La cosa meno BarCamp

La cosa meno BarCamp che ho visto allo ZenaCamp è stata il fatto che nonostante abbia seguito ben poche presentazioni e la macchina organizzatrice fosse oliata, ho parlato pochissimo con gli amici genovesi venuti con curiosità, e poco anche con i vecchi amici venuti da lontano. Ho parlato leggerissimamente di più con i nuovi conosciuti, ma anche lì non posso ritenermi soddisfatto.

La cosa più BarCamp (e video e SanLorenzo)

La cosa più BarCamp che ho visto allo ZenaCamp è stato SuzukiMaruti che urla “Federico Kurai terrà una presentazione sulle serie TV in questa aula improvvisata”, e la relativa presentazione con portatile come schermo e le persone in piedi 🙂

Segnalo che Delymyth ha avuto il buon cuore di salvare dall’oblio e pubblicare il video andato in onda ieri al TG RAI regionale (che se li lasciano tutti disponibili, invece che solo l’ultimo, si fan male…). Lo trovate da lei, e per un fugace istante si vede anche Caino (così si becca i suoi 15 secondi di celebrità e non rompe più il cazzo 😛 ). E’ quello spesso, il più spesso di tutti 😀

Ricordo inoltre che durante la “registrazione” siamo (oddio, “siamo”, sono stati e state) abbastanza sbrigativi per favorire il deflusso della mole di persone, ma OVVIAMENTE VI RICORDATE TUTTI CHE AVETE PRESO LE TROFIE E IL PESTO IN CAMBIO DELLA REGISTRAZIONE AL SAN LORENZO SOCIAL CLUB, vero?? 😀 😀 😀

terza età punto zero (mio intervento allo Zenacamp)

Non ho preparato slide, quindi riassumo a parole e link quel che ci siamo detti io, Mitì e le persone presenti al momento:

Mitì ha parlato dell’importanza di internet nella conservazione della memoria storica, io ho iniziato con un excursus sui blogger più anziani del mondo. Il punto di partenza è stato un articolo di repubblica sui blogger ultra ottantenni; c’è una specie di “gara” a chi è il blogger più vecchio del mondo, anche se nessuno temo che potrà battere Olive Reily, 108enne australiana che al momento detiene il primato.

La prima riflessione è che internet può davvero essere un luogo definitivo dove conservare le memorie. La capacità di storage e di trasmissione cresce costantemente, e il problema dei backup c’è fino a un certo punto; se io affido le mie foto a Flickr o succede un disastro o posso essere moderatamente sicuro che staranno lì per sempre. Internet quindi può essere memoria di tutto quel che può essere riversato in digitale (cioè praticamente tutto, al giorno d’oggi).
Pensiamo anche alle email: quante volte abbiamo sentito frasi come “ho trovato un baule con la corrispondenza dei miei nonni durante la guerra”. Si tratta di una corrispondenza parziale, e soggetta a deterioramento, ma suscita grande emozione. Usando una casella di posta elettronica infinita, come presto sarà possibile, si potrà consegnare agli eredi la password e trasmettere la corrispondenza di TUTTA UNA VITA, col vantaggio di essere facilmente filtrabile e ricercabile.

La seconda considerazione è che gli anziani sono sempre stati i paladini della tradizione orale: i racconti dei nonni fanno parte del background culturale di moltissime persone nel mondo, ma erano fatti di voce e a volte di trascrizioni, e quasi sempre relegate all’ambito familiare. Internet li trasforma in testo e amplia il pubblico possibile a milioni di persone in tutto il mondo, ma non solo: Quel che prima era solo testo, ora può tornare a essere visivo (foto), voce (podcast) o addirittura video. In questo campo Geriatric1927 è un caso esemplare: partito come fenomeno di massa su youtube, questo signore uploadava video in cui raccontava sè stesso e il suo mondo negli anni passati. Il successo è stato tale che ha aperto poco dopo un sito tutto suo (www.askgeriatric.com) in cui usa il video anche per rispondere alle curiosità di chi lo contatta per email.

Certo, non tutti questi arzilli signori sono così in gamba da poter fare tutto da soli, ma il fatto che debbano essere aiutati, spesso dai nipoti più giovani, favorisce sia l’avvicinamento delle due generazioni, sia l’ascolto dei racconti da parte di chi deve trascriverli, ascolto che diversamente potrebbe non avvenire affatto.

