Agenzia Immobiliare “Il Nido”, a Genova

Quando devi comprare e vendere casa, c’è poco da fare, non sempre puoi scegliere l’agenzia cui rivolgerti. Certo, l’ottimo sarebbe fare tutto da soli, ma non sempre è possibile. Specie se la casa che hai adocchiato ce l’ha in gestione un’agenzia. E allora o hai fortuna oppure rischi di essere uno dei tanti che “ah, sugli agenti immobiliari te ne racconto un paio che han le ruote”.

Io non ho mai avuto a che fare con le agenzie immobiliari, che a Genova sono la terza categoria di attività più presente dopo le farmacie e i panifici (ma anche le cineserie sono in grande spolvero ultimamente), e non senza motivo: comprare o vendere casa, nel capoluogo ligure è facile per quantità degli immobili presenti, ma trovarne uno di qualità è parecchio più difficile. Poi c’è anche la schiera dei cosiddetti “palazzinari”, cioè persone che nel corso di generazioni ha accumulato decine – spesso parecchie decine – di case e appartamenti e vive di rendita o usa i guadagni per acquistarne altre, da affittare o ristrutturare e rivendere lucrandoci. Quelli veramente tosti fan tutto da soli, gli altri danno da vivere alle agenzie. Mettiamo infine nel computo che per via della sua struttura abbastanza particolare, Genova si presta molto agli annunci ” da interpretare”, di cui Beggi tempo fa scrisse un post molto carino: nella zona dei vicoli difficilmente troverete una casa luminosa, con l’ascensore, ampia, col giardino e con la vista sul mare. Ammesso che esista, ci vive un palazzinaro e non la vende 🙂

Questo preambolo per dire che mia moglie aveva un po’ di pregiudizi sulla categoria maturati da esperienze precedenti e da racconti di amici, e che dopo la nostra esperienza di compravendita siamo coscienti di essere stati fortunati 🙂
la parte “compro casa”: La casa che abbiamo visto nell’annuncio, papabile di essere eletta a nostra prossima dimora, era gestita dall’agenzia immobiliare “Il nido” di Via Ravecca, e giocoforza siamo dovuti passare attraverso di loro per venirne in possesso. Il nostro referenti primario, Marco, è una persona che nel tempo ha acquistato stima, invece di perderla, come ho avuto modo di dire in una discussione su FriendFeed.

la parte “vendo casa”: Dopo averci mostrato la casa dell’annuncio è venuto a vedere casa nostra ed è stato molto onesto nella valutazione: invece di sparare alto per invogliarci a diventare clienti, e constatato che con una figlia piccola non potevamo permetterci di sbagliare i conti per difetto, ha fatto una valutazione concreta e prudente, del tipo “sotto a questa cifra è impossibile che non la vendiate” e ci ha aiutato a fare i conti per capire se potevamo iniziare l’operazione. E’ stato dietro al venditore nella nostra trattativa di acquisto, anche se inizialmente dando ascolto ai racconti dei miei amici ho avuto l’impressione che non si muovesse abbastanza. Invece lavorava nell’ombra, e alla fine siamo riusciti a concludere la trattativa e siamo passati alla vendita di casa nostra. Anche qui avrei avuto le mie rimostranze su tutto, da perfetto impiccione, e avrei avuto torto. In poco tempo abbiamo avuto moltissime visite di potenziali acquirenti (merito anche dell’annuncio grande mezza pagina due del più importante settimanale di annunci immobliari), e nel giro di un mese e mezzo eravamo già d’accordo con una coppia per l’acquisto. Il grande pregio di questo giro, e del supporto dell’agenzia (quindi anche di Armando e Laura) è che in poco tempo ho interpretato sia il ruolo di venditore che quello di compratore, e ho potuto confrontarli e rendermi conto che nella maggior parte dei casi le compravendite immobiliari sono una ruota, un ingranaggio che gira: iniziano prima di te, e spesso prima di chi vende a te, e terminano dopo di te, spesso dopo di compra da te. Non ha senso impuntarsi e bloccare tutto l’ingranaggio, non ha senso rischiare di essere stronzi con qualcuno che poi probabilmente vorrà rifarsi su qualcun altro.

