Una vacanza a Etroubles (AO)

La prima parte di vacanza è andata, fatta, finita. Il ridente paesino di Etroubles, 20 km da Aosta, sarebbe anche bellino se non fosse per la statale del Gran San Bernardo che lo schiaccia e lo relega nell’angolino. Insieme a una coppia di amici, e relativo bimbo ottomesenne, abbiamo preso un appartamento per una settimana, gestito dalla locale parrocchia. Essenziale, pulito, tutto sommato onesto, considerato il fatto che non ti fan la ricevuta e che non ci trovi manco le mollette per stendere. Ma non importa.
A parte due giorni di pioggia ce la siamo goduta alla grande: passeggiate nel verde, grandi mangiate, aria buona, bei panorami. C’è una cosa che stona in tutta la vacanza, però: i valdostani; mi piacerebbe non fare di tutta l’erba un fascio, ma capirete bene che in una settimana ne ho incontrati un bel po’, e purtroppo devo ammettere che esistono persone più antipatiche di me; oppure l’influenza dei francesi va ben oltre i cartelli scritti nella sola lingua di Napoleone, “che se non vi va bene l’Italia potete fare un referendum e annettervi a Sarkozy”.

Partiamo da una semplice pizza al “Le vieux bourg“, dentro a Etroubles. La varietà è ampia, e la pizza sarebbe anche buona, se non che a poche forchettate dalla fine ci trovo dentro una mosca, cotta. Tralasciando un attimo l’incazzoso che è in me, lo faccio notare gentilmente alla padrona, affinché si renda conto e possa operare come più ritiene adatto; ora, se mi piacessero le mosche me la sarei mangiata con piacere, ma se invece te lo faccio notare un motivo c’è. Può essere che la cosa mi turbi poco – come stranamente è avvenuto – o può essere che mi venga istantaneamente un conato di vomito. In entrambi i casi il minimo che mi aspetto è che la pizza tu non me la faccia pagare (e questo non perché sono genovese, ma per educazione, gentilezza, marketing, prassi, quel che volete). Invece no, ci tocca reclamare lo sconto dallo scontrino, perché secondo la signora “la pizza l’avete mangiata” (quindi lo sconto deriva solo dal MOMENTO in cui trovo la mosca? e se la trovo alla prima forchettata, ho il coraggio di mangiarne una sostitutiva?), “e comunque non è colpa mia” (e lo spero bene, ma le buone maniere invece sono colpa tua eccome). Bocciato.

Parliamo un secondo del fatto che, a quanto ci è dato di vedere da visite in svariati minimarket della zona, la valle del Gran San Bernardo non si nutre di verdure fresche. Trovi una melanzana raggrinzita di dieci giorni fa a Saint Oyen – che dopo averla vista mi faccio remore pure a comprarti il carbone, lèvala da lì perdio! – due peperoni belli di numero al market del distributore prima del traforo e qualche zucchina e pomodoro al market di Etroubles, sul quale aleggiano mistici e verosimili racconti su alcune pratiche non proprio simpatiche con i prezzi, i residenti, i turisti e gli scontrini in cambio di buoni-acquisto alla “fotti il turista più che puoi”.

Alle falde del vicino paese di Saint-Oyen c’è un’area sportiva attrezzata con bar, campo da pallone, giochi per i bambini e una pineta con bagno, barbecue in pietra e tavoli ricavati da tronchi a disposizione. Basta pagare. Benissimo, sono ben felice di pagare un bel servizio: 5 euro il tavolo, 4 euro il barbecue, legna gratis a profusione (e se ti servono due tavoli, il secondo costa soooooooolo 3 euro!!).
Il giorno prima però ha piovuto, per cui la legna è fradicia, e il casottino preposto all’accumulo vuoto. Non manco di farlo notare all’omino che riscuote il pizzo – non perché sono un genovese rompicoglioni, ma perché magari ha della legna asciutta da qualche parte – ma mi risponde picche. Il tizio riesce anche nella difficilissima impresa di mandare mia moglie fuori dai gangheri, con frasi tipo “eh, sono due mesi che non piove”, “non è colpa mia” (un refrain), e la splendida “se non vi piace qui potete anche andarvene!”.
O magari potrei darti fuoco alla pineta, fai tu…

Per il resto, come dicevo, le attività che non richiedono l’interazione con gli autoctoni sono state tutte piacevoli. Molto bella la gita alla diga di Places Moulin, molto rilassanti le passeggiate all’area verde di Etroubles. Da incorniciare il pranzo all’agriturismo “La grandze in Tsi Inconnu“. Dopo averci schiantati di antipasti con salumi e formaggi tipici, ci hanno servito delle crespelle da morire, uno dei risotti agli zucchini più buoni che abbia mai mangiato, coniglio con polenta e spezzatino ai funghi. Poi ho preso un sorbetto al limone con i lamponi. Tutte cose preparate al momento – e infatti ci son volute quasi quattro ore – ma buonissime e gustosissime. Standing ovation!

