Cose che sembrano banali, e invece…

Il post, in un blog, si scrive nel campo “post” e non nel campo “title”, altrimenti vengono url mostruose come questa.

http://www.levysoft.it/archivio/2007/11/29/su-mac-os-x-leopard-se-si-sposta-
una-cartella-su-un-percorso-dove-ne-risiede-unaltra-con-lo-stesso-nome-
vengono-persi-tutti-i-dati-di-questultima-su-windows-invece-vengono-solo-
aggiunti-bug-o-s/

o peggio, qualcuno fa una segnalazione lassù, per spam.

Il Gdrive che vorrei

La cosa bella di Google è che basta che gli utenti chiedano a gran voce una cosa e lui la fa. E se non la fa subito la farà. O la farà in un modo molto vicino a quello che la gente pensa (ad esempio Android che è una piattaforma e non un telefonino fisico).

Pare che sia arrivato il momento del lancio del Gdrive, un disco remoto powered by Mountain View. Una cosa che peraltro esiste già, per i dipendenti, e che ora secondo indiscrezioni dovrebbe essere estesa a tutti. Visto che da lassù ci ascoltano, vi dico come lo vorrei; non sono richieste assurde:

  • TANTO spazio: almeno 5 Gb. Gmail a Gennaio te ne darà 6, il Gdrive non dovrebbe essere da meno. Altrimenti 100Gb da usare per TUTTI i servizi, posta, drive, foto su picasa, documenti, eccetera.
  • accessibile via Webdav, o mappabile come unità di rete anche dietro a un proxy, e da browser con una interfaccia semplice come quella di GoogleDocs
  • integrato con GoogleDocs: se carico un Word voglio poterlo lavorare da Gdocs, e se creo un excel su Gdocs voglio poterlo trovare nel drive.
  • con una utility che faccia il sincronismo tra cartelle

facile, no? 🙂

Tornano in Italia i 30 seconds to Mars

Avevo pronosticato che non li avrei mai più rivisti, e invece pare che il loro successo sia più duraturo del previsto. Credo comunque che non li andrò a vedere, d’altronde il tour è lo stesso. (magari però ci va Gioxx)

Comunque io ve lo dico, in modo che voi abbiate modo di procurarvi il bigliettame. Il 12 febbraio 2008 tornano i 30 seconds to Mars all’Alcatraz di Milano, stesso luogo che li ha visti esibirsi la scorsa (e prima) volta.

A proposito: tra poco dovrebbe uscire in America “Chapter 27“, il film sulla storia di Mark David Chapman, l’assassino di John Lennon. Casomai non lo sapeste, Chapman è interpretato da un Jared Leto d’occasione: ha dovuto prendere 30 chili per girare il film, però è uguale! 🙂

jared leto grasso

Il desktop mi cambia l’umore?

Il desktop ti cambia l’umore?” era la domanda che si poneva Sgr33n in uno dei suoi primi post su Appunti Digitali. Io non mi ero mai posto il problema ma penso che la risposta sia “SI”.

A casa ho uno sfondo dei 30 seconds to Mars da non so quanto ormai, sempre lo stesso. Penso che ormai il defrag consideri quei bit inamovibili 🙂
In ufficio invece ho un doppio monitor 1280×1024 e ho una fissazione per i wallpaper, ne ho svariati centinaia di megabyte e li cambio abbastanza spesso; meglio ancora se nascono espressamente per il doppio schermo. Ieri mi sono imbattuto in questo post sui wonderful wallpaper del buon Carlitos, ne ho messi due della serie “Aqua dreams” e sono molto soddisfatto.

Se non fosse che preferisco passare il tempo col PC bloccato per poterli ammirare, direi quasi che ho più voglia di lavorare 🙂

Kurai, think again

Sono un po’ combattuto, dopo aver letto il post di Kurai “Sarko, think again”. Fondamentalmente ha ragione, ma qualcosa non mi torna ugualmente:

Le major devono venire a patti con cose che succedono, sacrosanto. Il problema è che le cose che accadono sono in larga parte illegali, e se qualcuno deve “venire a patti” con qualcosa di solito è perché questo qualcosa ha ragione. Quindi la pirateria ha ragione? no, e non lo pensa nemmeno Federico, è bene metterlo in chiaro.
Il problema è che la gente non ha percezioni su questo o quello o quell’altro, la gente ha la percezione (e la tangibilità) che può avere tutto gratis, subito, facendo un peccatuccio veniale, o al massimo cancellando subito dopo la fruizione. Musica, film, serie tv, libri, fumetti. Quale è il business sulle attività collaterali? i concerti, parlando di musica? davvero i concerti?

Da quando esiste il file sharing e l’mp3, vi dirò, i grossi nomi che escono sono sempre meno. Escono una marea di gente inutile, tante meteore, e molti gruppi che si sfasciano al secondo disco. Nessuno diventa più “venerabile” vendendo milioni di copie dei suoi dischi, e quelli che lo diventano per “acclamazione” della nicchia non vendono abbastanza per potersi permettere di fare un altro cd. Per riassumere il concetto, i Pink Floyd se nascessero oggi, sarebbero morti tra un mese.
E questo si riflette sui concerti, ovvio: le major devono vendere, quindi confezionano gli artisti in un certo modo – “usa e getta” – per incamerare introiti veloci e sicuri. Nessuna ottica di lungo periodo. Quindi nessun talento da coltivare, quindi concerti schifosi.

Per le serie TV e i DVD che escono insieme ai film nei cinema, secondo me vale il discorso iniziale. Tutti sanno che basta che qualcuno ne compri UNA copia e dopo qualche ora TUTTI la possono scaricare gratis. Io subisco il fascino del grande schermo del cinema, faccio casino con gli amici, ma mi piace anche guardare i film nel lettone. Mi pare inevitabile la stessa fine della musica, non vedo packaging plus et similia. Al massimo il cinema potrebbe diventare un prodotto stagionale: caldo -> vendite, freddo – pirateria.

