SuperAnalotto

quadrifoglioCasomai non ve l’avessi mai detto in passato ho lavorato per Lottomatica (e prima ancora in un tabacchino-ricevitoria), quindi ho una certa dimestichezza con i casi patologici di febbre da gioco e con i meccanismi delle maxi-vincite. Va bene, niente di paragonabile ai milioni di euro di oggi, ma la psicologia è una sola.
Niente, questo per dire che ieri sera, come tutti, ho pensato di fare la mia giocata in una ricevitoria Sisal ma quando sono arrivato lì davanti c’era la coda. C’erano tutte queste persone in silenzio ad aspettare il proprio turno per infilare la magica sestina nella macchinetta, e m’è venuta tristezza; mi ricordavano le immagini delle popolazioni povere quando ricevono gli aiuti umanitari, o gli ingressi delle mense per poveri, e allora ho lasciato perdere. Non è una questione di giusto o sbagliato, e non sto dicendo che chi gioca è un poveraccio senza speranza, è solo una questione di associazione mentale.

Magari ci riprovo se trovo una ricevitoria vuota…