L’altro giorno più

Sono annichilito da una vicenda, un altro “giorno più“. Ho preso il coraggio a due mani e ho telefonato, per sentirmi dire cose che non immaginavo nemmeno, cose che nessuno mai dovrebbe sopportare, vivere e dover raccontare. Il problema è che queste cose accadono di continuo, ma nemmeno pensandoci puoi evitare di soffrire per empatia. E quando accadono a conoscenti schiacciano anche te, è inevitabile.

Sono costernato e incredulo anche per come le cose potrebbero essere differenti, dignitose e discrete, e per come invece l’insensibilità cerchi a tutti i costi di renderle più pesanti, quasi gioisca nell’appesantirti un fardello grande come una montagna. Non ci sono parole, non c’è nessuna riga dopo. Anche il silenzio stordisce, perché il silenzio è l’anticamera del ricordo e del pensiero. Vi augurerei di non pensare, ma so che non è possibile perché siete esseri umani, perché io penserei, perché se anche voi sapeste pensereste come me, come tutti.

Questo giorno più non me lo dimeticherò mai, anche se ne farei volentieri a meno…