Per fortuna esiste l’informatica!

Ogni tanto lascio dei commenti in giro che poi rileggo e penso meritino un post. Riassumo:

Il Corriere della sera online, in occasione del terremoto, pubblica prima una foto del terremoto in Cina, poi la corregge con una di un terremoto in Turchia. A qualche giorno di distanza dalle inevitabili polemiche sul web, Marco Pratellesi si difende dicendo che hanno sbagliato a dare fiducia al pubblico chiedendo di inviare le foto, e che sono stati vittima di uno scherzo cretino (si veda anche Mantellini, donde il mio commento)

Ecco come la penso

beh così è doppiamente facile. facile fare giornalismo facendosi mandare le foto, facile dare le colpe a chi manda le foto se si sbaglia.

Ora, sono d’accordo che per una informazione puntuale in questo caso era assolutamente cosa buona e giusta avere foto di prima mano, ma sono altrettanto sicuro (e non c’è bisogno di un tecnico come me per arrivarci) che esistono modi per verificare. Ad esempio accettando solo foto con metadati e data dello scatto congruente col fatto, o cercandole su flickr tramite geotag e licenza compatibile.

Se il tuo lavoro di giornalista è verificare le fonti, il controllo della foto da pubblicare *é* controllare la fonte coi mezzi a disposizione.

A me sembra straordinariamente semplice, e sicuramente mi perdo qualcosa, ma che volete farci? in fondo io sono un tecnico, e le cose le risolvo con la tecnica.

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10 Comments

  1. Fabio

    E vorrei aggiungere che le risolvi con una tecnica, logica e linearità eccellente … qualità che in questo italico paese è assoluntamente aliena …

  2. E di come il navigatore medio manda in vacca l’idea romantico-eroica del citizen journalism che gira per il web, ne vogliamo parlare? Questo episodio non conferma che i due ambiti devono rimanere separati, se non per casi particolari, e poi ognuno si faccia la sua idea attingendo a tutte le fonti possibili, ma distinguendo e facendo attenzione alle bufale, che io continuo a vedere più numerose nella Rete?

    Il Corriere della Sera non ha bisogno di fotografie del terremoto dalla gggente, ha decine di professionisti sul posto. Se per avere qualche punto di vista in più, per dare spazio a tutti gli aspiranti reporter del web, deve cominciare a fare verifiche e guardare metadati, geotag e supercazzole per non farsi prendere in giro, meglio lasciar perdere.

  3. Approfitto ancora della tua ospitalità per aggiungere una breve constatazione: il problema non è nella testata online che “non verifica”, ma negli idioti che giocano con una cosa seria come l’informazione. Il che dimostra ancora una volta che si tratta di affare da non lasciare nelle mani di chiunque senza precauzioni.

  4. uno dei più clamorosi, e divertenti, “scoop” degli ultimi tempi è avvenuto guardando i metadati del .doc della Carlucci 🙂

    mi può anche stare bene quel che dici, fatto salvo il lecito dubbio che il professionista del corriere non ci arriva dopo pochi secondi sul posto. Pazienza, mi dirai, faremo come negli anni 80. Va bene.

    Nel momento in cui però vogliamo fare come negli anni duemila, ci dobbiamo dotare degli strumenti adeguati. Prima era il telefono? ora in alcuni casi sono i metadati. E chissà domani cosa sarà. Il problema è e sarà sempre in chi non verifica, ora per le foto farlocche, ieri per i comunicati stampa fasulli o i falsi Modigliani, domani boh!

  5. @radioweb “se il corriere (…) deve cominciare a fare verifiche (…) meglio lasciar perdere” – meglio lasciar perdere il Corriere, direi io.

    Meglio lasciar perdere il Corriere, se non si accorge e non ritiene che l’unico valore aggiunto del suo lavoro, siano le verifiche. Difatti non se ne accorgono, le conclusioni trovale tu.

    Non capisco poi, come mai il dito che svela la superficialità di chi per lavoro dovrebbe controllare, venga accusato di giocare sulla tragedia, quando chi sulla tragedia gioca – vendendo copie – è chi è disposto a venderti qualsiasi simulacro, qualsiasi vitello d’oro, qualsiasi immagine approssimativa, purché poi l’indomani posa venderti l’altra notizia: che sono stati i primi, i più letti, snocciolando numero per numero, percentuale per percentuale, audience per audience.
    No davvero non capisco. Qualcuno ti dimostra che i giornali ti prendono per il culo, e tu accusi il qualcuno di rovinarti il caffè della mattina al bar, col giornale?
    Perché poverini se devono controllare, magari la mattina il caffé gli va di traverso, o peggio: se ne devono privare!

  6. La cosa che ti perdi, purtroppo, è che assumi che il mestiere di giornalista sia ancora quello “antico”.

    Ricerca, inchiesta, controllo delle fonti ecc.

    Oggi è un lavoro di copia/incolla quando va bene con Ansa & Co. quando va male con Dagospia (che ha una sua funzione, mi piace e rispetto, intendiamoci ma mi pare non dovrebbe essere una fonte del Corriere) e i comunicati stampa delle aziende.

    Come ci sono i burloni che mandano foto tarocche (ma le avete viste? dove ci sono palazzi del genere in quella zona?) potrei incontrare uno per strada che mi dice una stupidata: la pubblico?
    La verità è che ormai, purtroppo, si è perso il modo serio di lavorare da parte di molti.