Per il resto son d’accordo con Fede, a parte che i remix mi fan quasi sempre inorridire 🙂

Rinfrescatina

Approfittando di un pomeriggio meno occupato del solito ho aggiornato il tema di questo blog. Piccoli ritocchi stamattina e ora è online. Voi praticamente non ve ne accorgerete, ma dietro le cose son cambiate abbastanza. Per un attimo ho vacillato e stavo per abbandonare Tarski, poi ho deciso di mettermi di buona lena per sistemare le piccole magagne che mi ero accorto erano sorte da quando l’ho adottato.

Contemporaneamente ha smesso di funzionare il glorioso plugin “Scobbler”, così ho deciso di adottare il badge ufficiale di last.fm, opportunamente validato, perché non mi sembra pesante da caricare. E’ un po’ meno bello da vedere, certo, ma per ora va bene così…

Malfunk live @ jambalive rapallo

ok ok noi a ‘sto punto si doveva fà quelli che si va via e poi si torna pe’ bis, ma siccome s’è stanchi si resta qua. voi fate un po’ di BRAVI! ANCORA! BIS! così si fan le hose a modino, che io se mi siedo un m’alzo più

Io lo ammetto, ho un debole per l’accento fiorentino, se uno parla così mi è simpatico a prescindere. I Malfunk suonano in Liguria, per la prima volta da quando li conosco e io ovviamente mi presento all’appuntamento. Il Jambalive è un localino sopra Rapallo, abbastanza distante da qualsiasi casa da poter tenere un volume sparato fino a tardi, e con una buona cucina messicana. Espletata con gusto la parte mangereccia della cosa il concerto inizia alla presenza di non più di 50 persone. Nonostante l’ambiente piccolo, dicevo, il suono è molto buono, gli amplificatori spaccano e il mixaggio regge. Marco, Fefo, Enrico e Ugo ci danno dentro per un’oretta spaziando dai pezzi nuovissimi del cd “randagi” ad un “Agosto in fiamme” che ha ormai 11 anni. Per la mia somma gioia non tralasciano pezzi del cd omonimo, come “Federico tu non stai bene” e “Resisterò”. E il pubblico apprezza…

Marco Cocci da buon frontman sa esattamente cosa fare per piacere al pubblico, e peraltro per piacere alla parte femminile non ha bisogno di sforzi aggiuntivi: lo sguardo penetrante e la voce particolare fanno il resto. La band ci delizia anche con una cover dei Queens of the stone age, totalmente inaspettata.

Peccato il merchandising, due magliette (bruttine invero) e gli ultimi due CD che ovviamente possiedo o trovo nei negozi. Io volevo l’omonimo e se possibile quelli ancora precedenti. Ma siccome non si può avere tutto, va già di lusso così. Almeno non son dovuto andare a Torino per vederli, come l’ultima volta 🙂

piccola nota di colore: al concerto ha assistito anche colui che un giorno – anni fa – mi diede questo cd e mi disse “vedrai che ti piacciono” 🙂

L’inefficiente segnalazione guasti del gestore elettrico

logo EnelEra da un po’ che non dovevo telefonare a un call center, e quindi era da un po’ che non me ne uscivo con “ora li denuncio tutti”. I call center sono il MALE ASSOLUTO della società moderna, e il gestorone nazionale è sicuramente tra i primi in classifica.

Stamattina ci svegliamo senza energia elettrica e mi metto al telefono col numero verde 800 900 800. Siccome ho fastweb, che notoriamente senza corrente non funziona (al contrario dei telefoni su doppino di rame), devo usare il cellulare. Sul manualetto del contatore si dice che il numero è gratis da qualsiasi telefono, mentre al telefono infostrada (proprietaria del numero verde in questione) mi dice che non si può chiamare da rete mobile. Prendo l’ultima bolletta e scopro che il numero da comporre dal cellulare è un altro, a pagamento. Poco male, se è un’emergenza è un’emergenza!
Compongo il numero ma la voce mi dice che per segnalare i guasti il numero unico nazionale sempre gratis è 803 500. VA BENE! risponditore automatico: “inserisci il numero di telefono del luogo dove manca energia, inserisci il CAP, ti informiamo che ci sono problemi in Via Bari e Largo S. Francesco da Paola e contiamo di ripristinare la situazione entro le ore 10”
ok, ma io sto da un’altra parte, devo parlare con qualcuno o fare una segnalazione nuova. non è possibile, mi propone di continuare se conosco informazioni utili a salvare vite umane o accelerare la riparazione del guasto. Butto giù e ricominicio.
“inserisci il numero di telefono” e stavolta non faccio nulla. “allora inserisci il prefisso” e metto 010, inserisci il CAP e non faccio nulla. stessa solfa di prima su Via Bari eccetera. ma io abito sempre in un luogo diverso, non ho traslocato nel frattempo. Mi faccio violenza psicologica e premo il tasto per salvare vite umane (manco fossi in un bunker su un’isola misteriosa 🙂 ) nella speranza di trovare un operatore umano e spiegargli perché ho mentito così, e aprire un guasto. Ma il telefono squilla a vuoto per 20 volte.

In sostanza chiamando il numero unico preposto alla segnalazione guasti o si è l’unico guasto di tutta la città, non importa quanto grande sia, oppure si può solo prendere atto che da qualche parte c’è un problema e quando lo risolveranno, beati loro. Tutti gli altri possono infilare le dita nella presa e sperare ardentemente che la corrente ritorni almeno per un attimo, per liberarsi di questi signori qui.