Nuovi miti della musica moderna

Anche se mi sono preso il mio tempo, non smetto di pensare alla domanda che ha fatto Andrea in un thread di FriendFeed. Dove sono i miti moderni della musica?

Non è facile rispondere, ma una mezza idea ce l’ho. Innanzitutto sposo la teoria che la musica non è infinita, e questo lo dico da sempre. Non parlo (solo) dei plagi più o meno intenzionali, ma soprattutto del fatto che al giorno d’oggi, qualsiasi cosa fai – e specie se diventa un successo – è ragionevole l’abbia fatta qualcun altro prima di te, perché c’è più gente che si cimenta nella musica (anche senza suonare uno strumento, ma ci torniamo dopo).
Tanto è vero che – a mia memoria – gli ultimi “grandi” della storia della musica hanno tutti inventato un genere.

In secondo luogo fare musica MALE oggi è più semplice di qualche anno fa. La dimostrazione sta nelle performance live dei nuovi pivelli: i linkin park, che dal vivo non sembrano nemmeno la loro brutta copia, i System of a Down, che sono imbarazzanti, Jared Leto e molti cantanti moderni che nei passaggi difficili usano il trucco di far cantare il pubblico. Tre nomi che quando senti i cd sono perfetti, stellari. Ai tempi di Hendrix non c’era tanto digitale, nessuno quantizzava, niente computer. Ampli, microfono e pedalare!
Ma se queste persone sono buone solo in studio, non entreranno mai nell’immaginario collettivo della gente.
E il contrario vale tanto quanto, se non di più: su youtube è pieno di persone di talento (e non solo talento tecnico) che non hanno nessun ingaggio, e forse non lo cercano nemmeno. O il livello si è alzato, o le pretese delle case discografiche si sono alzate, o è vero che se non sei un personaggio costruito a tavolino un disco non lo farai mai. E non ditemi che Arisa non è costruita a tavolino, non ce li ha i soldi per un’operazione col laser agli occhi? 🙂

Date un’occhiata a Meytal Cohen, Gustavo Guerra, questo tipo che suona il basso o questo le pentole.

Terzo, oggi ognuno può scegliere quel che più gli aggrada. Una volta c’erano una serie di generi più o meno codificati, e dentro ci finivano cose abbastanza diverse. E la scelta era limitata al negozio musicale, ai giornali musicali, alla radio e ai consigli degli amici, che però si basavano sulle stesse fonti, all’incirca.
Oggi invece se sei appassionato di post melodic grunge-punk retro gothic psychobilly, stai pur certo che “la indovini con tre o quattro” su google e avrai i tuoi idoli personali. E probabilmente ti disinteresserai del resto. Hendrix era un mito perché era seguito da tante persone, oggi ognuno si fa il suo “personal jesus” e segue quello. Il novello Jimi, se esiste, non riesce a fare i suoi stessi numeri, a livello di fans.

A questo punto bisogna cercare qualcuno che faccia bei dischi, possibilmente con un tocco di originalità, che sia ottimo anche dal vivo, famoso, carismatico e non si sgonfi dopo due album. Come ho detto nel thread, io voto Maynard James Keenan (nelle sue due incarnazioni, Tool e A Perfect Circle) e Matt Bellami dei Muse, però sono curioso di sentire anche il vostro parere.