Il paradosso di Alitalia.

Non volo spesso, non ne ho occasione; per lavoro praticamente mai, potendo fare tutto dal PC o via internet e per diletto personale nemmeno, essendo un motociclista 🙂

Ma quando mi capita son quasi sempre dolori: due estati fa tornando da Amsterdam sono incorso in un terribile turbinio di eventi e maltempo tale che atterrato a Fiumicino avevo già perso l’ultima coincidenza per Genova. Alitalia apre uno sportello, per TUTTI i passeggeri nella mia condizione (e non erano pochi, velo garantisco), e dopo alcune ore sistema tutti in qualche albergo nei dintorni, trasporto incluso. Il trasporto è stato grottesco, con decine di persone ferme ad un marciapiede in attesa di un pullman che non sarebbe arrivato mai. Requisito un pullman più o meno qualsiasi, l’albergo ci voleva rifiutare la camera, facendo invece tranquillamente alloggiare i passeggeri KLM atterrati col mio stesso aereo.

“Alitalia non ci paga” fu la giustificazione. Alla fine si riuscì ad avere una camera, tramite la parolina magica tutta italiana “carabinieri” e si andò a dormire a notte inoltrata.

Per andare a Palermo avevamo il double jump GOA-FCO e FCO-PMO, e idem al ritorno; di questo 4 voli, 3 sono PARTITI in ritardo, ma per fortuna avevo preso coincidenze con un lasso di tempo tale che mi hanno permesso di compensare. Ma a Palermo Alitalia ha pensato bene di smarrire il nostro bagaglio, recapitatoci in albergo soltanto a notte inoltrata.

[Ora facciamo un inciso, le regole del bagaglio smarrito: fai la coda, fai la denuncia, appena lo trovano te lo spediscono entro 6 ore. Nel frattempo? nel frattempo niente. tutto quello che compri entro le 24 ore dalla denuncia son cazzi tuoi, te lo paghi! quello che compri dopo le 24 ore te lo rimborsano… a metà del prezzo!
Quindi Alitalia mi perde la valigia, e mi nega la possibilità di rimediare ad un loro errore nel momento in cui è più probabile che ne abbia bisogno, ad esempio per lavarmi e cambiarmi le mutande. No, per loro devo rimanere puzzolente, e invece dopo 24 ore (quando cioè inizia a farsi più probabile il ritrovamento del bagaglio) posso comprarmi qualcosa. Ma devo pagarmene metà. Ma perché? io magari nemmeno la volevo quella maglia rossa marcia che sono costretto ad acquistare!!]

Qua finisce la mia esperienza con Alitalia. Affinché non si dica che il blogger si lamenta e basta, ho anche la soluzione: non prendere più velivoli Alitalia. In un mercato normale una massa di clienti insoddisfatti che abbandona un operatore genera a lungo andare il fallimento dell’azienda. Invece le gravi perdite di bilancio avute in questi anni sono state semplicemente ricoperte dal Governo con le nostre tasse. Come a dire “di riffa o di raffa, i tuoi soldi al Alitalia ci arrivano sempre”…

si dice arancini!

arancinichecchè ne dica Tony Siino, o l’intera città di Palermo, che abbiamo visitato nei 3 giorni scorsi, il resto della Sicilia è d’accordo con la mia dizione 🙂

Ma andiamo in ordine: Palermo è veramente bella come dicono, e da quel poco che l’ho potuta vedere la prima volta che ci misi piede, velocemente 5 o 6 anni fa, è in netto miglioramento; si vede che c’è del fermento, architettonico e culturale e intravedo ampi margini di miglioramento, se si avrà la costanza di procedere.
Il traffico è mortale. Non è tanto la quantità di veicoli, quanto il modo di guidare dei palermitani. Non ha tanto senso premere fino in fondo il pedale dell’acceleratore per fare 30 metri, se dopo c’è uno stop, ma tant’è…

Tony è stato davvero squisito a scarrozzarci un po’ nei dintorni che difficilmente avremmo potuto visitare altrimenti: andare in giro con un autoctono è sempre il modo migliore per farsi piegare le cose per come stanno e non per come le si vedono dal di fuori. Se poi l’autoctono è anche esperto di sociologia, la conversazione sarà di sicuro interesse. Grazie, se passi da queste parti sapremo sicuramente ricambiare.

L’altro amico che abbiamo visto in questa 3 giorni di relax non è palermitano, ma nel capoluogo siciliano sta vivendo la sua rinascita: fuggito a gambe levate dalla nebbiosa pianura piemontese ha tracciato una riga netta tra il prima e il dopo della sua vita. Ho sempre pensato che avesse una mentalità molto adatta per il sud dell’Italia (tra cui un culto dell’ospitalità smisurato e un senso dell’amicizia molto radicato), ma non pensavo avrebbe fatto così in fretta a “mimetizzarsi” tra la gente locale: vederlo sorridere abbronzato, in forma, e sentire i suoi racconti della vita siciliana a due e quattro ruote mi hanno scaldato il cuore molto più del sole che ha accompagnato (quasi molestato, essendo un Marzo caldo come un Giugno inoltrato) la nostra vacanza 🙂