tre mesi e mezzo

Che dire? a noi sembra la bambina più brava del mondo: raramente si lamenta, dorme come un seppo, mangia di gusto e sta con tutti, sorride un sacco, gioca da sola…

Da qualche giorno ha imparato a ridere ed è uno sballo, è attenta a tutto quel che accade e infatti vuol sempre stare col viso rivolto in avanti, per vedere le stesse cose di chi la tiene in braccio (anche se teoricamente basterebbe girarsi di 180 gradi, mistero…). Dormire, dorme sempre, a parte il fatto che sono due settimane che si sveglia alle sei per mangiare, a prescindere dall’ora del biberon precedente. E’ però vero che poi basta rimetterla giù e riprende a ronfare quasi all’istante, in questo ha preso da me 🙂
Alcune volte la metti sulla sdraietta a giocare con qualche pupazzetto, ti giri un secondo a fare qualcosa e quando la riguardi se la dorme col dito in bocca… altre volte basta che la metti nel lettino con la giostrina accesa, te ne vai e quando torni sei sicuro che ronfa.

Capite che così è sin troppo facile, e la cosa ha due effetti: che se rugna per più di cinque minuti è difficile pensare “vabeh, sarebbe normale così” ed è più facile liquidarla con “eeeeeeeeeeehhhhhhhhhh oggi proprio non ci siamo!!” (porella 🙂 ), la seconda è che sarà meglio prepararsi perché non è oggettivamente possibile che non cali mai dal livello “angelico” del test “che tipo di bambino hai?”. Meglio prepararsi per tempo, secondo me…

Però, accidenti, quanto bene si fan volere questi malefici frugoletti rosa? 🙂

la cate e pirillo
mia figlia abbracciata al suo migliore amico – al momento – il compagno di mille avventure PIRILLO 🙂

L’amore a Londra

A inizio mese mi hanno inviato una copia omaggio del libro “L’amore a Londra e in altri luoghi” di Flavio Soriga, edito da Bompiani, per darci una letta e sapere cosa ne pensassi. Come ho avuto modo di dire prima di accettare, in questo periodo come è facile immaginare non ho molto tempo per leggere, ma ho comunque finito il primo racconto e vado subito al dunque: non è decisamente un libro per me.

Non è uno di quei libri che inizi e non finisci, ma è un libro che non mi comprerei, e non solo perché non è il mio genere. Lo stile di Soriga, unito all’ambientazione della prima storia (che anche se non viene esplicitato, mi ricorda il sud o la Sicilia) mi ha fatto balenare in testa l’amato/odiato Verga, e la sensazione non mi ha abbandonato nel proseguo della lettura. Inoltre non apprezzo molto – non in un libro almeno – le strutture narrative dove si insiste molto su un concetto (qualcuno direbbe “alla eìo“): aprile aprile aprile, Claudio Claudio Claudio, sono cresciuto sono cresciuto sono cresciuto, e combinazioni e reprise, tempestato di virgole e incisi.

Per togliermi il dubbio ho sbirciato alcune pagine a caso delle storie successive, ma ho avuto l’impressione che il refrain non cambiasse molto. La Ale l’ha visto sul comodino e l’ha iniziato a leggere a mia insaputa, ma una sera mi ha detto “come mai ti sei comprato quel libro? ho iniziato a leggerlo ma non mi prendeva”, e nemmeno lei l’ha terminato.

Nonostante questo, non è detto che una volta completata la minacciosa pila che mi guarda dal comò (quindi si parla di anni, di questo passo) non mi venga voglia di portare a termine la lettura…