Ancora, gli anziani con ridotte capacità motorie possono usare le tecnologie nuove per colmare il divario rispetto a chi invece può uscire normalmente: il termine “piazza virtuale” che indica spesso le chat o i sistemi di scambio messaggi ricorda da vicino l’abitudine di molti anziani di incontrarsi nelle piazze dei paesi per aggiornarsi sulle novità in famiglia e non.

Esiste anche un interesse che va nel verso contrario, ovvero l’informatica che si interessa degli anziani. Non dobbiamo dimenticare che secondo tutte le statistiche, il numero di anziani nel mondo tende a salire sempre, di pari passo con l’allungarsi della vita media. Ecco che quindi si sta creando un intero settore di consumo e di interesse, e perché no una vera e propria “fetta di mercato” di utilizzatori con esigenze diverse da quelle che normalmente sono le esigenze dell’utilizzatore informatico medio. Eldy è un software che si propone di facilitare l’utilizzo del PC agli over 55, con pulsanti grandi ed etichette chiare, vicine al modo di parlare di questo target di utilizzatori, e funzioni molto semplificate.

L’ultimo spunto di riflessione potremmo definirlo “internet contro il revisionismo”: si parla molto di revisionismo al giorno d’oggi, tanto che alcuni si permettono perfino di negare che sia mai esistito un olocausto (il presidente iraniano Ahmadinejad, tanto per dirne uno). E presto tutti quelli che le cose le hanno vissute sulla propria pelle non ci saranno più, siamo agli sgoccioli. Invece la rete può tenere traccia delle loro memorie praticamente per sempre. Le testimonianze dirette potrebbero essere raccolte (e devono ovviamente essere documentate in maniera scrupolosa) come monito futuro per il mondo, o comunque potrebbero non andare più perdute insieme alle persone che le tengono in testa.

Andrea Beggi e il cavo

Ieri Andrea ha creato un cavo UTP e io speravo che non funzionasse, per poter annunciare che “Andrea Beggi non sa fare un cavo”, invece funzionava benissimo e mentre scrivevo il post “Andrea Beggi sa fare un cavo” m’è finita la batteria.
Ovviamente stamattina megapreparativi per ZenaCamp, arrivo degli utenti, presentazione, tutto molto in fretta.
Ora tutti sono a mangiare, e siccome la rete ha retto, posso dirlo: “Andrea Beggi sa fare un cavo UTP” 😛

Parcheggiare allo ZenaCamp

Voi foresti che venite a Genova in automobile dovreste fermarvi un secondo a riflettere “mi conviene andare a Genova in automobile?” “non sarà meglio sentire chi a Genova ci abita, se mi conviene andare a Genova in automobile?”

Ebbene, VI DIFFIDO FORMALMENTE DAL VENIRE A GENOVA IN MACCHINA! 🙂

Però mettiamo che siate così pazzi da farlo ugualmente, eccovi una mappa preparata dal sottoscritto:
parcheggi allo zenacamp su google maps

Sottotitoli:
1) La via più economica, ma più distante, è arrivare dall’autostrada al casello di GENOVA EST. usciti dal casello tenersi sulla destra, dopo la galleria sempre sulla destra, immettersi nel rettilineo, passare un incrocio. Si è in Via Bobbio (e si è anche sulla riva destra di un torrente, il Bisagno). Quando sulla sinistra si scorge lo stadio (è arancione e molto grosso, non potete non notarlo) sulla sinistra ci sono anche dei parcheggi. Lasciate l’auto, tornate dal lato della strada che stavate percorrendo in macchina e prendete l’autobus 14 fino al capolinea, che guarda caso è a pochi metri da Palazzo Ducale.
(questi parcheggi sono indicati nella mappa con un’area VERDE)

1 bis) se proseguite per Via Bobbio, che poi diventa Via Canevari, andate sempre dritti e passate un tunnel, andate sempre dritti e vi lasciate dei giardini sulla destra e il Teatro della Corte sulla sinistra, andate sempre dritti all’incrocio poi girate a destra e ancora a destra vi trovate in Piazza della Vittoria. La riconoscete perché alle vostre spalle ci sono delle aiuole terrazzate che raffigurano le 3 caravelle di Colombo. SOTTO a quella piazza c’è un enorme parcheggio interrato. Uscendo cercate via XX Settembre, la percorrete tutta in salita e siete a Palazzo Ducale.
(questo parcheggio sulla mappa è indicato con la scritta PARKING DELLA VITTORIA)

