Meta refresh e tempo sul sito

Ho fatto un po’ di ricerche in giro e non ho trovato niente, ma non penso proprio di essere il primo che pensa una cosa simile.
Leggendo questo post di Mantellini sul refresh automatico delle pagine sono stato incuriosito dal tempo di aggiornamento del sito CNN, 30 minuti. Leggendo il post e la sua giusta premessa sapevo che l’indole markettara italiana la fa ancora da padrona e che il refresh serve a gonfiare le pagine viste (e quindi le tariffe per la pubblicità), ma i 30 minuti di CNN mi hanno fatto subito pensare ai “famosi” 30 minuti di default impostati per la scadenza della sessione di visita nei webserver, e quindi nei programmi di web analytics.

In America devono aver superato da un po’ la sindrome da page view (infatti si concentrano sull’engagement) e forse quel refresh serve proprio a non far scadere la sessione. Così ho fatto un banale test. Ho preso uno dei siti che seguo, a traffico praticamente nullo, ho creato una pagina nuova quasi vuota e messo questo refresh

< meta http-equiv="refresh" content="1790" / >

che corrisponde a 29 minuti e 50 secondi, poi l’ho visitata e lasciando il browser aperto sono uscito di casa, o andato in riunione se preferite. Ecco il risultato

time on site

29 minuti e 50 secondi sono abbastanza per qualunque visitatore, quasi nessuno trascorre tutto quel tempo su una singola pagina. Se lo fa è perché forse avete fatto una pagina troppo lunga (errore) o troppo complicata (errore) o difficile da comprendere (errore). Oppure, a seconda della tipologia del sito, perché i vostri utenti appartengono per lo più a categorie che sono soggette a interrompere la lettura per via di telefonate, mail, riunioni o altro ancora. Se tra l’apertura di una pagina e l’azione successiva sul sito trascorrono più di 30 minuti (in configurazione di default), la sessione di visita scade e il click successivo viene conteggiato come

  • nuova visita
  • visita di ritorno
  • (spesso) visita diretta ad una pagina interna

falsando un pochino le statistiche. Allungare il tempo della sessione di visita è certamente una soluzione, ma agisce anche su un altro parametro: il tempo che deve trascorrere tra due REALI visite distinte. Visito la home page, chiudo e torno dopo 45 minuti: Nuova visita se il tempo di sessione è 30 minuti, stessa visita se l’ho impostato a un’ora. Tralasciando il fatto che per fare ciò bisogna toccare il server e il programma di web analytics.
Implementando il meta refresh ho avuto una visita di oltre due ore ancorché con 6 pagine viste che in realtà erano una sola (erano tecnicamente 6, ma fisicamente 1. Google Analytics per fortuna se ne accorge e nel report “contenuti principali” ci fornisce le pagine viste e le pagine viste UNICHE, in questo caso 1)

Le statistiche non ci dicono mai cosa fanno le PERSONE, al massimo cosa fanno i browser, ma al momento è la migliore approssimazione che abbiamo; se non avete particolare esigenza di conteggiare le pagine viste e il vostro sito ha utenti del tipo che ho descritto, la soluzione meta refresh mi sembra preferibile all’allungamento della sessione di visita. Però ho l’impressione di dimenticarmi qualcosa e preferisco che qualcuno me lo faccia notare nei commenti 🙂

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6 Comments

  1. Seguendo il tuo ragionamento, un refresh a 29 secondi pulisce le statistiche dai browser abbandonati senza utenti davanti. Un po’ quel che succede a un Firefox con 20 tab aperti, lasciato tutta la notte o nel fine settimana acceso in ufficio.

  2. non ho mica capito cosa dici, sai? 🙁
    un refresh a 29 secondi è inutile, 30 minuti meno qualche secondo invece ha un suo senso…

  3. Refuso, intendevo 29 minuti e 50 sec di refresh!

  4. il tuo caso è un falso positivo. Col browser aperto tutto il weekend avremmo una sola visita di oltre 30 ore con centinaia di pageview (ma 1 sola PV unica) che ci alzerebbe anche la media del tempo sul sito globale. Da tenere in considerazione anche se facilmente individuabile.

  5. Ciao Marco,
    come spesso accade in questo tipo di analisi, soprattutto per siti con un traffico discreto, una rielaborazione di dati aggregati minimizza (per non dire annulla) il valore di un’occorrenza singola, pertanto quando la frequenza del problema è trascurabile anche i suoi effetti sul dato finale potranno essere ignorati.

    Per capire in quali casi l’errore probabilmente rappresenterà un problema, è utile ragionare sulle modalità di fruizione del sito in questione: un sito di news viene fruito in maniera differente rispetto ad un ecommerce (tempo di permanenza sulla singola pagina, numero di pagine visitate, frequenza delle visite/periodo di tempo…), pertanto se su ecommerce alcune approssimazioni nelle misurazioni di una specifica metrica possono essere accettabili, per un sito di informazione potrebbero non esserlo per nulla.

    Considerando questo ulteriore livello di complessità, non considerei errata un’implementazione di GG Analitics o di altri sistemi di tracking a priori, ma sarei in grado di dare un giudizio solo dopo un’analisi delle abitudini d’uso degli utenti, oltre che su eventuali limiti tecnici del sito (es uso di Ajax) e dei browser maggiormente in uso (es funzionalità multitab).

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