E per la cronaca la cifra finale di vendita era comunque superiore a quanto preventivato come minimo sindacale, per cui come non essere contenti?
La sensazione che ho avuto è che non mi sia mai stata raccontata una frottola, evento cui ero comunque preparato psicologicamente. Poi, se sia stata solo una sensazione non lo so, e se si allora vale la regola del ristoratore (“ogni cliente deve sentirsi speciale pur essendo trattato come gli altri” nd Luca Sartoni), ma non credo. Se non fossi molto contento del loro operato non ci scriverei di sicuro un post, e non avrei pagato una cifra leggermente (pochissima cosa, comunque) superiore a quanto detto all’inizio a voce senza fiatare. Riconosco la bontà di un lavoro fatto bene e lo pago per come è fatto, non è un problema.

Il fatto ora è che spero di non dover cambiare di nuovo casa a breve, ma se dovessi farlo inizierei dall’agenzia “Il nido”. Magari non dal loro sito, ecco ( 😀 ), ma un passo in Via Ravecca lo farei sicuramente!

Cinque, come le dita per fare ciao

Caterina superstar

Sono abbastanza preparato alle vostre rimostranze e prese per i fondelli, perché effettivamente nemmeno io ci credevo. Ho accarezzato l’idea di fare un filmino e metterlo su Youtube, ma per ora no. Il fatto è che Caterina fa ciao con la mano, a cinque mesi e un po’. All’inizio era ovvio fosse un caso, d’altronde i neonati mica si mettono a unire gli indici delle mani e cose complicate, sanno girarle pochissimo e giusto aprirle o chiuderle. Poi col passare del tempo, e la perseveranza di mia mamma, è passata al farlo quasi sempre “a comando”, e adesso alza anche la manina. Ti fa proprio “ciao ciao” 😀

Per il resto è sempre buonissima, tranne quando ha fame o mal di pancia. Ha iniziato a ingurgitare (e rigurgitare, ovvio) minestrine con qualsiasi cosa dentro e ora ha un ritmo colazione-pranzo-merenda-cena quasi umano. Ovunque andiamo lei è contenta, sorride a tutti, sta volentieri con tutti. Se ha sonno lo fa capire, la portiamo nel lettino e dopo un po’ si addormenta col suo doudou (probabilmente imbottito di cloroformio) spiaccicato sulla faccia. Ogni tanto si sveglia di notte, ma quasi sempre basta ridarle il ciuccio e ridorme (ed effettivamente più che insegnarle a fare CIAO era forse meglio insegnarle a mettersi il ciuccio da sola 😀 ), e la fatica di alzarsi – soprattutto della mamma – viene ripagata quando vieni svegliato dai versetti provenienti dalla sua cameretta alla mattina. Può anche essere presto, ma mette di buonumore. Ecco, direi che la cosa che ho imparato questo mese è che i bambini portano davvero una gioia incredibile, nella famiglia e in chi ti ruota intorno. Mica sono solo loro che ogni mese imparano qualcosa, sapete? 🙂

Abbiamo perso

A me questa cosa di spedire un hard disk per farselo mettere online sembra una sconfitta piuttosto pesante; voglio dire, hey!, se dobbiamo riaffidarci alle poste e ai corrieri per avere i nostri dati online, significa che le esigenze di banda non sono al passo con le infrastrutture. Per chi sognava che un giorno il cosiddetto digital divide sparisse è dura da mandare giù…

WordCamp 2009

Splendida l’organizzazione, più che adeguata la location, nel complesso direi un po’ sottotono anche se non so dire esattamente perché. Sensazioni…

Sempre ottime queste occasioni per conoscere persone. Per non fare torto a nessuno riporto solo i link del mio tavolo a pranzo (nel pessimo ristorante Maxela di via Villoresi. Vino caldo e cancarone, tagliata normale, gestori nel panico nonostante un numero di persone che non eccedeva la capacità del locale – anzi, e siamo a Milano! – e l’ora e giorno assolutamente adeguati a pranzare e conto salato): lafra, il sartoni, pippawilson, luca perugini e palmasco

Piccoli geni 2

Come ho fatto a dimenticarmi di una delle invenzioni principali della mia infanzia?