2) La via meno economica è parcheggiare vicino al Camp. In questo caso uscire a GENOVA OVEST e tenersi sulla sinistra dopo il casello. Seguire le indicazioni per la SOPRAELEVATA, è una strada “panoramica” dalla quale si vede tutta Genova sulla sinistra e il mare e il terminal traghetti sulla destra. Non fatevi distrarre dal panorama e prendete la SECONDA uscita (seguite le indicazioni per “consiglio regionale della Liguria” e non sbaglierete). Vi ritroverete in un tunnel molto scuro. All’interno di questo tunnel esistono già una serie di parcheggi: alcuni sono riservati e altri sono disponibili ai foresti, penso mi scuserete se non mi ricordo a memoria esattamente quali. (nella mappa questi parcheggi sono indicati dal segnaposto PARKING SOTTERRANEO). Oppure percorrete tutto il tunnel (occhio alle curve insidiose!) e quando sbucate passate il semaforo e vi tenete sulla sinistra, passate un altro semaforo ma andate dritti e sulla destra, molto nascosto, troverete un parcheggio coperto interrato. Uscendo dal parcheggio è praticamente impossibile non arrivare a Palazzo Ducale, sebbene non sia direttamente visibile.
(questo parcheggio nella mappa è indicato con la scritta AUTOPARK PICCAPIETRA, ed è il più vicino al Camp)

2 bis) Se eravate troppo concentrati a non guardare il paesaggio e avete imbroccato la PRIMA uscita della sopraelevata, siete finiti in zona Expo/Acquario. Dalla discesa potete seguire le indicazioni per il cinema (Cineplex), oppure tornare indietro in direzione Acquario. In tutti questi casi parcheggi a pagamento ce ne sono a bizzeffe, ma siete moderatamente distanti da Palazzo Ducale; non tanto da dover prendere un autobus, ma nemmeno poco. Allora, in qualsiasi posto abbiate parcheggiato cercate l’Acquario e state spalle al mare e spalle all’Acquario: poco sotto la sopraelevata c’è un palazzo affrescato all’esterno. E’ Palazzo San Giorgio. DIETRO a Palazzo San Giorgio c’è una via pedonale molto larga (la riconoscete proprio perché è molto larga e in salita, gli altri sono budelli. Nella mappa è una riga rossa); è via San Lorenzo, in cima alla quale c’è Palazzo Ducale.
(questi parcheggi nella mappa sono indicati con un’area AZZURRA)

Fossi in me, io non mi perderei 😀

Placida direbbe “galòp” :)

Domani e giovedì sono nella bassa Francia, confidando nelle gomme e nella batteria.
Venerdì un altro impegno, poi di corsa a montare ZenaCamp.
Venerdì sera una cena.
Sabato mattina, prima che i foresti arrivino, altri preparativi per il Camp.
Sabato ZenaCamp.
Appena finiscono queste cose ho almeno altre 3 scadenze di lavori cui ho detto “si”. Per essere uno famoso per dire sempre NO, ultimamente dico SI un po’ troppo, e mi ritrovo nelle canne 🙂

Le trasmissioni saranno saltuarie e improgrammabili almeno fino a 2 maggio, ivi comprese email, telefono e instant messenger vari.

hardware transessuale

Il Mio C710, come vi dicevo qualche post fa, può essere usato come lettore mp3, come gestore di contatti, come visualizzatore di foto, come front-end bluetooth per telefonare mani al volante e come navigatore GPS. Però qualche simpatico burlone ha documentato un po’ di procedure per sbloccare il software e farlo diventare quel che a tutti gli effetti è: un palmare con Windows CE. Quindi volendo ci puoi installare quel che ti pare, anche un lettore divX e guardarci i film mentre guidi (giuro, anche se ovviamente lo sconsiglio 😀 )

Va da sè che ormai su un telefonino qualsiasi ci sono le funzioni più disparate, ivi compresa l’installazione di software di navigazione GPS e l’apertura di documenti word o pdf. Qualche telefonino riesce ad agganciare le reti WI-FI e ad usare client di Voice over IP per telefonare con Skype a basso costo (o gratis se la chiamata non è indirizzata a un telefono fisso).

