ricerca – o di risposta, appunto – invece è lì per essere interrogato. Mi alzo alle quattro del mattino e mi fa male la milza? posso cercare su internet. Sono in mezzo alla strada e non ho il numero di telefono del negozio dove devo andare? tiro fuori il cellulare e faccio una ricerca. Questa è una differenza grande e fondamentale, per capire come mai le due cose non si potranno mai sovrapporrre e nessuna delle due sostituirà l’altra]