arrivederci MaVi

sul banner creato da z-italia per scomparsa di Maria Vittoria c’è scritto “ciao Mary”. io avrei scritto “arrivederci Mary”. perchè oggi so, ma lo sapevo anche prima, che un giorno ci incontreremo e rimedieremo al fatto che non ti sei mai fatta vedere ai nostri incontri. So per certo che eri davvero quello che tutti noi abbiamo saputo attraverso altre persone e fatti. Al funerale di una persona che non è così speciale come te non va così tanta gente, non vengono persone da fuori città. non si rendono gli stessi omaggi che sono stati resi a te.

Eri una persona che UNIVA, che DONAVA. Anche il motociclismo unisce, anche il motociclismo dà. Anche il volontariato dà molto e unisce. E tu avevi in te tutti i frutti di queste cose.
Hai unito talmente tante persone, che ho passato un quarto d’ora a salutare amici ed ex-amici, a stupirmi della loro presenza e a dire “anche tu qui? ma come mai la conoscevi?”
stolto io a fare una domanda così stupida. conoscevi tante persone perchè tante persone volevi vicino, perchè a tanti avevi qualcosa da donare e perchè con tanti sei entrata subito in sintonia.

Ho visto tantissimi fiori. Ho visto tantissime offerte durante l’offertorio. Ho visto i volontari delle croci portare il tuo feretro, sventolare le bandiere, fare i picchetti d’onore e suonare le sirene fuori dalla Chiesa. ho visto centinaia di motociclisti con il casco in mano e le lacrime agli occhi. ho sentito il rumore sordo dei loro motori mentre arrivavano. Ho sentito parlare tua mamma e mi sono commosso. Ho visto tuo padre con la tua tuta e il tuo casco in mano, che li stringeva come si stringe qualcosa a cui si tiene, un ultimo legame con la passione di una figlia che non c’è più. Ho visto la tua moto parcheggiata di fronte alla Chiesa.

Voglio raccontarti una cosa, Mary. quando sono andato via, un signore in scooter mi ha fermato e mi ha chiesto: “cosa succede? perchè c’è questa ressa?” io gli ho risposto, laconico “un funerale”
lui mi ha detto “come mai c’è così tanta gente? era un personaggio importante?” “era una motociclista, una nostra amica” gli ho risposto.

non sono stato pronto; dovevo dirgli che “si, per tutte le persone che l’hanno consciuta, era un personaggio molto importante

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2 Comments

  1. paolo

    lavoravo, ma probabilmente non sarei venuto ugualmente.
    indipendentemente dal fatto che la conoscessi solo attraverso il virtuale. questo non c’entra.
    ho una dimensione privata del dolore, guardo attraverso la mia lente, non vorrei troppa ressa attorno e mi chiuderei in me stesso finche’ tutto non sia passato.
    pero’ fa riflettere lo spostamento di cosi’ tanta gente per dare l’ultimo saluto ad una persona.
    la mia non e’ affatto una critica a te e agli altri compagni di forum (e non) che hanno partecipato, solo un punto di vista differente, dipendera’ forse dal mio agnosticismo di fondo.
    ho apprezzato molto il tuo scritto, sincero e commosso, e quel che hai fatto a nome di Z- italia.

    ciao

  2. Davdesmo

    Mary la conoscevo appena, di persona l’avevo vista una sola volta, forse due.
    Ci univa un forum, piazza e bar virtuale dove si chiacchera di cazzate, con la leggerezza tipica delle chiacchere da bar.

    Fino a Lunedì scorso faceva parte di quell’alone di persone che ognuno di noi incontra saltuariamente nella propria vita, linee che si incrociano andando ognuna per i fatti suoi, sfiorandosi senza quasi toccarsi.

    Ma martedì la sua linea s’è spezzata.
    E la mia linea s’è attorcigliata attorno all’estremità della sua, come a volerla idealmente prolungare un po’.

    Sabato mattina c’era anche la mia linea, al suo funerale.
    Assieme alla mia tante altre, sconosciute eppure tutte assieme aggrovigliate per cercare tutti assieme di tenere ancora su la sua, di darle una direzione, un futuro.

    E quando siamo andati via sono andato ancora in giro, un lungo giro, nella pioggia e nella nebbia, nel grigiore assoluto macchiato qua e là dai colori rilucenti delle foglie d’autunno bagnate.

    Era il suo giro, era un modo per allungare ancora quella linea.
    Io giù nel grigio che la tiravo. Lei nel blu, che correva.

    Ciao Mary.

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