Ah la carta, ah i tempi di attesa…

Le pratiche per il matrimonio hanno un non so che di buffo: da un lato vedi e parli con impiegati pubblici che sono stranamente cordiali, probabilmente perché hanno quasi sempre a che fare con persone che stanno lì per un motivo felice, dall’altro non puoi fare a meno di porti le fatidiche domande che ti ronzano in testa ogni volta che hai a che fare con l’apparato pubblico: “perché?” e “possibile?”.

Nel caso di matrimonio in altro comune per ottenere il nulla-osta devi presentarti fisicamente 4 volte: 3 nel comune di residenza e 1 in quello dove si svolge la cerimonia. La prima volta fai la preparazione: la signorina batte dei tasti sul PC e domanda: “lei è Marco Cilia, nato a… il giorno… residente in…?”, cioè sa tutto di entrambe le persone. Ma invece di premere un pulsante, stampare e farla finita, annuncia che ci vogliono 10 giorni affinché i documenti arrivino dagli altri uffici.
Ti dà appuntamento dopo 10 giorni, quando finalmente si compilerà la “richiesta di pubblicazioni”. A parte l’anacronismo delle pubblicazioni (la legge è legge, anche se forse si potrebbe anche cambiare: c’è qualcuno che si è mai opposto o a qualcuno è capitato di sentirsi opporre?), trascorsi i termini ti dà un terzo appuntamento per ritirare un foglio che poi dovrai portare fisicamente nel comune della cerimonia. è passato quasi un mese per una cosa che forse si poteva risolvere in 15 minuti, premendo qualche pulsante e inviando qualche bit in rete.

Comunque sia, se qualcuno vuole opporsi, questo è il momento. O come si dice in questi casi “taccia per sempre” 😉