Chi non ha mai sentito dire le frasi “ah, il Googlefratello”, “ah, viola la mia privacy” e simili? siccome sapete come la penso non ve lo ripeto, ma volevo invece soffermarmi su un aspetto che molti tralasciano. Chi ha paura di finire “schedato” da Big G fa come Gene Hackman in Nemico Pubblico?
No perché Google ha molti modi di immagazzinare informazioni, e alcuni non dipendono certo dalla volontà di chi vuole sottrarsi al suo controllo.
Ti sei fatto il blog con un nome di fantasia su Splinder, così niente dominio intestato (“che sennò mi scopro“) e hai la posta su hotmail. Poi mi hai scritto. Io ho detto “ma chi è akjdcnwieu@hotmail.com?”, poi ho letto e ho capito. Allora vado su Google Contacts ed edito il contatto, ci aggiungo Nome e Cognome e associo il blog Splinder. Poi i contatti si sincronizzano col telefonino Android, dove c’eri già. Allora di due contatti ne faccio uno solo, e Google sa anche il tuo indirizzo di casa e i tuoi numeri di telefono, e anche il giorno del tuo compleanno. Sa di cosa parliamo per email, perché la tua posta in uscita è la mia posta in entrata (su Gmail, ovvio) e sa quanto spesso ci sentiamo al cell. E quando Google Voice arriverà in Italia conoscerà anche il tuo tono di voce, il timbro vocale e il testo degli SMS che mi invii
E potrei fare un altro paio di esempi simili.
Moltiplica tutto per il numero di utenti dei servizi Google che frequenti, poi rifletti su che differenza faccia per lui se tu li usi o non li usi, e se davvero vale la pena di perdersi tutto il buono che portano con sè. Che ti piaccia o meno, è così che van le cose










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21 August 2009 at 16:57
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6 July 2010 at 14:47
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19 August 2009 at 12:47
DAG
Ineccepibile.
Anche se io non sarei andato così avanti nei ragionamenti… Mi sarei semplicemente chiesto: Qual’è il problema se Google viola la mia privacy?
19 August 2009 at 12:49
Botty
Ho paura che per un pezzo il mio tono di voce se lo possano scordare!
(e di wave sai nulla?)
19 August 2009 at 13:45
Zawa
ecco, la penso come DAG…ma poi..a Google, di me, cheglienefrega? (tralasciando tutto il discorso i dati/statistiche/marketing etc etc….)
19 August 2009 at 14:12
Tambu
DAG, quella è la domanda cui non ho voglia di rispondere ancora nella premessa
Botty, Wave a settembre 100mila inviti nuovi
Zawa, io penso che gli interessi SOLO il discorso di marketing, ecc. E’ questo il punto!
19 August 2009 at 14:13
Alberto
D’accordo soprattutto per chi ha deciso di non fuggire dal mondo moderno online.
In questo caso è assurdo non usare i servizi di Google.
Per chi invece vuole restare nell’era passata il problema non si pone: non dovrebbe neppure avere un email quindi non avrebbe nessun contatto con Google
19 August 2009 at 16:02
S.
Con Google la CIA si è portata parecchio avanti con il lavoro.
19 August 2009 at 17:16
Giorgio
Belin………messa così é ancora più inquetante di quanto immaginassi!!
19 August 2009 at 18:13
Tambu
e ringrazia che nell’appuntamento ricorrente su Calendar non ti ho invitato con la tua mail, altrimenti saprebbe anche dove, quando e con chi sei
19 August 2009 at 19:00
Tambu
ANZI NO! non c’è bisogno! nella mia rubrica c’è un gruppo “Kahuna” con le mail dei componenti. Nel Calendar l’evento è “prove Kahuna” e 2+2…
19 August 2009 at 19:15
alga
… meno male che ignoriamo a vicenda i nostri numeri di cellulare…
19 August 2009 at 23:45
Tambu
ma tanti altri Google user invece ce l’hanno
20 August 2009 at 03:22
alga
direi due (femmine, e questo fa la differenza).
20 August 2009 at 04:39
Michele Ciorra
Detto non solo tra noi: ma se frega a te dei miei dati, visto che me li chiedi, perchè non dovrebbe fottere a chi inviando pop up pubblicitarie ed altro ci fa una montagna di euri?
P.S. – Ovviamente non ho provato a mollarti dati tarocchi visto che così come non mi frega di essere “intercettato” da Google al pari non mi crea problemi comunicarteli.
20 August 2009 at 08:18
Tambu
non credo di aver capito. A me “non frega” dei tuoi dati, mi interessano le solite cose (nome, telefono, indirizzo, email) se sei una persona con cui ho rapporti. Mi servono giusto per venirti a trovare, parlare con te, mandarti una foto via mail…
20 August 2009 at 10:21
Giorgio
E’ questo che non mi va giù; se sono io a decidere di divulgare a tutti i miei dati (dove, quando e con chi sono) non vi é nulla da obbiettare. Ma se questo non dipende dalla mia volontà (indipendentemente dal fatto che io abbia qualcosa da nascondere o meno al mondo) mi fa un po’ incazzare, non tanto in termini pratici quanto di principio. Non sto qui a disquisire se ciò avvenga con “malizia” o meno fattostà che trovo via sia una falla (dal Mio punto di vista) nel meccanismo.
