Eccolo, Google Wave

Logo Google Wave

“io non lo capisco e secondo me non serve a un cazzo”
“io lo capisco e può fare tutto”
“nessuno sa a che serva ma tutti dicono che servirà”
“è un gran casino, ma tutti ci sballano”

Queste, ed innumerevoli altre permutazioni, sono le frasi che si sentono su Google Wave, nuovo gingillo di casa Google che è in alpha ad inviti, e in cui sono dentro dalla settimana scorsa. Io sono uno di quelli che viene tacciato di essere filo-Google, spesso solo perché ho imparato ad annusare al volo cosa funzionerà e cosa no sul web, molto più spesso perché uso senza ritegno tutti i suoi prodotti e ne traggo molto giovamento, come se fosse una colpa trovarsi bene ad usare qualcosa.

Il punto è un altro, in realtà: tra i miei contatti c’è un certo Andrea Baresi, uno che parla poco ma quando parla lo fa per bene, e mentre tutti cianciavano di quant’è lento Wave (e vorrei vedere! non è manco una beta, davvero speravate che allocassero il 100% delle risorse?) lui se ne esce con un “ecco un bot fatto da me che pubblica su un blog tutta una wave, istantaneamente”. PUF! facile, veloce, spiazzante. Manco quel bot serve “a un cazzo” così com’è, ma intanto apre uno scenario interessante, una cosa che WordPress non può fare: l’editing collaborativo E SINCRONO (con revisioni) di un post prima di mandarlo in pubblicazione. Ed ovviamente anche così sarebbe solo l’inizio…

L’altro punto: sulla lavagna del mio ufficio c’è un disegno di un sistema di workflow che dobbiamo sviluppare: il workflow è abbastanza semplice, ci sono delle complicazioni per l’integrazione coi prodotti, ma ha anche un sistema di reporting a renderlo insidioso. Quando vidi il primo video di Wave presi un pennarello e racchiusi tutto il disegno dentro un cerchio con scritto “Google Wave?”
Adesso che in wave ci sono, dico che al 90% la mia intuizione era giusta: tra quel che c’è e quel che si potrà fare con le API, potremmo in teoria avere il nostro sistema fatto e finito.

Dite che non serve a un cazzo semplicemente perché non avete abbastanza fantasia per trovarne un utilizzo sensato 😉

[e no, ancora non ho inviti da dare]