Uno spray che arresta la crescita di barba e capelli, in modo che ognuno possa avere, per sempre, il look che desidera (tipo, come me, capelli corti e barba di due giorni). Temo avrebbe successo solo sugli uomini, e temo anche che in realtà esista ma la lobby dei parrucchieri femminili abbia insabbiato la scoperta 😀

Poi uno dice i blog, e facebook…

“perché hai un blog?”
“che ci fai su facebook?”

e varianti di queste domande ogni tanto mi compaiono davanti agli occhi o alle orecchie, e sinceramente mi hanno anche un po’ stufato, anche perché spesso la fonte poi non è in grado di capire la risposta. Se lo faccio è perché mi fa piacere intrattenere relazioni con le persone che stanno dietro al monitor, e al giorno d’oggi i sistemi più semplici (per me) e diffusi (in generale) sono questi.

Poi capita che quel che scrivi resta tracciato, e che hai la possibilità di entrare in contatto con praticamente chiunque. Ad esempio un musicista che segui potrebbe leggere un tuo vecchio post in cui dici che non trovi i suoi cd da comprare, contattarti su Facebook e farti felice per un po’ 🙂

cd in regalo

Non è il regalo in sé, è come è avvenuta la cosa, la spontaneità della cosa e la constatazione, ancora una volta, che la rete avvicina e non allontana. Quando mai in passato un artista ti avrebbe telefonato per dirti “eh, un amico di un amico mi ha detto che non trovi i nostri cd…” 🙂

“sono il signor Wolfram, risolvo problemi”

S’è fatto un gran parlare di Wolfram Alpha, il nuovo motore di ricerca ideato dal creatore del software Mathematica. Io l’ho provato e ne riconosco le potenzialità, ma il fatto è che non è un motore di ricerca: loro stessi lo definiscono un “computational knowledge engine”. Il concetto stesso di search così come siamo abituati a viverlo nei motori di ricerca tradizionali semplicemente non c’è. Quindi non c’è ranking, non c’è indice, non c’è “come essere primi su Worlfram Alpha“.

Sgomberato il campo dall’equivoco fondamentale, dirò che un pochino l’ho provato e ne riconosco i pregi e i margini di miglioramento. Fondamentalmente Wolfram Alpha vuole essere un sistema semantico di interpretazione delle domande e un fornitore di risposte ad esse. Ecco, se torniamo un momento all’origine della parola “ricerca”, nell’accezione di “scoprire”, “raccolta di informazioni”, allora si che Wolfram Alpha fa al caso nostro e soddisfa in pieno la definizione. Inserendo query (per ora in inglese) anche complicate, ma che sottintendono una domanda, allora Wolfram fornirà la sua interpretazione e una serie di dati utili a soddisfare la richiesta. Se è una domanda di chimica, è facile che mostri un disegno di molecole, se è una formula matematica fornirà risultati e grafici, se si inserisce una data fornirà tutte le informazioni possibili su quel giorono, se una query è a sfondo socioeconomico, Wolfram tenterà di restituire dati (ad esempio “5 larger countries by area“). Ogni risultato poi è esportabile come testo, PDF o direttamente importabile dentro al software Mathematica (che immagino avrà un boom di acquisti 🙂 ) per essere ulteriormente manipolato.

Non c’è molto altro da dire; la cosa in sé è abbastanza grande anche senza essere rivoluzionaria. Questo non è il “forse cercavi” di Google basato sul volume delle ricerche, questa è matematica al servizio della semantica. E’ il primo tentativo serio, e come tale è acerbo e perfettibile; molte query falliscono ad essere interpretate, e non avrete mai risposte a domande come “quale è il pizza hut più vicino alla quinta strada”, ma le premesse sono buone. Google non ha un concorrente da temere, ma ha un nuovo ambito in cui c’è un player più forte, esattamente come Twitter ha creato un motore di ricerca in tempo reale per ora imbattibile e che prima non esisteva.

* e se non hai capito il titolo, fatti aiutare da Wolfram 😀

Imperdibile!

Mega Shark vs. Giant Octopus

e non dite di no! poi ci troviamo tutti qui nei commenti e ne parliamo, ok? 😀