    Sono poi d’accordo con Palmasco, gente che intervista con la bava alla bocca persone che hanno appena perso i propri cari e che punta su queste cose per aumentare le tirature (vedi TG1) che accusa gli altri di insensibilità mi fa un po’ pena.

  7. @ palmasco
    il valore del lavoro del Corriere (ricordo che stiamo parlando dell’edizione online, che ha personale, meccanismi e procedure diverse dal cartaceo) è nella verifica delle proprie fonti, cosa che avviene puntualmente, nella norma. Aprirsi ai contributi del cittadino è un plus che da un lato viene incontro alla novità rappresentata dalla grande quantità di contributi che si possono realizzare oggi grazie a videocamere portatili e cellulari, dall’altra affronta il timore (ingiustificato) di non essere abbastanza attento al boom dell’informazione fai da te.

    Questa specie di complesso di inferiorità, dovuto alla scarsa preparazione di molti giornalisti tradizionali rispetto alle nuove tecnologie, li spinge ad attivare questi nuovi canali. Qui, però, entra in ballo la credibilità del navigatore-reporter. Io giornale ti offro uno spazio, tu usalo con coscienza. Come dicevo prima, non me ne faccio niente della foto delle macerie, ce ne sono a migliaia: te la pubblico per aprire un dialogo. Ma se io ti saluto e tu mi prendi a sberle il dialogo si interrompe.

    Io non credo e non ho mai creduto al web come più credibile fonte di informazione, ma come possibile arricchimento del panorama già esistente. Purtroppo gli ultimi casi dimostrano che occorrono molte, troppe precauzioni, per poter lasciare la porta aperta (a proposito, che ne dici di questa: una grida “mille morti!” e tutti dietro a piangere e inveire contro il complotto della stampa asservita al potere –> http://miskappa.blogspot.com/2009/04/laquila-non-ce-piu.html).

    Un ultimo flash e mi taccio: se si vendono copie è perché qualcuno le compra. Ci vedo necessità di essere informati e capacità di informare, non sciacallaggio o “gioco”.

  8. @ tambu
    Scusa, dimenticavo di rispondere a te. Certo, con il senno di poi ti dico che hai ragione e che ogni verifica andava fatta comunque, ma capisco lo spirito di chi si apre all’esterno, soprattutto in una circostanza così tragica, e non si aspetta una reazione sconsiderata. Poi, se vogliamo giocare al massacro approfittando di ogni occasione per dimostrare che l’informazione tradizionale è allo sbando, giochiamo. Ma a sputtanare il 90% dei blog in circolazione ci si mette davvero un attimo. Cui prodest?

  9. Antar

    Sono arrivato qui per caso e ci vedo una certa affinità con quello che ho scritto altrove.
    Non lo metto per farmi pubblicità [e infatti non mi linko], ma mi piacerebbe vedere se in effetti solo io la penso in un determinato modo:

    “Io avrei voluto pure dire la mia, ma Corriere si vuole fare un po’ troppo i fatti di chi inserisce i commenti [per dire, che utilità ha sapere il mio sesso e l’età {come se poi io avessi mai messo i miei dati personali veri in un form di iscrizione, la privacy si difende a monte}?].
    Peccato, avrei detto loro che no, Intenet non è il Regno della Verità, né si vede perché dovrebbe esserlo. Che se vuoi pubblicare contenuti user-generated devi attuare un filtro forte ed efficace oppure mettere in conto che tra le maglie passerà anche qualcosa di falso. Magari qualcosa di così smaccatamente falso che ti farà fare la figura dell’ultimo arrivato al tavolo da gioco. E non perché c’è chi si diverte a fare gli scherzi di cattivo gusto [non solo], ma perché ci sono entità che si mettono di impegno per impedire a chi legge le notizie in Internet di abbassare il propprio senso critico. Entità per cui il Corriere è il Male proprio perché rimbalza le notizie senza darsi la briga di una minima verifica. Nemmeno sulla grammatica o la grafia.
    Una Rete come la vorrebbe il Corriere e chi come lui sarebbe certo più comoda.
    Ma i muscoli non utilizzati tendono all’atrofia. E questo vale pure per il senso critico, estetico, etico eccetera.

    1984 dice ancora qualcosa a qualcuno?

    Poi, se qualcuno cade in inganno amen. Avrà tempo di scoprire la verità, magari fuori dalla rete, visto che esistono ancora luoghi più autorevoli. Ma, sinceramente, invocare il carcere per aver mandato una foto falsa [fosse anche solo per fare uno scherzo di cattivo gusto] mi pare sinceramente sintomo di un senso etico parecchio atrofizzato…”

  10. qua non è questione di cui prodest. chi se ne frega cui prodest. Tu giornale devi mantenere la tua professionalità? non aprire un dialogo. Ma se lo apri, continua a fare la funzione che ti compete, cioè il controllo delle fonti. (la questione è come dice l’imprenditore, quella funzione si è persa). Io blogger non ho una professionalità blogger, non punto a fare informazione (non il 99% almeno). Però riesco a essere più tempestivo di te giornale, a volte. quindi se vuoi lasciare separate le cose, va bene. Ma se contamini, ognuno faccia quel deve fare.

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