terza età punto zero (mio intervento allo Zenacamp)

Non ho preparato slide, quindi riassumo a parole e link quel che ci siamo detti io, Mitì e le persone presenti al momento:

Mitì ha parlato dell’importanza di internet nella conservazione della memoria storica, io ho iniziato con un excursus sui blogger più anziani del mondo. Il punto di partenza è stato un articolo di repubblica sui blogger ultra ottantenni; c’è una specie di “gara” a chi è il blogger più vecchio del mondo, anche se nessuno temo che potrà battere Olive Reily, 108enne australiana che al momento detiene il primato.

La prima riflessione è che internet può davvero essere un luogo definitivo dove conservare le memorie. La capacità di storage e di trasmissione cresce costantemente, e il problema dei backup c’è fino a un certo punto; se io affido le mie foto a Flickr o succede un disastro o posso essere moderatamente sicuro che staranno lì per sempre. Internet quindi può essere memoria di tutto quel che può essere riversato in digitale (cioè praticamente tutto, al giorno d’oggi).
Pensiamo anche alle email: quante volte abbiamo sentito frasi come “ho trovato un baule con la corrispondenza dei miei nonni durante la guerra”. Si tratta di una corrispondenza parziale, e soggetta a deterioramento, ma suscita grande emozione. Usando una casella di posta elettronica infinita, come presto sarà possibile, si potrà consegnare agli eredi la password e trasmettere la corrispondenza di TUTTA UNA VITA, col vantaggio di essere facilmente filtrabile e ricercabile.

La seconda considerazione è che gli anziani sono sempre stati i paladini della tradizione orale: i racconti dei nonni fanno parte del background culturale di moltissime persone nel mondo, ma erano fatti di voce e a volte di trascrizioni, e quasi sempre relegate all’ambito familiare. Internet li trasforma in testo e amplia il pubblico possibile a milioni di persone in tutto il mondo, ma non solo: Quel che prima era solo testo, ora può tornare a essere visivo (foto), voce (podcast) o addirittura video. In questo campo Geriatric1927 è un caso esemplare: partito come fenomeno di massa su youtube, questo signore uploadava video in cui raccontava sè stesso e il suo mondo negli anni passati. Il successo è stato tale che ha aperto poco dopo un sito tutto suo (www.askgeriatric.com) in cui usa il video anche per rispondere alle curiosità di chi lo contatta per email.

Certo, non tutti questi arzilli signori sono così in gamba da poter fare tutto da soli, ma il fatto che debbano essere aiutati, spesso dai nipoti più giovani, favorisce sia l’avvicinamento delle due generazioni, sia l’ascolto dei racconti da parte di chi deve trascriverli, ascolto che diversamente potrebbe non avvenire affatto.

Ancora, gli anziani con ridotte capacità motorie possono usare le tecnologie nuove per colmare il divario rispetto a chi invece può uscire normalmente: il termine “piazza virtuale” che indica spesso le chat o i sistemi di scambio messaggi ricorda da vicino l’abitudine di molti anziani di incontrarsi nelle piazze dei paesi per aggiornarsi sulle novità in famiglia e non.

Esiste anche un interesse che va nel verso contrario, ovvero l’informatica che si interessa degli anziani. Non dobbiamo dimenticare che secondo tutte le statistiche, il numero di anziani nel mondo tende a salire sempre, di pari passo con l’allungarsi della vita media. Ecco che quindi si sta creando un intero settore di consumo e di interesse, e perché no una vera e propria “fetta di mercato” di utilizzatori con esigenze diverse da quelle che normalmente sono le esigenze dell’utilizzatore informatico medio. Eldy è un software che si propone di facilitare l’utilizzo del PC agli over 55, con pulsanti grandi ed etichette chiare, vicine al modo di parlare di questo target di utilizzatori, e funzioni molto semplificate.

L’ultimo spunto di riflessione potremmo definirlo “internet contro il revisionismo”: si parla molto di revisionismo al giorno d’oggi, tanto che alcuni si permettono perfino di negare che sia mai esistito un olocausto (il presidente iraniano Ahmadinejad, tanto per dirne uno). E presto tutti quelli che le cose le hanno vissute sulla propria pelle non ci saranno più, siamo agli sgoccioli. Invece la rete può tenere traccia delle loro memorie praticamente per sempre. Le testimonianze dirette potrebbero essere raccolte (e devono ovviamente essere documentate in maniera scrupolosa) come monito futuro per il mondo, o comunque potrebbero non andare più perdute insieme alle persone che le tengono in testa.

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10 Comments

  1. Caino

    sono arrivato a pelo per sentirti mimare tutto questo discorso.
    non mi avevi anticipato nulla, ma è davvero interessante.
    ci penso. e poi partorisco qualcosa a riguardo.

  2. Pingback: Placida Signora » Blog Archive » ZenaCamp: ‘na meravìggia!

  3. grazie del riassunto… mi sto facendo un giro per vedere tutto quello che mi sono perso :-S uffa… per l’anno prossimo consideratemi già lì !!
    ciao

  4. Grazie per averlo postato subito. Me l’ero perso, avevo sentito solo alcuni spunti di Mitì. Molto interessante, tutto.

  5. Ho seguito la vostra presentazione e nel casino di sottofondo della sala focaccia (unica pecca in un’organizzazione semplicemente superlativa) mi è rimasta in gola una domanda che ora ti/vi rivolgo:
    è interessantissima l’idea di utilizzare il metodo blog per un archivio di memoria storico-umana ma è fondamentale evitare la frammentazione di tutta questa memoria in innumerevoli isole senza creare un arcipelago; è dunque importante l’utilizzo di un sistema di tag standardizzato in modo da aggregare tutti i post e da renderli tutti semplicemente fruibili senza che vadano persi nell’oceano di informazioni.

  6. Domanda, non è proprio una domanda è una considerazione, ecco.

  7. attenzione: dell’archivio organizzato ha parlato Placida, e credo che la sua idea fosse più simile a una wikipedia che a un insieme di blog 🙂

  8. OK allora giro la considerazione a lei, scusa

  9. Sì, avevo parlato del “sogno” di creare una sorta di wikipedia (history/memorypedia?) dove unire tutto… Ma anche i tag sono importanti, certo.

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