20 August 2009 at 10:30
Tambu
e pensa a quante persone possono sapere il numero della tua carta di credito e del codice di sicurezza: addetti informatici dei server, tutti quelli del customer care, quelli che fisicamente le stampano, quelli che le incollano nelle bustine che poi inviano…
Il problema non è Google, è questo che cerco di spiegarvi: il problema è che ormai (ma in realtà “ormai” non è corretto, è così da un po’ prima dei computer) qualsiasi cosa è così: tra Telepass, tutor e telecamere, la Scoietà autostrade ci mette un secondo a sapere dove sei, tanto per dirne un’altra.
20 August 2009 at 14:56
PiccoloSocrate
aggiungi alla lista finale: carte di credito, telecamere a circuito chiuso, tessera dei mezzi elettronica, badge….
oggigiorno avere l’amante diventa un problema
21 August 2009 at 11:23
Giorgio
Esatto! Bravi! E’ proprio questo che cerco di dire anche io, ora si sta parlando di Google ma lui é solo una parte del tutto, tu la “prendi sul personale” perché si tocca un tuo dio ma la mia critica é molto più estesa. E comunque in teoria la stampa, l’imbustamento e chiusura dei codici delle tessere bancomat dovrebbe (almeno sulla carta) essere un processo automatico in cui non avviene intervento umano. E anche se non ciò non dovesse avvenire io credo che la capacità di diffusione dei miei dati che ha il tizio al customer care ho l’addetto al server é decisamente minore rispetto alla capacità di elaborazione dati di un società di servizi informatici del genere. Ah….beh, a meno che anche loro non siano utenti Google infoiati!
21 August 2009 at 12:36
Botty
Beh… se proprio vogliamo parlare della possibilita` della diffusione dei nostri dati personali e bancari, le banche hanno sofferto di data leakage (per atti volontari di pirateria informatica, errori o qualsiasi altra causa) in maniera mooooooolto superiore a google & Co….
21 August 2009 at 12:47
Tambu
la capacità di diffusione del tuo numero di carta di credito è superiore in mano all’imbustatore, che all’algoritmo di Google. La quantità di danni provocabili, è addirittura superiore.
Puoi non avere una carta di credito e non prendere l’autostrada e non comprare un cellulare, e usare solo contanti che ritiri sempre in banca (no bancomat), e ne hai il controllo. Ma sono cose “toste”.
Non hai il controllo sul fatto che Google venga in possesso del tuo indirizzo di casa, e ti preoccupi?
21 August 2009 at 16:06
Giorgio
Continuiamo a non capirci.
almeno percentualmente sono meno esposto
So benissimo che non é certo Google il principale nemico della mia privacy dico solo che mi pare ostinato continuare ad affermare che esso non sia potenzialmente lesivo per la privacy, non sono convinto che il signolo imbustatore possa fare più danno comunque é chiaro che l’algoritmo da solo non fa paura a nessuno, é chi può sfruttare l’algoritmo il problema. Il tutto in potenza ribadisco, poi sinceramente non é certo Google che turba la mia esistenza.
Ah…non vuol dire nulla ma io uso la carta solo all’estero e non ho il telepass
25 August 2009 at 11:18
JeKo
“Finestra rotta” di Jeffery Deaver sembrava fantascienza… ma pian piano ci arriveremo… E’ decisamente inquietante…
25 August 2009 at 18:20
Alessandro
l’ho scritto altre volte e lo ribadisco anche in questa interessante discussione: la questione va ribaltata. la cosiddetta privacy sta diventando una scusa ipocrita per non dare i servizi che si potrebbero già dare. perché incrociare dati è una ricchezza per tutti. una ricchezza “pubblica” direi, e come tale dovrebbe essere valorizzata e tutelata in primo luogo dallo stato, che a questo punto dovrebbe sentire l’obbligo etico, tanto per cominciare, di unificare tutte le basi dati di tutte le amministrazioni. se mi candidassi a presidente del consiglio questo sarebbe il primo e principale punto del programma elettorale. spendo un millesimo di quello che costerebbe il ponte sullo stretto e faccio una vera rivoluzione.
non so se è chiaro il mio punto di vista: non ha senso preoccuparsi della difesa di una “privacy” del tutto nominale e sempre più fumosa quando dall’altra parte c’è un mare di cose interessanti che si potrebbero già fare e che non si fanno. per riverenza verso le paure irrazionali di qualcuno e per nascondere le negligenze di aziende e amministrazioni.
27 August 2009 at 09:52
Botty
Alessandro for president!!
28 August 2009 at 10:25
Botty
E comunque, su questo FUD, c’e` chi ci specula…