giorno 17 – Stoccolma

Il primo indizio che siamo agli sgoccioli della vacanza è che abbiamo terminato i vaucher. Il secondo, molto più rilevante, è che al di qua del circolo polare artico il Sole tramonta, e sebbene la notte sia solo ancora una questione di meno luce i neon delle insegne si accendono, così come i lampioni delle strade. Non avrei detto che mi sarei abituato così presto alla luce notturna. MI PIACE la luce notturna, mi piace l’attività notturna alla luce, mi piace poter decidere se e quando voglio il buio.

Comunque siamo qui, e a parte il fatto che mi viene un colpo al solo pensiero di aver a che fare con Malpensa (tipo, che ne so, che il nastro dei bagagli non parte perché l’addetto alla pulizia del pulsante di avvio s’è dato malato e il sindacato non prevede che lo prema il capo-reparto…) e che muoio al’idea di tornare in ufficio, Stoccolma è veramente una bella città. E’ vivace, multirazziale, piena di cose da fare e da vedere. E’ turistica, ovvio, ma puoi dribblare il caos se lo desideri. Ieri ci siamo ambientati un po’ con la metro e abbiamo fatto un giretto, oggi al museo di arte contemporanea e nel centro storico (“il più grosso e meglio conservato del mondo”. E ai genovesi che obiettano che il più grosso è quello di Genova faccio notare la sottigliezza della frase congiunta), stasera in un pub con musica dal vivo. Non sono andato al concerto degli Iron Maiden, ma domani sera ce ne andiamo allo Stockholm Jazz Festival, dopo aver girato un altro po’ e fatto una gita sul battello. Una delle cose belle di queste città del nord è che sono un po’ tutto: sono città di mare, di lago e di fiume, sono metropoli ma anche cittadine, sono città di montagna. C’è un negozio di articoli di pesca e vicino uno da sub; poi uno per alpinisti e poi un negozio di souvenir. Insomma, c’è solo l’imbarazzo della scelta sull’approcio che si vuole tenere nei loro confronti.

Sto continuando a prendere appunti per il post finale. Preannuncio son d’ora che verrà un lenzuolo alla Suzuki, ma ne vale la pena. Questi posti sono talmente distanti dalla cultura italiana che sembra di stare su un altro pianeta!
A domani, o dopo, oppure da casa. Non so…