Ora ci aspetta una settimana di mare e poi il triste ritorno al mondo lavorativo. Mi dicono voci affidabili che quando non lavoro mi trasformo in un individuo gioioso e piacevole. Se qualcuno volesse mantenermi e salvare il mondo dalla mia acidità, per me va bene eh! 😀

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13 Comments

  1. alga

    anni fa sono stata in un campeggio sopra cogne.
    a parte che i cessi non erano proprio impeccabili, ma le docce erano di acqua fredda (che in alta montagna, anche d’estate, non è il massimo).
    all’epoca c’erano ancora le lire, e loro ne volevano 500 per due minuti (cronometrati) di acqua calda.
    prova tu a lavarti da testa a piedi, farti lo shampoo, passarti il balsamo e sciacquarti in due minuti.

  2. Per la mosca: in quei casi sempre tirare fuori il telefono e dire “Chiamiamo i carabinieri, facciamo un bell’espostino e lo mandiamo anche all’asl e all’ufficio turismo”. Di solito aiuta a ridurre a più miti consigli (anche perchè in caso di controllo ASL è praticamente impossibile che passi tutto liscio).
    Comunque già ora questo post è il 7° risultato di google per una ricerca sul ristorante, un paio di link e sale ancora…

  3. Quindi la torta di riso non è una specialità esclusivamente ligure…

    😉

  4. il patto del nord ovest comincia a dare i suoi frutti 🙂

  5. Sono stato a Saint-Rhemy-en-Bosses tra il 18 ed il 22 Agosto, ad uno sputo da Etroubles e fortunatamente ho trovato solo persone squisite e cordiali. Abbiamo mangiato in due posti della zona (consiglio Chez Felice, a Saint-Oyen: prenotazione obbligatoria, spesa tra i 20 e i 30 € a persona; si mangia da dio). Per il resto posti fantastici, da dove si possono attaccare i sentiri di numerose e famose escursioni come il Tour Des Combins. Poi si, sono un po’ fissati con Napoleone, ma chissene… 😉

  6. Zawa

    io e un altro a Spezia abbiamo trovato una lumaca, viva, che strisciava sulla rucola. Fortunatamente appena ce l’hanno portata.
    La pizza ce l’hanno sostituita…ma non so se ce l’hanno messa in conto.
    cmq io ho avuto un’esperienza completamente diversa in Valdaosta (anche se il mio soggiorno è stato brevissimo). Ero a Chatillon, quindi + italia e meno francia, però l’accoglienza è stata memorabile.

  7. In effetti può essere fastidioso:
    – Dove sei stato:
    – A Champ de Cotillon a la Trez Felice de Sanit Olyen, ospiti di Christine e Paulette.
    – Ah, in Francia?
    – No, Italia.

    Nello statuto speciale dovrebbero aggiungere una postilla secondo la quale tutti i luoghi debbano essere rinominati prendendo nomi di località randomiche pugliesi, e tutti i bambini neonati siano costretti a chiamarsi Mario o Maria.

  8. Pingback: 30 seconds to Tambu · Cose incredibili che accadono a nove mesi

  9. JeKo

    Rispondo un po’ a tutti… temo sarà cosa lunga e noiosa ma s’ha da fare…
    Premetto che sono valdostano quindi, forse, un po’ di parte, non odiatemi a priori.

    La storia che siamo filo francesi è veramente una cazzata clamorosa. Sono nato in Valle d’Aosta e ci ho sempre vissuto (salvo un quinquennio di studio a Torino) e non ho mai (e ripeto, MAI) sentito persone valdostane discutere tra loro preferendo il francese all’italiano. Semmai in patois che è il nostro dialetto (che, tanto per inciso, non proviene dal francese moderno ma dal franco provenzale). Il francese è obbligatorio fin dall’asilo (o scuola per l’infanzia che dir si voglia) per ragioni storiche che non voglio discutere, anche perché non le condivido… ma francamente credo che la valle in generale abbia parecchio in antipatia i cosiddetti “cugini” francesi…

    detto ciò posso anche rispondere ad altre cose… Tambu, credo che a te sia andata particolarmente male sotto molti aspetti… l’80 percento delle aree verdi attrezzate per i picnic offrono tutto (compresa la legna) completamente gratis. Alcune fanno pagare nei giorni di maggiore ressa perché poi ci sono un sacco di spese per pulire l’immondizia abbandonata in loco, soprattutto dai turisti.