Skype che d’altronde ha trasformato il nostro PC in un telefono, permettendoci di usare cuffia e microfono invece della cornetta. Che poi “cornetta”… ormai i telefoni cordless, come Aladino, sono sì cornette, ma hanno un bel display a colori e inviano gli SMS. La TV si guarda sul PC (Joost e Babelgum), sulla TV ci si gioca con la consolle (che si collega ad internet e fa girare Opera) e la consolle ha il WIFI (e se avesse il microfono funzionerebbe come un telefono).

Niente, volevo dire, su ispirazione di Caino (ultimamente grande fonte di spunti per i post) che alla fine qualsiasi cosa fa tutto tranne quasi quel che dovrebbe fare, e che se qualcuno tirasse fuori il device definitivo io lo comprerei. Ecco! 🙂

Comunicare la gravità

databaseMi serve una mano, e questo è un post tecnico. Se non sai cosa sia un database e la differenza che passa tra un campo testo e un campo data saltalo pure, io ti ho avvisato 🙂

Come ho scritto tempo addietro c’è un personaggio in ufficio che ha gestito un database abbastanza grosso usando campi varchar formattati per le date, invece di normali campi data; il problema minore, è noto, è che un campo testo accetta qualsiasi carattere, quindi anche un 39 Ottembraio 1568 o un 12/98-123, un campo data accetta solo date valide. Nonostante ci siano delle maschere di input per limitare i danni, un 31 febbraio è sempre possibile. L’altro problema è che non si possono usare le funzioni di manipolazione delle date, tipo “estrai il mese”, “formatta l’anno in questo modo” e il semplice “ordina le date”. No, bisogna scrivere decine di righe di codice per ricomporre le date in forma umana e poi lavorarci.

Ora, finché ero l’ultimo arrivato e non ci capivo niente potevo anche starmene (in fondo copiavo il codice degli altri, ma per i “miei” siti ci sono arrivato subito da solo, a usare i campi data, non è che ci voglia uno scienziato!), finché lo si usava in pochi anche; ma oggi il bubbone è scoppiato pesantemente, e io mi sono rotto di coprire questo scempio.

Tutto questo preambolo non perché mi serve una mano con la conversione, ma perché prima o poi qualcuno dovrà far capire ai miei superiori che in quel DB c’è un problema, un problema grosso! E siccome se dicessi “HEY! c’è un campo data formattato come testo” – cioè una frase che farebbe inorridire qualsiasi programmatore/db admin/esperto qualsiasi di informatica – i miei capi mi direbbero “e quindi?” con fare interrogativo, mi serve trovare un esempio per fargli capire a pieno la gravità della cosa. qualcosa che inizi con “è come se…“, meglio se non nel campo informatico.

Io è tutto il giorno che ci penso, ma non mi viene niente.

Saran contenti i tuoi vicini

…seguito a ruota dalla variante “poveri i tuoi vicini” o dalla più acuta “poverino, quindi come fai?” sono le 3 frasi che il batterista medio come me si sente rivolgere dal suo interlocutore quando si parla di allenarsi a casa per i pezzi.

“Quindi, come ti alleni?” un batterista ha 3 possibilità:
1) ha una batteria in una saletta vicino casa, oppure abita in una casa isolata e i parenti sono d’accordo con la sua passione, meglio se riescono a relegarlo in garage/soffita/cantina
2) ha una batteria muta, come me agli esordi: si tratta di una serie di pad che riproducono il rimbalzo corretto della bacchetta sulle pelli ma non il rumore, e per di più in genere sono pieghevoli. Tipo una cosa così (immagine tratta dal sito zecchini musica)

batteria muta

3) si allena ascoltando a ripetizione le canzoni, cercando di isolare le parti che lo interessano, di memorizzare i passaggi e tamburella con le dita sul tavolo e i piedi sul pavimento, all’infinito.

Io faccio parte di questa ultima categoria, la batteria vera e quella muta le ho vendute entrambe parecchi anni fa. Nonostante questo molti non credono che riesca a suonare semplicemente ascoltando i pezzi e ne sono lusingato: evidentemente è una qualche dote naturale 😀

Meno contenti sono invece i miei vicini prossimi (di scrivania principalmente, visto che sento i pezzi sul lavoro) quando “studio” canzoni come Train of Consequences dei Megadeth