    Parlando dell’accoglienza turistica, invece, temo tu abbia ragione: i valdostani non sono, generalmente, più in grado di offrire quella che una volta era una caratteristica eccezionale: l’ospitalità. Il turista troppo spesso viene identificato come “quello da spennare” e non ad una risorsa che aiuta la nostra economia. Conosco tanta, troppa gente, che ha ereditato il lavoro di albergatore o ristoratore dai genitori e non ha ne la voglia ne la capacità di continuare in maniera adeguata quanto cominciato dai suoi predecessori. Ma lo fa lo stesso perché non ha nemmeno la voglia di cambiare. Non per questo, però tutti i ristoratori e gli albergatori sono degli incompetenti; anzi, tanti rasentano l’eccellenza sotto molti aspetti.

    E ora le risposte ai commenti:

    @Dedioste: non sarebbe da fare solo come spauracchio… i Nas o l’asl sarebbero da chiamare in ogni occasione si presenti la necessità di farlo. L’igiene è fondamentale per chi offre servizi alimentari…

    @Roberto: visto che testualmente dici “Poi si, sono un po’ fissati con Napoleone”, vorresti, di grazia, dirmi in base a cosa lo affermi? Se se n’è accorto uno che è stato in valle una settimana e non l’ha visto uno che ci vive da quasi 30 anni c’è qualcosa che non va…

    @Zawa: “Chatillon = più Italia e meno Francia” significa che più ci si avvicina al confine e più si sente l’influenza francofona? Tutto il precedente discorso noioso e petulante lo ha scrivendo uno che vive a meno di 10 km dal confine con Chamonix… e, ripeto ancora: Valle d’Aosta == Italia && Valle d’Aosta != Francia. E anche Valle d’Aosta == italiano && Valle d’Aosta != francese. Non ci credete? Se conoscete un minimo di francese, andate in centro ad Aosta, fermate il primo che passa e parlategli in francese: la risposta vi sarà data di in francese… ma non faticherete a riconoscere una chiara influenza accademica ed un relativo francese maccaronico…

    @Wis: i nomi in francese sono fastidiosi? E che fastidio ti danno? Hai presente la storia d’Italia? Bene allora saprai anche le innumerevoli “interferenze” di tedeschi, austriaci, francesi, spagnoli, turchi, africani… Se un Saint Vincent ti infastidisce che mi dici di Glockenkaarkofl (che una volta era Vetta d’Italia) in Trentino? O di Iglesias (che una volta era Villa di Chiesa) in Sardegna? E comunque ricordo che la secessione la vogliono gli italianissimi (anzi, padanissimi) lombardi, veneti, trentini…
    C’è stato un certo personaggio che, tempo fa, aveva obbligato le amministrazioni valdostane a mutare i loro nomi francofoni in italiano… si chiamava Benito Mussolini… finalmente qualcuno che rendeva giustizia all’italianità trasformando un becero luogo di filo-francesi in aitanti e fieri italiani! (prestare particolare attenzione alla carica ironica della precedente frase…).

    Detto tutto ciò, sono a disposizione per chiunque e per qualunque dibattito in merito a quanto detto fin qui… magari evitando di trasformare i commenti del buon Tambu in un campo di battaglia… sul mio blog ci sono tutti i modi possibili ed immaginabili per contattarmi… fatene buon uso.

    CheerZ

    -JeKo-

  10. non ho capito. NO Mussolini che italianizza i nomi, e va bene. MA questi nomi SONO a tutti gli effetti francesi, così come i cartelli, quindi qualcosa da italianizzare c’è…

    sulle aree attrezzate ho premesso che sono BEN FELICE di pagare, se mi dai un servizio. Il servizio temo comprenda anche la legna per il barbecue, da tenere all’asciutto nell’apposita casetta. Poi, ovvio, magari son stato sfigato. Ma sai com’è, uno + uno + uno + uno…. 😉

  11. JeKo

    Il riferimento a Mussolini e alla relativa italianizzazione dei nomi era riferito solo al fatto che c’è gente (nella fattispecie a Wis) a cui da fastidio un nome solo perché francese… mi sembra una gran cazzata… soprattutto considerando che avere nomi francesi non significa necessariamente che si guardi alla Francia come nostra nazione… siamo italiani e questo è il sentore comune… chi dice che siamo filo-francesi non conosce per niente la nostra realtà…

    Detto ciò, si, hai ragione, il servizio che hai ricevuto è stato assolutamente scadente e hai ragione ad essere incazzato… Però ti ripeto, spesso le aree attrezzate sono gratuite e fornite di tutto, compresa legna asciutta… temo tu sia stato particolarmente sfigato in questa circostanza, spero ti possa andar meglio alla prossima 😛

    Cya

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